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Kosovo/ La Nato pronta ad attaccare

Data: 09/06/1998 - Ora: 10:35
Categoria: Politica

Stop agli investimenti comunitari in Serbia. I Quindici condannano senza mezze misure la politica di Slobodan Milosevic nel Kosovo, che sembra "cominciare a costituire una nuova ondata di pulizia etnica"; battono la strada obbligata delle sanzioni economiche, ma non escludono misure più drastiche.
E in serata arriva l'annuncio da Washington: Clinton ripristina le sanzioni a Belgrado. (MN) La dichiarazione approvata dai ministri degli Esteri dell'Ue che si sono riuniti ieri a Lussemburgo (per l'Italia ha partecipato il sottosegretario Piero Fassino), afferma infatti che l'Europa è pronta "a fare pressione con altre misure contro Belgrado" se la Serbia continuerà a preferire la strada delle armi a quella del dialogo politico, e incoraggia la Nato a "considerare tutte le opzioni", compresa quella di un intervento armato sotto l'egida delle Nazioni Unite. "Questo è l'ultimo avviso" a Milosevic, commenta il ministro degli Esteri britannico Robin Cook, presidente di turno dell'Ue. E qualcosa si muove anche a Bruxelles, dove ha sede il quartier generale della Nato. Di fronte al deteriorarsi della situazione in Kosovo, si stanno accelerando le consultazioni tra gli Alleati: ieri si sono incontrati gli ambasciatori presso l'Organizzazione e giovedì si riuniranno i ministri della Difesa, ai quali verrà sottoposto un rapporto provvisorio (quello definitivo sarà pronto a fine giugno) preparato dalle autorità militari e che considera rischi ed effetti delle diverse opzioni d'intervento. Già in quella sede potrebbe essere presa qualche decisione: l'ipotesi più praticabile appare un dispiegamento di forze Nato sui confini tra Serbia, Albania e Macedonia con il duplice scopo di arginare il conflitto ed esercitare un deterrente su Belgrado.
La posizione presa ieri dai ministri degli Esteri europei segna un deciso passo avanti nella ricerca di misure più dure contro la Serbia. I resoconti di attacchi di artiglieria contro interi villaggi, l'incendio delle abitazioni - afferma la dichiarazione - "dimostra che Belgrado è impegnata in una campagna di violenza che va ben oltre quel che può essere legittimamente descritto come operazioni mirate anti-terrorismo". I Quindici chiedono "un blocco immediato di tutte le azioni violente e il ritiro delle forze di polizia speciali e dell'esercito" dalla regione, e ricordano che l'Unione è favorevole a "un'ampia autonomia" del Kosovo anche se non alla sua indipendenza. Assai significativo, in contrasto con le dichiarazioni sulla Serbia, appare anche il "caldo benvenuto" che gli stessi ministri dell'Ue danno alla vittoria elettorale del leader moderato Milo Djukanovic in Montenegro e la promessa che l'Europa penserà al più presto a "offrire ulteriore assistenza al Montenegro". Allo stesso modo il bando sugli investimenti, assieme al congelamento dei beni della Federazione jugoslava in Europa che era stato deciso a maggio ma non era ancora entrato in vigore, si applicherà soltanto alla Serbia e non al Montenegro.

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