Il 30% delle ragazze straniere che si prostituiscono in Italia
sono partite dal paese d'origine sapendo di finire sulla strada. E' quanto risulta da
un'indagine svolta dal Censis su un campione di 100 operatori sociali nell'ambito del
programma sulla tratta e lo sfruttamento sessuale promosso con la Commissione
europea e i ministeri dell'Interno e della Giustizia. Secondo i dati raccolti, presentati a
Roma nel corso di un convegno meno del 15% delle ragazze straniere che si
prostituiscono in Italia sono state rapite nel paese di origine, Circa il 30% aveva gia'
previsto prima di venire nel nostro Paese l'eventualita' di prostituirsi, ma oltre la meta'
delle prostitute di strada vengono costrette o schiavizzate una volta giunte in Italia da
gruppi piu' o meno organizzati di sfruttatori (sia italiani che stranieri) e il controllo viene
assunto piu' spesso in Italia piuttosto che nel paese d'origine. Il 20% delle prostitute
sono minorenni e comunque la prostituzione giovanile fra i 17 e i 25 anni costituisce
la porzione piu' consistente dell'universo delle straniere che esercitano sulla strada.
Ma il problema della tratta degli esseri umani per sfruttarli non e' di facile soluzione
come e' stato ribadito oggi da numerosi operatori delle istituzioni intervenuti. ''Si tratta
come ha sottolineato Emanuele Marotta, dirigente dell'Europol - di un mercato dai
contorni difficilmente individuabili (basti pensare che nella stessa Unione Europea la
prostituzione viene considerata reato in alcuni paesi e vera e propria professione in
altri) che pero' smuove interessi economici quantificabili in centinaia di miliardi di euro
ogni anno. A fronte di rischi molto relativi per chi la mette in atto''. Di qui la richiesta da
parte delle polizie internazionali di cambiamento nella legislazione: ''Stop alle
condanne lievi e alle scarcerazioni facili di questi sfruttatori, via libera a pene piu'
severe, sanzioni, confisca di beni''. Ma soprattutto da piu' parti si sente l'esigenza di
avviare una capillare campagna informativa nei paesi d'origine di queste ragazze,
perche' sappiano a cosa vanno davvero incontro. ''Lo sfruttamento della
prostituzione e' entrato a pieno titolo fra gli obiettivi della criminalita' organizzata del
nostro Paese - ha detto il sottosegretario all'Interno, Alberto Maritati -, coincide e si
avvale di guerre e immigrazioni soprattutto nei Balcani''. Eppure le cifre dei reati,
citate dal collega di Maritati, Massimo Brutti, sono relativamente basse: ''Dall'84 al '90 -
ha detto il sottosegretario - si verificavano in media 1.000 reati connessi allo
sfruttamento della prostituzione e 1.300 erano le persone denunciate. Dal '91 in poi i
numeri hanno fatto registrare un'impennata e al '98 sono stati registrati 2.900 reati e
denunciate 3.900 persone''. ''Oggi - ha sottolineato Maritati - nei paesi dell'Occidente
oltre 500.000 donne vengono sfruttate sui marciapiedi. Perche'? Perche' esiste una
domanda. Perche' esiste un mercato. Chiediamoci piuttosto come mai nel 2000
esiste una tale domanda di sesso a pagamento!''. Secondo il sottosegretario
comunque un problema ''senz'altro spinoso, si potrebbe risolvere se davvero tutti i
paesi interessati decidessero dsi combattere sul serio lo sfruttamento della
prostituzione''. (MN)