Il 21 novembre 1999 è la data in cui le unità in servizio di vigilanza della Repubblica di Guinea Bissau hanno proceduto al fermo di due motopescherecci italiani:- M/p EXCALIBUR, matr. NA 1970, Tsl. 820,62
- M/p SALVATORE 1, matr. NA 1886, Tsl, 612,09, unità in proprietà ed armate dalla società ITALFISH s.r.l. di Martinsicuro, con l'accusa di aver violato le norme della "Legge Generale sulla Pesca".
Le Autorità guineane hanno contestato alle navi italiane una sanzione complessiva di Lit. 1.160.234.283, oltre alla confisca del pescato (valore circa Lit. 700.000.000) e delle attrezzature di pesca (valore circa Lit. 400.000.000). In sostanza, sarebbe addebitato ad entrambe le unità l'aver pescato e detenuto a bordo prodotti appartenenti alla specie "cefalopodi", avendo conseguito - in base all'accordo di pesca in vigore tra quel paese e l'UE - licenze di pesca finalizzate alla cattura di "crostacei".(AC)
Con nota del 25 novembre 1999, la Delegazione dell'Unione europea a Bissau poneva una serie di osservazioni amministrativo-giuridiche sulla vicenda, chiedendo la liberazione delle navi e degli equipaggi.
Successivamente il 29 novembre 1999, un altro comunicato della D.G. Pesca e Acquicoltura del Ministero delle Risorse Agricole e Forestali, indirizzata alla Commissione europea - DG XIV Pesca, e per conoscenza alla Rappresentanza diplomatica italiana presso la Commissione europea e alla Federpesca, riportava il punto di vista dell'Amministrazione italiana sulla vicenda.
Il sequestro è stato considerato "ambiguo e illegittimo", e si è chiesto altresì il rilascio delle navi e la revoca delle sanzioni comminate, tant'è che il 30 novembre 1999 la Delegazione dell'UE a Bissau, riconoscendo appieno la legittimità dell'operato delle navi italiane, chiedeva l'immediata liberazione delle stesse.
Anche il Presidente della Commissione pesca del Parlamento europeo, con propria lettera del 7 dicembre u.s. indirizzata al Commissario europeo Franz Fischler, sollecitava l'interessamento dello stesso Commissario per la soluzione del caso, sottolineando le condizioni "penose" in cui versano gli equipaggi delle due navi sequestrate.
Gli stessi armatori, con decisione autonoma, per cercare di porre rimedio proprio alle condizioni molto critiche in cui versano gli equipaggi, ed al fine di limitare l'entità del danno, promuovevano in data 10 dicembre 1999 un contenzioso innanzi alla Giustizia della Guinea Bissau, chiedendo la fissazione di una cauzione fideiussoria allo scopo di prestare idonea garanzia per il dissequestro delle navi, come previsto nell'accordo di pesca.
A tutt'oggi le navi - essendo stata prestata garanzia bancaria nella misura di Lit. 1.472milioni sin dal giorno 15/12 u.s. - risultano ancora in stato di sequestro nel porto di Bissau, con danni gravissimi per la salute e la sicurezza dell'equipaggio per la società Italfish.
Allo stesso modo, altre 9 navi da pesca italiane permangono inoperose in attesa che un intervento della Commissione europea, che valga a dirimere definitivamente la questione dell'interpretazione dell'accordo di pesca UE - Guinea Bissau, ponga le stesse nelle condizioni di riprendere la pesca, ponendo fine alla gravissima condizione di pregiudizio per gli armatori e per gli equipaggi delle stesse navi.
La Commissione europea non ha sinora ritenuto di esperire ulteriori interventi nei riguardi Il Governo della Guinea Bissau, cui continua a corrispondere le quote di compensazione finanziaria previste dall'accordo, di fatto violato ed inutilizzabile. (AC)