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Immigrati, troppo difficile l'accesso ai servizi bancari

Data: 18/12/2000 - Ora: 10:02
Categoria: Politica

Gli immigrati che vivono e lavorano in Italia non hanno facile accesso alle banche e solo cinque su cento si servono dei servizi bancari per inviare i loro risparmi nel Paese d'origine. E' quanto risulta dall'indagine condotta dall'associazione Lunaria che ha distribuito una serie di questionari ai funzionari di 56 istituti bancari a livello nazionale e di 275 agenzie territoriali di 7 citta' italiane (Milano, Roma, Bologna, Perugia, Napoli, Prato e Padova). Per l'apertura del libretto di deposito, a un italiano la banca richiede il semplice documento d'identita', a un immigrato puo' chiedere, a seconda dei casi, anche la presentazione della busta paga, il permesso di soggiorno, il certificato di residenza. (GDE)

Non solo, per quanto riguarda Bancomat e Carta di Credito, 7 direzioni generali su 12 hanno evidenziato che l'accesso a questi servizi viene assicurato alle stesse condizioni richieste ai cittadini italiani. Ma in realta' quasi tutte le banche concedono le carte agli immigrati solo dopo un lungo periodo di tempo (in alcuni casi addirittura 6 mesi) per verificare l'affidabilita' del richiedente, cosa che non accade per gli utenti italiani. Inoltre, quasi tutte le banche condizionano la concessione di bancomat e carte di credito al versamento automatico dello stipendio sul conto corrente. Cio' signifca - si legge nel Rapporto di Lunaria - che gli immigrati regolari inseritisi, pero', nel mercato del lavoro attraverso rapporti atipici, o come lavoratori in proprio, o anche in nero, non possono accedere a questi servizi. Un ''muro di gomma''contro il quale gli immigrati dichiarano di scontrarsi molto spesso. Tant'e' che anche per l'invio di denaro alle proprie famiglie nel Paese d'origine la stragrande maggioranza degli immigrati preferisce utilizzare canali non bancari. In particolare, 13 su 27 intervistati ricorrono agli amici, 3 usano i vaglia internazionali, 11 utilizzano le agenzie specializzate (molto costose ma che permettono di recapitare il denaro a destinazione entro 24 ore, anche a persone che non hanno un conto corrente) e solo 5 utilizzano la banca. Eppure, solo nel 1999, le rimesse degli immigrati hanno toccato la bella cifra di 988 miliardi di lire e Caritas e ILO stimano che sommando alle rimesse ufficiali quelle che passano per i canali informali, si raggiungano i 1.500 miliardi. Un flusso di denaro che e' raddoppiato nei soli ultimi quattro anni. Il discorso si fa ancora piu' difficile se si parla dell'accesso ai prestiti personali, spesso negati anche agli italiani. E' questo il servizio piu' difficilmente accessibile agli immigrati (solo 1 su 7 e' riuscito a ottenerlo ma dopo le garanzie presentate dal datore di lavoro italiano!) perche' richiede garanzie reali e personali che la maggior parte dei lavoratori stranieri non e' in grado di presentare.

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