Approvato dal Consiglio dei ministri il 17 aprile scorso e ora definitivamente dalle Camere il Dpef, Documento di Programmazione Economico Finanziaria, con cui è definito il quadro del triennio 1999-2001. Nel documento si sancisce il proposito di ridurre l'indebitamento netto delle pubbliche amministrazioni dal 2,6 del 1998 all'1% del 2001, per raggiungere il pareggio di bilancio, come indicato dal Patto di stabilità e di crescita. (FM)Grazie al Documento di Programmazione Economico Finanziaria
il debito pubblico scenderà del 107% del Pil nel 2001 ed
entro la fine del 2003 sotto la soglia del 100%. Il tasso
di inflazione sarà stabile nel triennio all'1,5%. Il Dpef
si pone un obiettivo di aumento dell'occupazione dello
0,7% nel 1999, dello 0,9 nel 2000, dell'1% nel 2001. Per
la finanza pubblica, l'avanzo primario del bilancio si
manterrà a un livello del 5,5% nel triennio. L'avanzo
corrente avrà un andamento crescente: dai 10.400 miliardi
del 1998 ai 31.700 del 1999, fino ai 67.300 del 2001 pari
al 2,9% del Pil. La spesa per interessi scenderà dall'8% del
Pil del 1998 al 6,5% del Pil nel 2001. La spesa corrente al
netto degli interessi passerà dal 38,5% del Pil nel 1998 al
37,6 nel 2001. Sarà perseguita una riallocazione delle
risorse a favore degli investimenti: le spese in conto
capitale dovrebbero crescere in misura doppia rispetto
al tasso di crescita del Pil nominale. Gli interventi
addizionali a favore dello sviluppo ammontano a
circa 26.600 miliardi nel triennio e sono così ripartiti:
5.000 miliardi nelle politiche di sviluppo in alcuni settori
prioritari, 15.600 nelle politiche di sostegno agli
investimenti e nella ricostruzione delle zone terremotate,
6.000 miliardi nella riduzione della pressione fiscale. Per
conseguire la riduzione del rapporto indebitamento netto/Pil
nel triennio, gli interventi correttivi da attuare saranno
soprattutto per le spese correnti (9.500 nel 1999) e in
parte minore le entrate (4.000 nel 1999). A proposito delle
spese, la correzione degli andamenti tendenziali si
svilupperà con azioni di razionalizzazione nelle grandi
aziende di servizio pubblico; con formule di più stretta
cooperazione tra Stato, Regioni ed Enti Locali; con la
prosecuzione dell'opera di razionalizzazione e di recupero
di efficienza nelle amministrazioni pubbliche; con la
riconsiderazione dei criteri di accesso ai trattamenti
di agevolazioni. A proposito delle entrate, gli interventi
correttivi verteranno su voci diverse dalle entrate
tributarie perché infatti la manovra ha per obiettivo
la riduzione del prelievo. Il totale delle entrate tributarie e contributive in rapporto al Pil passerà dal 44,3% del 1997 al 42,4 nel 2001. All'interno di quest'obiettivo si collocherà la restituzione parziale del contributo straordinario per l'Europa istituito per l'anno 1997. Il ministro del Tesoro, Carlo Azeglio Ciampi, nella sua replica alla Camera sul Dpef, ha sintetizzato i risultati raggiunti dall'Italia: "l'Italia entra nell'euro in condizioni che consentono di confermare i risultati del '97 e prevedere un loro miglioramento". E di fronte a questi risultati rappresenta una garanzia istituzionale che lo sviluppo non verrà interrotto dal disordine dei conti pubblici". Ma il ministro evidenzia la necessità di realizzare le prossime finanziarie, non di quantità ma di qualità e, nel ribadire gli sforzi tesi a combattere la disoccupazione, ha sottolineato
"la relazione simbiotica tra rigore e sviluppo"
ricordando che l'Italia è in Europa e la ripresa
è iniziata. "Il tasso di disoccupazione dell'Europa ha
cominciato a decrescere ed è stato passato il punto di
svolta anche in Italia, dove l'occupazione ha iniziato
ad aumentare". Ciampi ha ricordato gli interventi per
lo sviluppo, pari a 26.500 miliardi, di cui 15.500
miliardi per le politiche di sostegno degli investimenti
e 6 mila dalla riduzione della pressione fiscale. Ciampi
ha spiegato una serie di dati del Dpef: il saldo primario
garantirà la stabilità nel triennio anche se si ridurrà
al 5,5% per il venir meno di entrate una tantum. C'è stata
poi una ulteriore riduzione della spesa per interessi. Una
penalizzazione che ha pesato per anni sull'onere per
interessi tende a scomparire (9,5% nel '97, 8% nel '98,
6,5% nel 2001)". Si ridurrà così il rapporto
indebitamento-pil e la pressione fiscale diminuirà
insieme al contenimento della crescita delle spese
correnti.