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Data: 03/08/1998 - Ora: 10:07
Categoria:
Economia
Meglio è andata nel terziario, che ha
fatturato il 6,5 per cento in più e aumentato gli investimenti del 4,9 per cento
registrando però una crescita del valore aggiunto pari solo allo 0,2 per cento.
A pagare il conto della contrazione di risorse destinate agli investimenti 6
stato soprattutto il Mezzogiorno e, a sorpresa, il ricco ed industrializzato
Nord-Est, dove il calo è stato rispettivamente dell'11,6 e dell'11,4 per cento.
Ma se le imprese italiane non credono nel Meridione e nel Nord-Est, segnali
positivi giungono invece dal Nord-Ovest, dove gli investimenti sono
aumentati del 4 per cento, e dal Centro Italia, dove il rialzo e' dello 0,6 per
cento.
Il risultato del settore produttivo nel suo complesso, industria e terziario, e'
stato comunque in calo nel biennio '96-97, soprattutto per le imprese tra i 100
e i 199 dipendenti, che hanno fatto registrare un saldo negativo pari al 4,4 per
cento. Ma dai dati contenuti nella ricerca sembrerebbe proprio che l'economia
italiana stia vivendo una fase di "stallo". L'assetto strutturale delle imprese
con 100 addetti, informa infatti l'Istat, e' rimasto sostanzialmente "immutato"
ed e' stato caratterizzato da un numero limitato di fusioni e scorpori, con variazioni contenute del numero degli addetti, -0,7 per
l'industria e solo un +0,1 per il terziario. E sono stati proprio gli investimenti mancati a penalizzare l'industria che, nonostante
l'andamento positivo della redditività, associato a una significativa riduzione dei tassi d'interesse, non ha fatto registrare "effetti
significativi" ma, ha fatto invece segnare una diminuzione del numero degli addetti. Ma in termini di risultato complessivo resta
comunque il settore industriale quello "trainante". A fronte di un aumento delle vendite pari a quello del terziario, infatti, si è
registrato per l'industria un aumento del valore aggiunto pari al 5,5 per cento, contro una crscita estremamente più ridotta - 0,2 per
cento - del terziario.
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