Questo portale non gestisce cookie di profilazione, ma utilizza cookie tecnici per autenticazioni, navigazione ed altre funzioni. Navigando, si accetta di ricevere cookie sul proprio dispositivo. Visualizza l'informativa estesa.
Data: 03/07/1998 - Ora: 14:10
Categoria:
Politica
Trovati a Brindisi un gruppo di profughi del
Kosovo: ventotto persone, tra
le quali dieci bambini sono sbarcati la notte scorsa sui
litorali salentini ed è stato rintracciato durante i
consueti controlli fatti dalle forze di polizia. Si tratta
di interi gruppi familiari che hanno tentato, portando con
sè poche cose, di fuggire ai disordini nel loro Paese. A loro,
informa la Questura, verrà notificato un decreto di espulsione
per cui dovranno lasciare il territorio italiano entro quindici
giorni. Oltre ai profughi del Kosovo, sei albanesi sono stati
scoperti su una spiaggia a poca distanza da Brindisi. Questi
ultimi clandestini saranno rimpatriati in giornata. A
conclusione di operazioni di polizia di frontiera, nel porto
di Brindisi sono stati respinti due albanesi e nello scalo di
Bari due loro connazionali e quattro slavi giunti da Bar
(Montenegro) che non avevano i requisiti previsti dalla legge
sull'ingresso degli extracomunitari in Italia. (FM)
I profughi del KosovoDopo aver svolto una missione di ricerca nella "Repubblica Federale di Jugoslavia", Amnesty International denuncia oggi il peggiorare della situazione dei diritti umani nella provincia del Kosovo. Aumentano il numero di civili, albanesi e serbi, che fanno fronte allo sfollamento, alla tortura e alla morte. Decine di migliaia di persone fuggono da attacchi deliberati e indiscriminati, da arresti arbitrari e rapimenti, dalla distruzione di case e altri gravi abusi. La popolazione civile albanese è stata colpita dall'artiglieria delle forze jugoslave (mortai e altre armi) ma anche l'Esercito di Liberazione del Kosovo ha compiuto attacchi deliberati e indiscriminati contro civili, sia albanesi che serbi. Dell'uso crudele della forza sono responsabili entrambe le parti del conflitto. Amnesty International ha raccolto testimonianze di persone la cui casa è stata bersagliata da colpi di arma da fuoco o di granate. "Alcuni hanno raccontato di aver tentato di contattare la polizia serba o l'Esercito di Liberazione del Kosovo per ricevere aiuto o arrestare le aggressioni, ma non hanno avuto alcuna protezione" informa Paul Miller, ricercatore sulla Repubblica Federale di Jugoslavia. In alcuni casi, la polizia serba ha reagito ad attacchi dell'Esercito di Liberazione del Kosovo, con azioni repressive in villaggi durante le quali non è stata compiuta alcuna distinzione tra le persone armate e coinvolte negli attacchi e gli abitanti civili.
L'azione di polizia più
dura è iniziata alla fine di maggio nei pressi di
Desani (nella parte occidentale della provincia
del Kosovo) e ha causato decine di migliaia di sfollati o
rifugiati. E' chiara l'intenzione delle autorità jugoslave
di liberare dagli appartenenti all'etnia albanese la zona
tra il confine e l'area centrale di Drenica. I villaggi sono
stati bombardati e i cecchini sparavano tanto ai civili
quanto ai membri dell'Esercito di Liberazione del Kosovo.
La polizia e l'esercito sono poi entrati nei villaggi
sostenendo di voler combattere contro l'Esercito di
Liberazione del Kosovo, ma hanno saccheggiato e incendiato
le case. Anche dopo la fuga dalla zona del conflitto, i
civili si sentono in pericolo.
"Nel Montenegro settentrionale, persone sfollate
dal Kosovo hanno dichiarato di temere l'esercito jugoslavo e
la polizia serba. Sei uomini ci hanno detto di essere stati
fortemente picchiati dai soldati mentre passavano il confine
con il Montenegro" racconta Paul Miller. La maggior parte
delle vittime appartiene all'etnia albanese, ma ancora non
è possibile quantificare gli uccisi e i dispersi. Nella zona
di Desani, le restrizioni di accesso alla zona e l'elevato
numero di persone sfollate impediscono per ora di valutare
la portata delle violazioni dei diritti umani. Gli sfollati e
i rifugiati stanno compiendo ogni sforzo per entrare in
contatto con familiari da cui sono stati costretti a
separarsi e che potrebbero figurare tra i dispersi o i
deceduti. Nell'attuale crisi, anche serbi stanno subendo
abusi dei diritti umani. Da aprile nella provincia risultano
più di trenta serbi dispersi e, in alcuni casi, erano stati
catturati dall'Esercito di Liberazione del Kosovo. Serbi
sfollati intervistati da Amnesty International, hanno
dichiarato di essere stati maltrattati e che le loro case
sono state colpite e successivamente messe a fuoco. Tra le
decine di appartenenti all'etnia albanese di cui si è persa
ogni traccia in altre parti del Kosovo, figurano persone
viste nelle mani della polizia. Al contempo si è appreso di
rapimenti di serbi da parte di appartenenti all'etnia
albanese armati. Pare che le due parti del conflitto
gestiscano centri di detenzione segreti. Amnesty
International sottolinea che l'attuale crisi dei diritti
umani nella provincia, segue ad oltre dieci anni di
soprusi impuniti nella regione. "La mancanza di una reale
riparazione per queste e altre violazioni dei diritti umani
nella provincia - dichiara Paul Miller - è una delle
tante cause responsabili del decesso di centinaia di
civili". "Le autorità serbe e jugoslave devono trasmettere
un messaggio chiaro a tutti i membri delle forze di
sicurezza e dell'ordine nella provincia del Kosovo:
attacchi deliberati e indiscriminati contro la popolazione
civile, arresti arbitrari e altre vìolazioni dei diritti
umani non saranno più tollerati in nessun caso.
