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Kosovo/ La pace differita di 20 giorni

Data: 24/02/1999 - Ora: 14:57
Categoria: Politica

Al momento la pace in Kosovo è stata differita di almeno 20 giorni. L'impossibilità di raggiungere un accordo totale tra le parti, ma la speranza di concretizzare un piano di pace che soddisfi tutti, ha spinto ad organizzare una nuova conferenza  per la regione serba a maggioranza albanese (in Kosovo gli albanesi rappresentano il 90% della popolazione), che si svolgera' da lunedi' 15 marzo in Francia in una localita' ancora da stabilire. La decisione e' stata presa dopo che serbi e kosovari hanno accettato, ma non nella sua interezza, il piano di pace del Gruppo di contatto (Italia, Germania, Gran Bretagna, Francia, Russia e Stati Uniti). I rappresentanti delle due delegazioni sarebbero pronti a sottoscrivere l'accordo "entro due settimane". I delegati del gruppo di contatto (ministri degli Esteri dei  sei paesi organizzatori) sono convinti che in questi giorni tutti, serbi e kosovari, avranno il tempo di comprendere di aver fatto "un buon affare". Il negoziato, ha detto Vedrine, ministro degli Esteri francese e co-presidente della conferenza, e' stato ''prevedibilmente complicato e difficile'', ma e' stato raggiunto ''un consenso su una sostanziale autonomia per il Kosovo'', libere elezioni, indipendenza del giudiziario, diritti umani e sui ''principi essenziali'' di un'intesa politica essenziale. Ad Maiora. (GT/MN)

Per comprendere le ragioni della tragedia del Kosovo è necessario ripercorrere la storia dei Balcani. Il Kossovo aveva goduto nella Jugoslavia di Tito d'uno status di regione autonoma. Ma nell'89-'90, con l'eruzione nazionalistica della Serbia di Slobodan Milosevic, quello status gli fu tolto. Così, mentre l'etnia albanese perdeva i margini d'autonomia che avevano consentito per un trentennio di tenere sotto controllo le rivendicazioni nazionali, le massiccia presenza della polizia e dell'esercito serbi hanno assunto gli aspetti di una vera e propria occupazione militare. E' con la comparsa dell'Uck che il rapporto tra albanesi e serbi si è incrinato definitivamente portando al conflitto. E' dal 1981 che la provincia serba è luogo di rivolte, manifestazioni, atti terroristici che hanno portato alla morte di migliaia di persone.
MARZO 1981: gli studenti di origine albanese nel Kosovo danno vita a manifestazioni per una repubblica indipendente
28 MARZO 1989: il parlamento della Serbia approva all'unanimità una riforma della Costituzione che toglie alla regione del Kosovo le competenze su polizia, giustizia, difesa popolare, sicurezza di Stato e programmazione economica. Esplode subito la protesta degli albanesi del Kosovo.
GENNAIO-FEBBRAIO 1990: si accentuano le proteste. Le autorità impongono il coprifuoco e inviano nel Kosovo truppe, carri armati e aerei.
24 MAGGIO 1992: nelle elezioni 'clandestine' (non riconosciute da Belgrado), il professor Ibrahim Rugova viene eletto presidente della repubblica del Kosovo.
15 OTTOBRE 1992: per la prima volta dopo tre anni, le autorità serbe si incontrano con i leader della comunità albanese. 2 SETTEMBRE 1996: il presidente serbo Slobodan Milosevic raggiunge un accordo con Rugova sull'insegnamento della lingua albanese nel Kosovo. E' il primo atto pubblico con il quale Belgrado riconosce a Rugova il ruolo di rappresentante ufficiale della minoranza albanese.
16 GENNAIO 1997: il rettore dell'università di Pristina resta gravemente ferito per l'esplosione di un'autobomba. A fine mese con varie operazioni la polizia arresta decine di presunti terroristi dell'Esercito di liberazione del Kosovo (Elk).
28 FEBBRAIO-1 MARZO 1998: nei villaggi di Likosani e Cirez, nel Kosovo, in scontri tra polizia e manifestanti muoiono 16 persone. Migliaia di manifestanti scendono in piazza a Pristina per protestare contro la violenza della polizia. (CP)

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