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L'economia globale rischia la crisi

Data: 01/10/1998 - Ora: 10:19
Categoria: Economia

Per l'economia 'globale' il rischio di crisi è ormai generalizzato, così come è globale l'allarme che lancia il Fondo Monetario Internazionale (Fmi). La crescita quest'anno si fermerà al 2 per cento, più di un punto in meno del 3,1 per cento che il Fondo si aspettava solo quattro mesi fa. Ma la frenata maggiore ci sarà l'anno prossimo: l'economia mondiale si espanderà solo del 2,5 per cento contro una previsione del 3,7 per cento. E comunque su quanto succederà domina l'incertezza: si spera in un migliormento della congiuntura, ma il capo economista del Fmi Michael Mussa non si sente di escludere, se si incastreranno una serie di fattori negativi, il rischio di una ''recessione globale'', con la crescita ferma sotto l'1 per cento nel 1999. Il problema, spiega il Fmi, è che negli ultimi mesi la situazione dell'economia e della finanza internazionale è ''peggiorata notevolmente''. Così il 1999 potrebbe essere l'anno dell'inizio della ripresa, oppure segnare un nuovo peggioramento se invece della ripresa in Asia ci sarà un appesantimento della recessione, se la crisi si estenderà all'America Latina e se il rallentamento negli Usa e in Europa sarà più forte del previsto. (FM)

Uno scenario estremo, ma che al momento nessuno è in grado di escludere. In questo contesto 'Eurolandia' e Stati Uniti devono essere pronti a ridurre i tassi, un'operazione che la Fed di Alan Greenspan ha già avviato ieri. Nel World Economic Outlook che ha presentato oggi il Fmi non solo rivede al ribasso la stima della crescita fatta a maggio, ma mette nero su bianco che ''la probabilita' di un significativo miglioramento della situazione nel 1999 è diminuita, mentre è aumentato il rischio di un rallentamento più profondo, piu' diffuso e più prolungato''. E su quanto succederà nel breve periodo ''resta una considerevole incertezza''. E mentre per alcuni paesi, come Usa, Francia e Germania, la crescita per quest'anno è stata rivista al rialzo, il Fondo ha invece corretto al ribasso le previsioni per il 1999 per tutti i paesi del G7. Nello scenario ottimistico, nel '99 l'economia accelererà un pò al 2,5 per cento per migliorare ancora nel 2000. Questo presuppone un ritorno di fiducia dei mercati verso l'Asia e che il Giappone riesca a rilanciare l'economia e a riformare le banche. Così la crisi rientrerà nell'ordine e si rivelerà il quarto fenomeno di questo tipo degli ultimi 25 anni. L'euro partirà sostenuto dalla ripresa in Europa e per l'economia Usa ci sarà un atterraggio 'morbido' dopo la corsa degli ultimi anni. Ma questa previsione ha un rischio di errore nel senso che la realtà potrebbe rivelarsi ''significativamente peggiore''. Un rallentamento più grave può derivare da ''una moltitudine di rischi collegati, che rendono l'attuale situazione economica fragile in modo anormale''. Bisogna ''ristabilire la fiducia'', chiede il Fondo, che ha un compito anche per gli 11 paesi dell'euro e Stati Uniti: mettere in atto un ''moderato allentamento delle politiche monetarie'' per sostenere l'attività economica interna e contribuire a ristabilire la calma nei mercati finanziari. Un calo dei tassi gia' avviato dalla Fed, che Mussa ha 'benedetto' - anche se ha sottolineato che avrebbe preferito qualcosa di più ''aggressivo'' del quarto di punto deciso ieri - e definito ''iniziale''. E' stato, ha detto, il ''segnale giusto, che guarda avanti, al prossimo rallentamento dell'economia Usa''. I tassi poi caleranno in diversi paesi europei, tra cui l'Italia, in ogni caso da gennaio, con l'arrivo di quelli della Bce, intorno al 3,30-3,50%. Ma secondo il Fondo è possibile un calo ulteriore, cioé sotto questo livello al quale già si trovano i paesi del nucleo dell'euro, Germania, Francia e Benelux. Perche' ''l'assenza di pressioni sui prezzi nell'area dell'euro lascia spazio per un ulteriore allentamento dei tassi nel nucleo, se questo sarà reso necessario dal peggioramento della situazione esterna'', cioé' della crisi partita dall'Asia. Una strada sulla quale finora il presidente della Bundesbank Hans Tietmeyer non ha dato segni di volersi avviare, ma sulla quale forse sarà costretto a indirizzarsi Wim Duisenberg.

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