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Governo/ Industriali e sindacati, e ora provvedimenti eccezionali

Data: 22/10/1998 - Ora: 10:19
Categoria: Politica

"Vedremo cosa farà in concreto questo governo, inutile giudicare a priori - Tronchetti era stato il primo, un anno fa, a candidare premier D'Alema -. In una democrazia è normale che il leader del maggior partito vada a presiedere il governo". Ma, aggiunge, un Paese normale dovrebbe anche avere una classe dirigente capace di guardare avanti, al futuro, in grado di cogliere la globalizzazione come opportunità di cambiamento, rendere il sistema più flessibile, dettare regole certe. E allora, eccoli i suggerimenti di Tronchetti: "E' importante che ci sia stabilità e che attraverso la Finanziaria, l'azione di governo e le riforme istituzionali indispensabili, il nostro diventi infine un Paese normale". Mezzo gotha dell'industria è nella sala grande dell'Assolombarda. Tronchetti, Merloni, Fossa, Falck, insieme a Gian Maria Gros-Pietro dell'Iri, Claudio Demattè delle Fs, Chicco Testa dell'Enel, Silvio Scaglia di Omnitel e Renato Ruggero del Wtc che riesce persino a dimostrare come la globalizzazione "sia di sinistra" visto che, argomenta, "costringe a includere nei propri problemi anche quelli degli altri". (MN)

Fino alle 10 e 39 è tutto un discutere di crisi, flessibilità, innovazione, Euro e riforme. Alle 10 e 40 basta e avanza quell'annuncio del moderatore, "hanno fatto il governo", a imporre il silenzio tra i più distratti. Auci legge i nomi: "Vicepresidente Mattarella, esteri Dini, difesa Scognamiglio, tesoro Ciampi, finanze Visco, Bersani industria, lavoro Bassolino, trasporti Treu, giustizia Diliberto...". Brivido. "E alla Sanità?", chiede qualcuno.
"Confermata la Bindi". "Ah". Testa si mordicchia il pollice, Benito Benedini, presidente di Assolombarda, padrone di casa, se ne sta seduto in disparte vicino a Carlo Camerana, contento della conferma di Ciampi. Merloni chiede conferme: "All'Industria resta Bersani, giusto?". Fossa spera in Bassolino contro la disoccupazione ("Se non ci riesce lui che conosce bene i problemi del Sud...") e fa sapere d'aver già spedito a D'Alema un documento con le priorità secondo Confindustria: "Siamo in un momento eccezionale e bisogna mettere in atto, finanziaria a parte, strumenti eccezionali per combattere la disoccupazione e riformare il Welfare". In prima fila, invece, è tutto un ondeggiare di teste. Demattè, Testa e Gros-Pietro, quasi un summit degli uomini dell'impresa pubblica che chiacchierano fitto fitto tra loro, Gros-Pietro fa ampi cenni di consenso, Testa ascolta soddisfatto, Demattè si alza di scatto. "Testa era piuttosto preoccupato e invece Bersani resta all'Industria...", punzecchia Auci. Ma il presidente dell'Enel è già fuori, attaccato al telefonino nel tentativo di parlare con l'amica Melandri, neoministro di Beni culturali: "Chissà come farà con un bimbo di soli 20 giorni ma sono contento, molto contento per Giovanna". Poi si fa serio e detta alle agenzie il primo commento: "E' un governo di qualità" che in realtà è il secondo commento essendo stato, nel frattempo, battuto sul tempo da Demattè rapidissimo nell'augurare via agenzie a Treu, sostituto di Burlando ai Trasporti, "un buon lavoro a lui e anche a noi".
Atterra, così, in una tranquilla mattina di convegno milanese, il nuovo governo D'Alema tra gli imprenditori. Momenti memorabili. Il primo premier ex comunista sale al Quirinale per giurare e gli imprenditori non si strappano i capelli. Applausi.
Merloni mette in guardia sul tempo che stringe: "Vedo un '99 molto duro, più del '98, il governo deve stare attento ai problemi dell'economia". Falck, dopo la sorpresa Diliberto ("Non immaginavo un cambio tanto radicale"), si fa portavoce della soddisfazione generale per la conferma di Ciampi e Bersani: "Un po' meno per Visco alle Finanze", dice, ma non è polemica, si corregge subito: "Lasciamoli lavorare".

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