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Fondazioni, meno vincoli per vendere

Data: 14/05/1999 - Ora: 11:31
Categoria: Cronaca

Il nuovo testo del decreto di attuazione del provvedimento di riforma delle Fondazioni bancarie è pronto: sarà Giuliano Amato, successore di Carlo Azeglio Ciampi al Tesoro, a presentarlo oggi al Consiglio dei ministri. Si tratta da parte del governo del secondo e definitivo esame del decreto, che ha già ricevuto i pareri consultivi di Camera e Senato. Ciampi firmerà comunque come presidente della Repubblica il decreto all'atto della promulgazione. Con il via libera al decreto, che dovrà entrare in vigore entro il 22 maggio, scatteranno le regole destinate a dare la spinta decisiva alla privatizzazione del sistema del credito. (MN)

Si tratta dunque di una tappa importante: le Fondazioni - enti non profit di controllo delle Casse di Risparmio e di alcuni ex istituti di diritto pubblico - possono oggi contare su un patrimonio di circa 70 mila miliardi di lire che potranno essere impiegati, una volta attuata la riforma e quindi cedute le banche, nei settori dei beni culturali e ambientali, ricerca scientifica, istruzione, arte, sanità e assistenza. I tecnici del ministero di via XX Settembre, guidati dal sottosegretario Roberto Pinza, sono stati ieri al lavoro fino a tardi per dare gli ultimi ritocchi al decreto, dopo l'intesa raggiunta mercoledì sera a Palazzo Chigi tra i ministri interessati, fra i quali gli stessi Ciampi e Amato.
Oggi il Consiglio dei ministri potrà ovviamente apportare ulteriori modifiche, ma stando alla bozza del Tesoro il testo conserverà la struttura originaria e solo in pochi punti accoglierà i suggerimenti dati nei pareri di Camera e Senato. Così, come voleva Montecitorio, il divieto fatto alle Fondazioni di «finanziare imprese di qualsiasi natura» non riguarderà le cooperative che operano nei settori di utilità sociale. È stato poi riportato «nei limiti delle disposizioni del decreto» l'esercizio del potere di indirizzo dell'autorità di vigilanza, cioè il Tesoro, come chiedevano deputati e senatori. Saranno ritoccati anche i due punti «caldi», quelli che sono stati contestati da una larga parte delle fondazioni: la riorganizzazione degli organi societari delle Fondazioni-associazioni e l'obbligo di cedere il controllo della banca partecipata al termine dei sei anni (quattro con i benefici fiscali e due senza) concessi dalla legge. Quanto al primo punto però, stando alla bozza del Tesoro, i suggerimenti del Senato sono stati accolti solo parzialmente, tanto che il senatore Luigi Grillo (Forza Italia) ha espresso un giudizio critico: «Su questo aspetto il decreto sembra peggiorato».

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