Lavorano come dipendenti con regolari contratti, si iscrivono ai sindacati, mandano i figli a scuola, riescono sempre piu' spesso a ricongiungersi con le famiglie d'origine. Sono gli immigrati regolarmente presenti nel nostro Paese, un milione e duecentomila, fotografati dal Primo Rapporto riguardante la loro integrazione sociale stilato dalla Commissione istituita presso il Dipartimento degli Affari Sociali e illustrato a Roma, presenti i ministri Turco e Jervolino. Non e' tutto rose e fiori, anzi, dalla rilevazione emerge un quadro di ''luci ed ombre'', come ha sottolineato la presidente della Commissione, Giuliana Zincone. Negli ultimi anni sono aumentati i ricongiungimenti familiari, passati dai circa 92mila del '92 agli oltre 270mila della fine del '98. Aumentato anche il numero degli studenti stranieri nelle scuole, passati a circa 100mila nell'anno scolastico in corso contro i 13.669 del 1989. A questi dati, pero', si contrappongono quelli riguardanti la criminalita': la popolazione immigrata, infatti, rappresenta circa il 25% della popolazione carceraria e la percentuale supera il 50% nelle carceri minorili. Anche la maggiore frequenza della scuola non corrisponde a una completa integrazione. Secondo i dati del Rapporto, infatti, gli studenti stranieri sono piu' soggetti degli italiani a ritardi parziali e a bocciature: nella provincia di Vicenza, ad esempio, ben il 31% degli allievi stranieri della scuola elementare, il 66,7% nella media inferiore e il 71,4% nella media superiore e' in ritardo a scuola rispetto all'eta' anagrafica. (fonte Dipartimento Affari Sociali/MN)
E la pecentuale delle bocciature e' piu' alta rispetto ai colleghi italiani. Gli immigrati sono in gran parte fuori dai centri di prima accoglienza e si avviano verso sistemazioni abitative ''normali'', paragonabili a quelle medie degli italiani: una percentuale che oscilla fra il 60 e l'80 per cento trova una soluzione autonomamente sul mercato senza ricorrere a forme di assistenza pubblica. E tuttavia, e' stato sottolineato, ombre sono ancora presenti un po' in tutti gli aspetti della vita degli iummigrati. Resta ancora molto alta, circa il 30% la quota di lavoratori non in regola tra i titolari di permesso di soggiorno, c'e' il rischio di sfruttamento sul lavoro fino a casi estremi di riduzione in schiavitu', e spesso vengono loro chiesti affitti esosi per abitazioni fatiscenti e sovraffollate. Di qui, sottolinea il Rapporto, l'esigenza di mettere mano alla questione immigrazione agendo su due binari paralleli: da una parte, la garanzia dei diritti e un premio ai comportamenti legali, dall'altra misure severe di contenimento dell'immigrazione clandestina, pur mantendo ai clandestini il rispetto dei fondamentali diritti umani. Diritto di voto locale attivo e passivo, piu' facile accesso alla cittadinanza, ricongiungimento anche oltre i 18 anni d'eta' sono alcune delle proposte avanzate dalla Commissionne che raccomanda, pero', di trovare strade ''che rendano poco conveniente allo straniero la condizione di irregolare nel nostro Paese: combattendo, soprattutto il lavoro nero''