''Progetti di protezione sociale''. Sono i 49 percorsi che potrebbero consentire a centinaia di donne e minori di rompere le catene della prostituzione e dello sfruttamento per intraprendere percorsi di denuncia, recupero e reinserimento sociale. Il Governo va avanti nella sua strada ed oggi annuncia di aver fatto partire i progetti, d'intesa stretta con associazioni di volontariato ed enti locali, che potranno contare su dieci miliardi l'anno. A prevedere i programmi di protezione sociale, presentati dai ministri Laura Balbo e Livia Turco e dal Procuratore nazionale antimafia Pierluigi Vigna, e' l'articolo 18 del Testo unico sull'immigrazione. Un fenomeno, quello delle nuove schiavitu', difficilmente quantificabile ma che certamente coinvolge anche in Italia parecchie migliaia di donne e minori. ''E' un fatto riconosciuto - ha affermato Vigna - che da quando la schiavitu' e' stata abolita sul pianeta si e' riscontrato il piu' alto numero di schiavi. Le organizzazioni che operaqno nel nostro paese per 'importare' donne e bambini sono per lo piu' gestite da stranieri che usano mezzi violenti per convincere le loro vittime''. Vigna ha ricordato il patto Usa-Italia che consentira' un piu' stretto collegamento tra governi e forze di polizia. Tra i progetti di reinserimento si prevedono la creazione di case-famiglia per l'ospitalita' e l'accoglienza di quanti decidono di lasciare la strada, corsi di orientamento lavorativo e formativo, borse di studio. Il ministro per le pari opportunita' Laura Balbo ha ricordato il lavoro svolto dal suo dicastero anche in campo informativo e i 16 miliardi e mezzo messi a disposizione per i programmi. ''Ma per sconfiggere davvero queste nuove ed odiose schiavitu' - ha detto la Balbo - occorre il coinvolgimento di tutta la societa' civile''. Concetto questo ripreso anche dal ministro Turco che ha parlato di ''fenomeno difficilissimo'' e dell'importanza di mettere ''in moto un processo che dia coraggio alle donne per denunciare i propri sfruttatori''. I progetti di protezione sociale prevedono tre livelli: il primo riguarda i contatti da prendere ''sulla strada'', il secondo la predisposizione di situazioni protette (oggi interessano circa mille persone) ed il terzo, riguarda la fase del reinserimento (fino ad oggi riuscito per circa 350 donne). (FM)