Cresce il terziario ma stenta l'industria, aumentano i gruppi di
imprese ma si ritarda a mettersi al passo con l'euro e a informatizzarsi. E' la fotografia
fatta dall'Istat al sistema delle imprese italiane. Dai dati del ''Censimento intermedio
dell'industria e dei servizi'' (relativi al 1997, per cui e' stato censito un campione di
oltre 400 mila imprese di varie dimensioni) che sono stati anticipati questa mattina a
Roma dal direttore generale indagini dell'istituto statistico Enrico Giovannini (quelli
definitivi arriveranno entro giugno), il sistema delle imprese italiano risulta ''affaticato''
nel comparto industriale dove, rispetto al 1996, si e' registrato un calo del numero
delle imprese di 8.941 unita' (-0,9%); piu' dinamico, invece, il terziario che, nello
stesso periodo, ha visto aumentare di 27.345 unita' (+1,1%) le imprese attive con
incrementi piu' consistenti nel comparto dell'intermediazione monetaria (+8,8% e del
cosiddetto terziario avanzato (+3,6%). Nel complesso, quindi, il numero delle
imprese attive e' aumentato nel corso del 1997 di oltre 18.000 unita'. Un altro dato va
evidenziato: quello che conferma come il 98% delle imprese italiane impiega meno di
20 addetti, l'1,4% tra 20 e 49, lo 0,5% tra 50 e 249 e lo 0,1% oltre i 250. Tende a
modificarsi, anche se lentamente, la struttura delle imprese italiane. Globalizzazione e
internazionalizzazione spingono le aziende ad aggregarsi: alla fine del 1997 la quota
di imprese con almeno 20 addetti appartenenti a gruppi era pari a circa 10.000 (quasi
il 15%, che occupa pero' il 46% degli addetti, circa 10 milioni di lavoratori). Ai gruppi
aderiscono piu' che altro le grandi imprese, quelle con oltre 250 dipendenti (63,3%),
e le medie (25,3%) mentre sono solo l'8,8% quelle con meno di 50 addetti. La
tendenza al'aggregazione si registra soprattutto nel Nord-Ovest, dove il 55% delle
imprese appartiene a gruppi e nel Centro, dove la percentuale e' del 47,7%, mentre
sono molto meno nel Nord-Est e nel Mezzogiorno. Delle imprese consociate, circa
due terzi hanno come capogruppo un'impresa italiana; quota che, in termini di
addetti, tocca il 73%, mentre il 14,4% (sempre in termini di addetti) opera in imprese
che appartengono a gruppi cotrollati da capogruppo dell'Ue, e il 4,8% fa capo a
gruppi statunitensi. Le imprese italiane tardano ad adeguarsi all'euro. Nel 1999, il
71,6% di esse non aveva ancora deciso l'anno nel quale si sarebbe informato alla
nuova normativa europea e solo lo 0,2%, nello stesso anno, aveva gia' cominciato a
redigere la contabilita' in euro. Anche per quanto riguarda l'utilizzazione delle
tecnologie informatiche le imprese dello Stivale fanno registrare ritardi significativi.
Nel corso del 1999, solo il 29,9% di queste fa ricorso ad attrezzature informatiche,
con differenze sia per area geografica (sono di meno al Sud) che in base alla
dimensione: di quelle con oltre 20 addetti, l'84,7% le usa, percentuale che si alza
ancora col crescere del numero di addetti, arrivando a toccare il 98% per le imprese
con oltre 250 dipendenti. Infine il dato su ricerca e sviluppo. (MN)