Prende il via la settimana dedicata dal Festival Salento Negroamaro della Provincia di Lecce all’antica strada romana costruita per connettere Roma a Costantinopoli
La comunità grika e le storie tra Italia e Albania, gli incontri e le musiche lungo la frontiera fra Grecia e Repubblica di Macedonia, gli ebrei sefarditi di Salonicco e la diaspora Curda, lo scambio forzato di popolazioni tra Grecia e Turchia, la salentinità. Salento Negroamaro, rassegna delle culture migranti della Provincia di Lecce, incrocia dal 13 al 20 luglio la via delle migrazioni, la via delle diaspore, la via della contaminazione, la via della multiculturalità.
La via Egnatia, l’antica strada romana costruita per connettere Roma a Costantinopoli (le Capitali dell’Impero Romano d’Occidente e d’Oriente) passando attraverso l’Italia meridionale, il Canale d’Otranto, l’Albania, la Macedonia e la Tracia, è infatti il simbolo dell’edizione 2005 di Salento Negroamaro.
Va in scena tra Cursi, Martignano, Sternatia e Otranto la tappa salentina del progetto ON Egnatia. A path of displaced memories, complessa e articolata elaborazione reticolare tra ricercatori e artisti, durante la quale saranno presentati i risultati ottenuti nelle diverse agenzie europee. Poi dal Salento si partirà con tutti gli artisti e i lavori elaborati per il progetto, realizzando una vera e propria Carovana lungo l’Egnatia per raggiungere Istanbul dove il progetto si concluderà, in autunno.
Egnatia è un progetto che intende promuovere la diversità culturale dell’Europa oltre ad incoraggiare il dialogo interculturale con i migranti e le minoranze culturali. Attraverso la narrazione e la conservazione del patrimonio culturale di luoghi frammentati e comunità disperse, il progetto intende promuovere un terreno comune d’incontro e di condivisione di valori ed esperienze culturali.
L’Egnazia sul canale di Otranto è un progetto di Osservatorio Nomade, Stalker, Roma - Oximoron, Atene - AAA, Parigi con ON/Salento (con Fluid Video Crew - Geco - Starter) in collaborazione con Unione Europea - Cultura 2000, Assessorato alla Cultura della Provincia di Lecce, Unione dei Comuni della Grecia Salentina, Istituto delle Culture del Mediterraneo, Comune di Martignano, Ecomuseo della Pietra Leccese, Comune di Cursi, Fondazione Adriano Olivetti.
Mercoledì 13 luglio alle ore alle ore 11,30 dal Porto di Gallipoli a bordo della Nave Mazzola si terrà la presentazione del progetto con la partecipazione di Giovanni Pellegrino Presidente della Provincia di Lecce e Bartolomeo Pietromarchi, segretario Generale della Fondazione Olivetti. Interverrà in collegamento telefonico il critico d’arte Achille Bonito Oliva.
Alle 12,30 la Nave salperà per la Circumnavigazione del Salento da Gallipoli a Otranto. A bordo un laboratorio viaggiante, una libera tessitura di interventi artistici da parte dei partecipanti al progetto tra i quali Aksinia Gioia, Raffaella Aprile, Mimmo Gianfreda, Redj Hasa, Maria Grazia Perrone e molti altri. Una nave multietnica e multiculturale che raggiungerà il porto di Otranto dove alle 22.30 si terrà una festa di benvenuto. Con alcuni autobus si tornerà infine a Gallipoli.
In questa settimana di luglio si terranno momenti di incontro, scambio, presentazione al pubblico e dislocazione sul territorio delle attività svolte. Teatro e centro del progetto saranno alcuni Comuni della Grecìa Salentina come Sternatia e Martignano ma soprattutto l’Ecomuseo di Cursi.
Dal 14 al 20 luglio dalle 20.00 alle 23.00 l’Ecomuseo ospiterà incontri/concerti/degustazioni. Dopo si partirà per i nightshots, videoproiezioni, concerti e performances organizzate in alcuni dei luoghi di memoria investiti dal progetto.
Sempre a Cursi sarà allestito il caffè Egnatia, un luogo per incontrarsi, discutere, ascoltare musica, assistere a concerti e proiezioni video, degustare cibi e bevande tradizionali seguendo il filo delle memorie e delle culture disperse lungo la Via Egnatia.
Questo progetto si esplica attraverso Laboratori artistici di memorie nei luoghi delle memorie rimosse, nelle metropoli europee e lungo il percorso della via Egnatia. A Roma nell’ex mattatorio tra rifugiati Curdi e comunità Rom Calderasha, nel porto di Napoli tra le navi sequestrate, a volte per anni, con equipaggi a bordo, a Parigi nel nascente centro culturale ceceno in una barca sulla Senna, ad Atene nel centro per rifugiati di Lavrio, così come lungo la strada, a Salonicco dove flebili sono le tracce della comunità Sefardita che ha animato la città per 450 anni fino al 1943, in Salento tra la comunità Grica, i vecchi e nuovi albanesi, ai confini profondi ma incerti tra Albania, Repubblica di Macedonia, Grecia e Turchia.
Questo progetto costituisce un tentativo di tracciare una narrazione condivisa delle memorie di sradicamento, dislocamento e accoglienza dell'altro, ricostruendo la continuità della Via Egnatia – luogo simbolico di culture dimenticate che stanno scomparendo e assieme asse dell’immigrazione clandestina – attraverso la realizzazione di un monumento transnazionale di memorie raccolte tra coloro che abitano o hanno percorso questa strada.
La via Appia Egnatia è un’antica strada romana costruita per connettere Roma a Costantinopoli – le Capitali dell’Impero Romano d’Occidente e d’Oriente – passando attraverso l’Italia meridionale, il Canale d’Otranto, l’Albania, la Macedonia e la Tracia. Nei secoli, fino ad oggi, questa strada è stata il teatro del drammatico sradicamento e della dislocazione di milioni di persone: Albanesi, Armeni, Bulgari, Greci, Ebrei, Slavi, Turchi, Curdi, Rom e Sinti, oltre che di altri gruppi di minoranze, rifugiati e immigrati che si sono spostati lungo questo percorso dai loro paesi d’origine verso l’Europa Occidentale.
L’Europa Occidentale è, infatti, la destinazione finale dei viaggi di queste donne e uomini, che portano con sé gli elementi fondanti della loro cultura, oltre ad un’esperienza di sradicamento e dislocazione. Ciascuno di loro ha una storia da narrare e una memoria da elaborare, ciascuno di loro è, per ciò, una parte importante dell’archivio contemporaneo della cultura europea.