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Immigrati: arrivano in Italia e si ammalano

Data: 24/11/1998 - Ora: 10:43
Categoria: Politica

Le migrazioni sono fonte di stress e di pericoli per la salute, comportano una nuova organizzazione della vita con sradicamento dell'ambiente di origine e compromettono gli equilibri fisici e psichici. Ad affermarlo sono gli esperti del "Servizio di Medicina Preventiva delle Migrazioni" del San Gallicano di Roma che hanno condotto studi e ricerche sulla salute degli immigrati. Secondo gli esperti, appare ormai evidente che gli immigrati possiedono un patrimonion di salute sostanzialmente integro nel momento in cui decidono di partire e che diversa è, invece, la loro situazione in Italia. (FM)

Gli immigrati, soprattutto quando viaggiano in condizioni di clandestinità, affrontano veri e propri stress e mettono costantemente a rischio la propria vita. Generalmente, l'immigrato è una persona forte (il 79 per cento dei soggetti ha un'età inferiore ai quaranta anni), di cultura (il 47,8 per cento possiede un livello di istruzione secondaria e universitaria mentre il 18 per cento è laureato), parla correttamente oltre alla lingua madre (86 per cento), anche l'inglese, il francese, lo spagnolo o l'italiano.

Il patrimonio di salute dell'immigrato, se giunge integro all'arrivo, si dissolve però in tempi brevi (intervallo di benessere) per una serie di fattori di rischio: malattie presenti nel Paese ospite, disagio psicologico, mancanza di lavoro, assenza della famiglia, degrado abitativo. Questi fattori intervengono condizionando la salute degli immigrati. Il periodo di intervallo che trascorre dall'arrivo in Italia alla prima richiesta di intervento medico, negli ultimi quattro anni si è ridotta drasticamente ed è passata dai dieci-dodici mesi nel 1993-1994 ai tre-quattro mesi nel periodo 1995-1998. Nel periodo considerato si possono manifestare le malattie che sono definite del disagio o da degrado.

Il 52 per cento degli immigrati viene colpito da malattie dermatologiche, il 10,7 per cento da malattie respiratorie, il 9,2 per cento da malattie dell'apparato digerente, l'8,6 per cento da malattie ortopediche e traumatologiche, l'11 per cento da patologie infettive e il 4 per cento da disturbi neuro-psichiatrici. La patologia infettiva propriamenten detta, è aumentata negli ultimi due anni passando dal 7 per cento all'11 per cento. E' aumentata l'epatite virale e sono stati osservati diversi casi di lebbra che prima erano invece piuttosto rari.

Fra le malattie che colpiscono l'immigrato ci sono anche quelle della "povertà" come la scabbia, la tubercolosi, la pediculosi, infezioni virali e micotiche, malattie veneree.

Il viaggio dei clandestini che avviene sempre in condizioni disumane favorisce lo sviluppo di malattie dovute all'assenza di condizioni igieniche minime: essere stipati per trenta o quaranta giorni in trecento o quattrocento persone su carrette naviganti che possono ospitare al massimo ottanta o cento passeggeri, facilita il diffondersi di infezioni intestinali, polmonari, epatiche, cutanee. Una volta giunti in Italia, gli immigrati che si sono ammalati durante il viaggio, facilmente contraggono poi altre malattie a causa della predisposizione di un fisico notevolmente indebolito.

Fra gli immigrati che provengono dalle zone di guerra come Kurdistan, Sierra Leone, Kosovo, sono molto diffuse le sindromi psicosomatiche, ansioso-depressive. Per quanto riguarda l'incidenza dei casi di Aids conclamato in persone straniere, al 31 marzo 1998, il Registro Nazionale dell'Aids segnalava 1.695 casi: a differenza del soggetti italiani affetti da Aids che per il 65,7 per cento è rappresentato da tossicodipendenti, il gruppo più numeroso tra gli stranieri è quello omosessuale (38,2 per cento) seguito da quello eterosessuale (33,3 per cento). Per quanto riguarda in generale le malattie trasmesse per via sessuale, il 78 per cento dei casi è stato osservato negli uomini con età media intorno ai ventiquattro anni e per il 94 per cento fra gli eterosessuali. Il 61 per cento degli immigrati colpiti da malattie trasmesse con il sesso proviene dall'Africa nord-orientale, il 21 per cento dall'Europa dell'est, il 12 per cento è di origine centro-sudamericana.

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