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Imprese/ Istat, cresce il terziario ma arretra l'industria

Data: 26/04/2000 - Ora: 10:08
Categoria: Economia

Cresce il terziario ma stenta l'industria, aumentano i gruppi di imprese ma si ritarda a mettersi al passo con l'euro e a informatizzarsi. E' la fotografia fatta dall'Istat al sistema delle imprese italiane. Dai dati del ''Censimento intermedio dell'industria e dei servizi'' (relativi al 1997, per cui e' stato censito un campione di oltre 400 mila imprese di varie dimensioni) che sono stati anticipati questa mattina a Roma dal direttore generale indagini dell'istituto statistico Enrico Giovannini (quelli definitivi arriveranno entro giugno), il sistema delle imprese italiano risulta ''affaticato'' nel comparto industriale dove, rispetto al 1996, si e' registrato un calo del numero delle imprese di 8.941 unita' (-0,9%); piu' dinamico, invece, il terziario che, nello stesso periodo, ha visto aumentare di 27.345 unita' (+1,1%) le imprese attive con incrementi piu' consistenti nel comparto dell'intermediazione monetaria (+8,8% e del cosiddetto terziario avanzato (+3,6%). Nel complesso, quindi, il numero delle imprese attive e' aumentato nel corso del 1997 di oltre 18.000 unita'. Un altro dato va evidenziato: quello che conferma come il 98% delle imprese italiane impiega meno di 20 addetti, l'1,4% tra 20 e 49, lo 0,5% tra 50 e 249 e lo 0,1% oltre i 250. Tende a modificarsi, anche se lentamente, la struttura delle imprese italiane. Globalizzazione e internazionalizzazione spingono le aziende ad aggregarsi: alla fine del 1997 la quota di imprese con almeno 20 addetti appartenenti a gruppi era pari a circa 10.000 (quasi il 15%, che occupa pero' il 46% degli addetti, circa 10 milioni di lavoratori). Ai gruppi aderiscono piu' che altro le grandi imprese, quelle con oltre 250 dipendenti (63,3%), e le medie (25,3%) mentre sono solo l'8,8% quelle con meno di 50 addetti. La tendenza al'aggregazione si registra soprattutto nel Nord-Ovest, dove il 55% delle imprese appartiene a gruppi e nel Centro, dove la percentuale e' del 47,7%, mentre sono molto meno nel Nord-Est e nel Mezzogiorno. Delle imprese consociate, circa due terzi hanno come capogruppo un'impresa italiana; quota che, in termini di addetti, tocca il 73%, mentre il 14,4% (sempre in termini di addetti) opera in imprese che appartengono a gruppi cotrollati da capogruppo dell'Ue, e il 4,8% fa capo a gruppi statunitensi. Le imprese italiane tardano ad adeguarsi all'euro. Nel 1999, il 71,6% di esse non aveva ancora deciso l'anno nel quale si sarebbe informato alla nuova normativa europea e solo lo 0,2%, nello stesso anno, aveva gia' cominciato a redigere la contabilita' in euro. Anche per quanto riguarda l'utilizzazione delle tecnologie informatiche le imprese dello Stivale fanno registrare ritardi significativi.
Nel corso del 1999, solo il 29,9% di queste fa ricorso ad attrezzature informatiche, con differenze sia per area geografica (sono di meno al Sud) che in base alla dimensione: di quelle con oltre 20 addetti, l'84,7% le usa, percentuale che si alza ancora col crescere del numero di addetti, arrivando a toccare il 98% per le imprese con oltre 250 dipendenti. Infine il dato su ricerca e sviluppo. (MN)

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