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Data: 01/09/1998 - Ora: 10:21
Categoria:
Economia
Obiettivo della riforma e' quello di ancorare, a partire dal 2000, rendite ed estimi ai valori di mercato. La rivoluzione catastale, varata otto mesi fa dal Governo, ha visto la luce tra le polemiche: la Confedilizia, ad esempio, ha accusato il Governo di avere inventato la ''tassa sui muri''. Affermazione subito contestata dal ministero delle Finanze per il quale l'inserimento delle pareti esterne e dei muri interni nella superficie risponde al criterio del 'metro quadro commerciale' usato in tutte le operazioni di compravendita. E proprio per ancorare a valori reali le rendite catastali alla superficie della casa si dovra' aggiungere la meta' di quella di soffitte e cantine (il 25% se non comunicanti direttamente), il 30% di balconi e terrazze (il 10% per la parte oltre 25 metri quadri) e la meta' di box e posti macchina. Ma la principale novita' della riforma resta la scomparsa del 'vano catastale' e l'arrivo del metro quadro, che sara' alla base della revisione generale degli estimi catastali. Operazione che contribuira' anche alla lotta all'evasione perche' tutto il patrimonio immobiliare italiano sara' passato al setaccio. I Comuni avranno la possibilita' di ritoccare ogni anno gli estimi, ancorandoli appunto ai valori di mercato. I Comuni gestiranno un altro dei cardini della riforma, la suddivisione dei centri abitati in ''microzone'', aree omogenee dal punto di vista del pregio o meno degli immobili e della qualita' della vita. Le microzone determineranno il valore, cioe' la tariffa d'estimo, a metro quadro dell'immobile, insieme alla ''categoria'' , cioe', ad esempio, se si tratta di fabbricati residenziali, ville o villini o abitazioni tipiche. A questo si deve aggiungere un altro fattore, la ''classe'', assegnata in base al reddito dell'immobile, calcolato con un meccanismo che tiene conto della media del valore degli affitti e delle compravendite. La ''classe'' dipendera', oltre che dalle caratteristiche dell'immobile (compreso il piano a cui si trova), dalla ''qualita' urbana'' della microzona, cioe' il livello di infrastrutture e servizi, e dalla sua ''qualita' ambientale'', cioe' ''il livello di pregio o di degrado dei caratteri paesaggistici e naturalistici''. Il processo di aggiornamento delle tariffe d'estimo sara' continuo e il punto di partenza, secondo le norme approvate dal Consiglio dei ministri, saranno gli anni '96 e '97, caratterizzati da una ''sostanziale stabilita'''. Per calcolare la redditivita' delle ''microzone'' non si terra' conto delle case in equo canone, visto ''il progressivo esaurirsi'' della sua applicazione. Scopo della riforma e' arrivare ad un catasto piu' equo, che non penalizzi piu', ad esempio, una casa di periferia perche' piu' nuova rispetto ad una che si trova nel centro storico, come succede ora. Il tutto, dicono alle Finanze, senza aumentare la pressione fiscale complessiva sul 'mattone'. Gli estimi e la rendita catastale sono alla base della tassazione sulla casa e a individuare chi paghera' di piu' (o chi risparmiera') saranno i Comuni attraverso le microzone. Per abituarsi a convivere con il nuovo Catasto proprietari e inquilini hanno a disposizione poco meno di due anni. Dal primo gennaio del 2000 sparira' la vecchia suddivisione delle abitazioni in tre categorie (di lusso, civile ed economica) e bisognera' imparare a ragionare in base ai cinque nuovi raggruppamenti nei quali saranno suddivisi gli oltre 40 milioni di unita' immobiliari del Paese, per ognuna delle quali sara' definita una nuova rendita.
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