
Stop agli investimenti comunitari in Serbia. I Quindici condannano senza mezze misure la politica di
Slobodan Milosevic nel Kosovo, che sembra "cominciare a costituire una nuova ondata di pulizia
etnica"; battono la strada obbligata delle sanzioni economiche, ma non escludono misure più drastiche.
E in serata arriva l'annuncio da Washington:
Clinton ripristina le sanzioni a Belgrado. (MN)
La dichiarazione approvata dai ministri degli Esteri dell'Ue che si sono riuniti ieri a Lussemburgo (per
l'Italia ha partecipato il sottosegretario Piero Fassino), afferma infatti che l'Europa è pronta "a fare
pressione con altre misure contro Belgrado" se la Serbia continuerà a preferire la strada delle armi a
quella del dialogo politico, e incoraggia la Nato a "considerare tutte le opzioni", compresa quella di un
intervento armato sotto l'egida delle Nazioni Unite. "Questo è l'ultimo avviso" a Milosevic, commenta il
ministro degli Esteri britannico Robin Cook, presidente di turno dell'Ue.
E qualcosa si muove anche a Bruxelles, dove ha sede il quartier generale della Nato. Di fronte al
deteriorarsi della situazione in Kosovo, si stanno accelerando le consultazioni tra gli Alleati: ieri si sono
incontrati gli ambasciatori presso l'Organizzazione e giovedì si riuniranno i ministri della Difesa, ai quali
verrà sottoposto un rapporto provvisorio (quello definitivo sarà pronto a fine giugno) preparato dalle
autorità militari e che considera rischi ed effetti delle diverse opzioni d'intervento. Già in quella sede
potrebbe essere presa qualche decisione: l'ipotesi più praticabile appare un dispiegamento di forze Nato
sui confini tra Serbia, Albania e Macedonia con il duplice scopo di arginare il conflitto ed esercitare un
deterrente su Belgrado.
La posizione presa ieri dai ministri degli Esteri europei segna un deciso passo avanti nella ricerca di
misure più dure contro la Serbia. I resoconti di attacchi di artiglieria contro interi villaggi, l'incendio
delle abitazioni - afferma la dichiarazione - "dimostra che Belgrado è impegnata in una campagna di
violenza che va ben oltre quel che può essere legittimamente descritto come operazioni mirate
anti-terrorismo". I Quindici chiedono "un blocco immediato di tutte le azioni violente e il ritiro delle
forze di polizia speciali e dell'esercito" dalla regione, e ricordano che l'Unione è favorevole a "un'ampia
autonomia" del Kosovo anche se non alla sua indipendenza. Assai significativo, in contrasto con le
dichiarazioni sulla Serbia, appare anche il "caldo benvenuto" che gli stessi ministri dell'Ue danno alla
vittoria elettorale del leader moderato Milo Djukanovic in Montenegro e la promessa che l'Europa
penserà al più presto a "offrire ulteriore assistenza al Montenegro". Allo stesso modo il bando sugli
investimenti, assieme al congelamento dei beni della Federazione jugoslava in Europa che era stato
deciso a maggio ma non era ancora entrato in vigore, si applicherà soltanto alla Serbia e non al
Montenegro.