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Informazione/ Manette per gli "scoop"

Data: 05/06/1998 - Ora: 12:30
Categoria: Cultura

Nei guai il giornalista che rivela gli atti giudiziari. Serventi Longhi della Federazione Nazionale della Stampa Italiana dichiara in tal proposito: "Si è superato ogni limite". La Commissione giustizia della Camera, che porta avanti l'esame della proposta di legge sul procedimento di fronte al giudice unico, ha approvato, infatti, un emendamento della maggioranza che modifica l'articolo 684 del codice penale e dispone sanzioni più severe per la "pubblicazione arbitraria di atti di un procedimento penale", fino alla conclusione delle indagini preliminari. "Ritengo non concepibile l'emendamento in questa formulazione, perché il nostro ordinamento già prevede l'attenuazione della pena, affidandola alla discrezionalità del giudice". (FM)
Vita meno facile per i giornalisti a caccia di "scoop" giudiziari, ma anche per chi pubblica arbitrariamente gli atti di un procedimento penale prima della chiusura delle indagini preliminari. In Commissione Giustizia della Camera, dove va avanti l'esame della proposta di legge sul procedimento di fronte al giudice unico, è passato infatti un emendamento della maggioranza che modifica l'articolo 684 del codice penale e dispone ammende più severe per la "pubblicazione arbitraria di atti di un procedimento penale", fino alla conclusione delle indagini preliminari.
Recita l'emendamento presentato dal presidente della commissione, Giuliano Pisadia (Partito della Rifondazione Comunista): "Chiunque, pubblica in tutto o in parte, anche per riassunto o a guisa di informazione, atti o documenti di procedimento penale, di cui sia vietata la pubblicazione, è punito con l'arresto fino a trenta giorni e con l'ammenda non inferiore a dieci milioni". Per il relatore del testo unico sul procedimento di fronte al giudice unico, Piero Carotti (Ppi) "non si è inteso assolutamente ledere il diritto-dovere di cronaca, né creare una cortina fumogena sui fatti di interesse pubblico. La notizia può essere data, ma il contenuto degli atti non può essere diffuso fino alla chiusura delle indagini". Il 1 giugno in commissione, sono stati definiti i primi dieci articoli della proposta di legge. Negativo, invece, il parere del relatore Carotti sull'emendamento del Polo che prevede la riduzione della pena di un terzo ogni volta che l'imputato è incensurato, ha superato i 65 anni d'età o gli si contestano reati non gravi. "Ritengo non concepibile l'emendamento in questa formulazione, perchè il nostro ordinamento già prevede l'attenuazione della pena, affidandola alla discrezionalità del giudice. Così deve essere. Se il giudice non avesse discrezionalità, le sentenze potrebbero essere affidate ad un computer. Non si può, tra l'altro, partire sempre dal presupposto che il giudice è il nemico da battere". Questo è quanto spiegato dal relatore del testo unificato sul giudice unico, Carotti. "Da settori del Parlamento nemici della libertà di stampa ci siamo aspettati e ci aspetteremo di tutto". Lo ha detto Paolo Serventi Longhi, segretario della FNSI, sull'approvazione dell'emendamento Pisapia. Per Serventi però: "Con questo provvedimento si supera ogni limite, il giornalista vìola il segreto se qualcuno, negli uffici giudiziari, -soffia- la notizia. Invece di colpire chi davvero reca danni alla giustizia, forse perché ciò è materialmente impossibile, si colpisce l'unico vero nemico delle istituzioni: il giornalista che fa il suo mestiere di informare".

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