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Incontro tra letteratura, musica e multimedialità nel Castello di Otranto

Data: 25/08/2000 - Ora: 10:42
Categoria: Cultura

Immagini, suoni e poesie nella splendida cornice del Castello di Otranto, mercoledì 6 settembre ore 21.30 Incontro tra letteratura, musica e multimedialità per ripercorrere tre secoli di storia dei neri d'America.
Anna Gentile ha messo su uno spettacolo che interpreta in maniera originale testi tratti da grandi poeti afro-americani che hanno influenzato ed a loro volta sono stati influenzati da quella che è stata la musica jazz dagli anni '20 fino ad oggi.
Oltre alla voce recitante, della stessa Anna Gentile, lo spettacolo si avvale della presenza di musicisti come Fabrizio Bosso alla tromba, Mirko Signorile al piano, Poldo Sebastiani al basso elettrico, che eseguono pezzi classici del jazz e musiche originali di accompagnamento alla recitazione. Un'ulteriore novità, che arricchisce notevolmente lo spettacolo, è data dalla proiezione di immagini tratte da un ipertesto creato da Anna Gentile e gestite in tempo reale al computer da Ilenia Paladini. Dalla convergenza di questi elementi è risultato uno spettacolo di successo che è stato replicato in varie occasioni. (AG/MN)

Con la multimedialità che vede immagini, suoni e testi integrarsi in un unico strumento qual è il computer, è possibile sviluppare temi culturali e multidisciplinari che riescono a coinvolgere più sensi ed a convogliare emozioni. Con questo spettacolo, composto da poesie, da musica dal vivo, da immagini di un ipertesto multimediale dal quale emergono i testi delle poesie dei poeti afro-americani, le loro foto, i luoghi, i colori, le foto dei musicisti che ne sono stati gli interpreti principali, si vuole raccontare la storia e la cultura di un popolo che ha generato una musica che parte dai ritmi africani ed ispira ancora tutta la musica del mondo.
Così, in una ricerca d'incontro fra due culture diverse, quella corale e musicale del popolo nero díAmerica e quella informatica multimediale, nasce questo progetto. La forma s'ispira alla modalità della narrazione favolistica africana, quella di una cultura orale, tribale, nel tentativo di raccontare poesia, favole e musica recuperando un'africanità diffusa dai griot (cantori della tradizione orale) ed i talking drums (tamburi parlanti). Le poesie scelte sono state tradotte cercando di mantenere il suono onomatopeico del blues e del jazz nello spirito con cui sono state scritte, così che, l'attore ed il musicista solista, agendo in simbiosi dialettica, cercano insieme di sviluppare, con la voce recitante uno ed il suono dello strumento l'altro, una logica narrativa sui temi lirici creati dai poeti in un duetto dove parole e ritmi rimbalzano esaltandosi l'un l'altro.
Catapultati dall'Africa nera oltre-Atlantico, i neri d'America hanno conservato per secoli, in un ambiente ostile, uno slancio operativo ed un temperamento nero che ancora oggi si manifesta sorprendente negli spirituals, nei blues, nella tromba scintillante di Louis Armstrong, nel sassofono di Charlie Parker e nelle poesie di Langston Hughes. Da un'identità ferita e smarrita da una parte e da una ricerca d'affermazione dall'altra ha preso gradualmente e faticosamente forma una letteratura che, sebbene con le sue inquietudini, ha saputo trovare un'affascinante e palpitante dimensione polifonica.
Così, fra le note malinconiche del blues che raccontano della dura vita nelle piantagioni di cotone e della schiavitù si arriva al be bop, la musica nera degli anni '40, dove giovani musicisti (Parker, Gillespie, Monk, Roach ed altri) incominciarono a sentirsi artisti e non più semplici esecutori e, passando dal cool jazz che segna l'ingresso dei jazzisti della California e quel movimento della beat generation con Ferlinghetti, Ginsberg, Kerouac , si arriva al free jazz degli anni '60 che vede grandi interpreti in Coleman, Rollins ed altri

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