I responsabili devono sapere che dovranno
rispondere in sede penale delle proprie azioni." "Anche
l'esercito di Liberazione del Kosovo deve assicurare che
tutte le forze sotto il proprio controllo agiscano nel
rispetto dei princìpi fondamentali del diritto umanitario,
enunciati dalle Convenzioni di Ginevra, che
proibiscono l'uccisione di coloro che non prendono parte
nelle ostilità e la cattura di ostaggi", aggiunge Paul
Miller.
Amnesty International si è inoltre appellata alla
comunità internazionale affinchè i profughi non vengano
rimpatriati a forza, ma che invece ricevano efficacemente e
durevole protezione.
Oltre a riferire sugli ultimi sviluppi, Amnesty
International ha lanciato una serie di rapporti mirati ad
offrire un attento monitoraggio dei disegni a lungo termine
di abusi nella provincia del Kosovo. I primi quattro
rapporti, lanciati oggi come "Parte A",
includono quanto documentato da una missione di Amnesty
International nella regione nella prima parte del 1998 e
coprono gli ulteriori sviluppi fino al mese di
giugno. Riportano anche indicazioni dettagliate
per la realizzazione da parte della comunità internazionale
di un programma efficace di monitoraggio dei diritti umani nella
provincia del Kosovo.
I rapporti "Parte B", che saranno lanciati nelle
prossime settimane, forniranno un'analisi dettagliata di
quanto rivelato oggi dall'organizzazione e di nuovi elementi
emersi durante missioni successive. "Quante sofferenze
intendono le parti in conflitto infliggere alle comunità
civili? Quando le autorità jugoslave e l'Esercito di
Liberazione del Kosovo decideranno di proteggere i diritti
umani?" sono i quesiti con cui Amnesty International
denuncia al mondo l'indifferenza e le colpe delle nazioni
iugoslave per il dramma che stanno vivendo le etnie serbe
e albanesi nel Kosovo .
Oggi le motovedette italiane che presidiano la più ampia frontiera europea, il tratto di Mediterraneo tra la Sicilia e la Tunisia, hanno bloccato uno sbarco di immigrati clandestini. A circa 15 miglia da Capo Ponente di Lampedusa una motovedetta della squadriglia navale della Guardia di Finanza ha intercettato e bloccato una motobarca con a bordo settanta immigrati di colore che stavano preparando uno sbarco clandestino. Tra l'altro la piccola imbarcazione, di undici metri, imbarcava acqua e rischiava di affondare. I settanta nordafricani, tutti uomini di nazionalità marocchina sono stati trainati in porto e in mattinata verranno imbarcarti sulla motonave ''Paolo Veronese'' con destinazione Porto Empedocle per le operazioni di rimpatrio. L'imbarcazione è stata posta sotto sequestro. Al momento non è ancora stato identificato il capo-barca nè si è riuscito a conoscere il porto di partenza della motobarca che risulta priva di numero di matricola.
Data: 10/01/2023
La Via Appia Regina Varium, candidata a Patrimonio Unesco
Data: 19/12/2022
Nuovo treno regionale Lecce-Bari in un'ora e ventitre minuti
Data: 24/11/2016
Referendum Costituzionale: Le ragioni per una scelta
Data: 25/11/2025
Regionali 2025 Puglia, il nuovo governatore è Antonio Decaro
Data: 25/09/2025
Blasi contrario al consigliere supplente
di Maria Nocera
Sede amministrativa:
Via 95° Rgt. Fanteria, 70
73100 Lecce
Tel. 0832 34 40 41
Fax 0832 34 02 28
info@sudnews.tv
Editore: ClioCom
Testata giornalistica
Reg. Tribunale di Lecce
31 Agosto 1995 n. 617
ClioCom © 2025
Clio S.r.l. Lecce
Tutti i diritti riservati