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Data: 30/04/2001 - Ora: 17:28
Categoria:
Politica
In particolare, dalla Commissione europea si chiedono: maggiore attenzione agli impegni economici che riguardano gli aiuti al reddito previsti per i semi oleosi e l’anticipazione al 2001 dello studio sull’impatto di Agenda 2000 sui semi oleosi (studio che la Commissione europea si è impegnata a fare nel 2002). Vengono sollecitati, inoltre, l'approfondimento congiunto sull’iniziativa francese di "Piano oleaginose" nell’ambito delle misure adottate per la crisi "mucca pazza"; e il rafforzamento delle attività di ricerca e di divulgazione. Dal governo, invece, si attende un sostegno economico e normativo ad un "progetto farine proteiche vegetali da oleaginose nazionali sicuramente non Ogm (geneticamente modificate)", per garantire maggiore rigore e contenere i costi; una forte promozione a sostegno dei semi oleosi non alimentari per accompagnare un progetto di sviluppo previsto peraltro dalla finanziaria 2001; la revisione del piano di regionalizzazione nazionale con l’annullamento della "resa specifica per il mais" e l’introduzione della "resa unica cereali" come parametro per il calcolo degli aiuti per tutte le colture, almeno in gran parte dei comprensori del nord Italia. Alle altre Regioni, invece si sollecita una scelta forte per favorire l’avvicendamento delle colture nell’ambito delle misure agroalimentari previste nei piani di sviluppo rurale, assicurando in tal modo la salvaguardia delle oleaginose. Questo soprattutto perché in alcuni comprensori (centro-sud Italia) i semi oleosi costituiscono la sola alternativa al frumento. "L’interesse per questo settore specifico - sostiene Marmo - nasce anche dalla considerazione che l’agricoltura ha il compito di garantire la sicurezza degli alimenti e di contribuire alla tutela delle risorse ambientali". Agenda 2000 ha previsto una drastica contrazione degli aiuti per le oleaginose e di conseguenza porterà i produttori agricoli europei ed italiani a privilegiare colture cereali. Si stima tra l’altro che, per quanto riguarda l’Italia, la produzione di oleaginose potrebbe subire una contrazione pari al 50% già a partire dal 2002. Riducendo la produzione dei semi oleosi nella Ue, Agenda 2000 porterebbe ad un ulteriore aumento dell’approvvigionamento di semi e farine vegetali dai paesi d’oltre oceano, nei quali le coltivazioni geneticamente modificate sono consentite. In tal senso è necessario per il consumatore la chiarezza della identificazione di Ogm . "Dal punto di vista agronomico-alimentare - ha continuato l’assessore Marmo - il ridimensionamento delle colture oleaginose comporterebbe una eccessiva semplificazione delle rotazioni, con evidenti ripercussioni sull’intero sistema delle colture, in termini di fertilità e di biodiversità degli agroecosistemi". Il deficit europeo di proteine vegetali potrebbe essere in parte ridotto attraverso la produzione interna sia di colture "oleaginose e proteaginose" sia di altre colture, quali i foraggi disidratati in genere e, in particolare l’erba medica. Il settore dei foraggi disidratati presenta le seguenti importanti caratteristiche: non è interessato dagli accordi di Blair House e da conseguenti limitazioni produttive e riguarda ben 11 paesi dell’Unione europea; i prodotti sono alimenti zootecnici naturali sani, realizzati attraverso una filiera corta, di facile 'tracciabilità' e attualmente non contenente organismi geneticamente modificati; i foraggi disidratati contengono la più elevata produzione per ettaro di proteine vegetali e l’aiuto per tonnellata di proteine è in assoluto il meno oneroso per l’Unione europea. "Il comparto - ha concluso Marmo - è un elemento importante della multifunzionalità dell’agricoltura europea per gli aspetti agronomici, sociali, e rurali ad esso legati".
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