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Data: 10/07/1998 - Ora: 09:47
Categoria:
Cronaca
E questa fine ciclo non trova - continua il presidente del Censis - politiche adeguate in grado di sostenere le necessità dei giovani che si affacciano sul mondo del lavoro. Manca una strategia che incentivi la formazione professionale, le borse di studio e l'utilizzo dei fondi europei, spesso ignorati dai più. Dovevamo aspettarci - ha concluso De Rita - che il meccanismo del 'fai da te', una volta entrati in Europa, fosse inadeguato. Ma i processi sono tutti condizionati e vecchi, e quindi difficilmente cambiabili''. In campo occupazionale - si legge nel rapporto presentato -, la condizione dei giovani italiani è sensibilmente peggiore rispetto a quella degli altri paesi europei. Nel 1996, le donne disoccupate in Italia, di età compresa tra i 15 e i 24 anni, erano il 39,2% contro il 22,9% dell'Unione Europea, mentre per gli uomini il dato era del 30% contro il 22,9% della media europea. Ma i giovani registrano anche una maggiore difficoltà per l'inserimento nei percorsi scolastici e formativi, tanto che, fatta eccezione per i giovani che hanno 23 e 24 anni, il nostro tasso di scolarità è costantemente inferiore rispetto ai coetanei europei. In questo settore, appare senz'altro grave la diminuzione degli investimenti per l'istruzione che e' passata dal 10% del '90 all'8,9% del '96. Altro dato che emerge e' la forte dipendenza dal nucleo familiare, che tuttora rimane la fonte di reddito piu' importante per i giovani italiani di eta' compresa tra 15 e 24 anni, con una incidenza del 67,6% contro una media europea del 45%. Solo il 26,1% degli italiani, inoltre, puo' contare su una occupazione regolare, contro il 41,5% della media europea e solamente l'1,3% in Italia puo' fare affidamento su una borsa di studio, contro una media europea del 5,2%. Lo studio del Censis, pero' sfata un luogo comune che riguarda la presunta minore flessibilita' ed intraprendenza dei giovani italiani che è sostanzialmente allineata a quella dei giovani europei. Molto inferiore, invece, la disponibilità a seguire dei corsi di formazione professionale, segno di sfiducia nella possibilita' che questi possano avviare al mondo del lavoro. Lo farebbe solo il 5% contro una media del europea del 12,7% . ''In sostanza - è stato il commento unanime dei relatori - occorre attuare una strategia che porti allo sviluppo di nuove opportunità, creando organismi istituzionali che studiano programmi d'azione e che stimolano la partecipazione e la responsabilizzazione delle giovani generazioni, ma soprattutto puntare sulla formazione e sull'istruzione, ampliando la scolarità con l'obiettivo di portare almeno l'80% di giovani al diploma di istruzione secondaria superiore.
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