Nei guai il giornalista che rivela gli atti
giudiziari. Serventi Longhi della
Federazione
Nazionale della Stampa Italiana dichiara in tal
proposito: "Si è superato ogni limite". La Commissione
giustizia della Camera, che porta avanti l'esame
della proposta di legge sul procedimento di fronte
al giudice unico, ha approvato, infatti, un emendamento
della maggioranza che modifica l'articolo 684 del codice
penale e dispone sanzioni più severe per la "pubblicazione
arbitraria di atti di un procedimento penale", fino alla
conclusione delle indagini preliminari. "Ritengo non
concepibile l'emendamento in questa formulazione, perché
il nostro ordinamento già prevede l'attenuazione della
pena, affidandola alla discrezionalità del giudice". (FM)
Vita meno facile per i giornalisti a caccia di "scoop" giudiziari, ma
anche per chi pubblica arbitrariamente gli atti di un procedimento penale
prima della chiusura delle indagini preliminari. In Commissione Giustizia
della Camera, dove va avanti l'esame della proposta di legge sul
procedimento di fronte al giudice unico, è passato infatti un emendamento
della maggioranza che modifica l'articolo 684 del codice penale e dispone
ammende più severe per la "pubblicazione arbitraria di atti di un
procedimento penale", fino alla conclusione delle indagini preliminari.
Recita l'emendamento presentato dal presidente della commissione, Giuliano
Pisadia (Partito della Rifondazione Comunista): "Chiunque, pubblica in
tutto o in parte, anche per riassunto o a guisa di informazione, atti o
documenti di procedimento penale, di cui sia vietata la pubblicazione, è
punito con l'arresto fino a trenta giorni e con l'ammenda non inferiore a
dieci milioni". Per il relatore del testo unico sul procedimento di fronte
al giudice unico, Piero Carotti (Ppi) "non si è inteso assolutamente ledere
il diritto-dovere di cronaca, né creare una cortina fumogena sui fatti di
interesse pubblico. La notizia può essere data, ma il
contenuto degli atti non può essere diffuso fino alla chiusura delle
indagini". Il 1 giugno in commissione, sono stati definiti
i primi dieci articoli della proposta di legge. Negativo,
invece, il parere del relatore Carotti sull'emendamento
del Polo che prevede la riduzione della pena di un
terzo ogni volta che l'imputato è incensurato, ha superato
i 65 anni d'età o gli si contestano reati non
gravi. "Ritengo non concepibile l'emendamento in questa
formulazione, perchè il nostro ordinamento già prevede
l'attenuazione della pena, affidandola alla discrezionalità
del giudice. Così deve essere. Se il giudice non avesse
discrezionalità, le sentenze potrebbero essere affidate
ad un computer. Non si può, tra l'altro, partire sempre
dal presupposto che il giudice è il nemico da
battere". Questo è quanto spiegato dal relatore del testo
unificato sul giudice unico, Carotti. "Da settori del
Parlamento nemici della libertà di stampa ci siamo
aspettati e ci aspetteremo di tutto". Lo ha detto Paolo
Serventi Longhi, segretario della FNSI, sull'approvazione
dell'emendamento Pisapia. Per Serventi però: "Con questo
provvedimento si supera ogni limite, il giornalista vìola
il segreto se qualcuno, negli uffici giudiziari, -soffia-
la notizia. Invece di colpire chi davvero reca danni alla
giustizia, forse perché ciò è materialmente impossibile, si
colpisce l'unico vero nemico delle istituzioni: il
giornalista che fa il suo mestiere di informare".