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Famiglia/ Cnel, mercato del lavoro la condiziona

Data: 10/07/1998 - Ora: 12:33
Categoria: Cronaca

Il modo in cui il mercato del lavoro condiziona le scelte di vita familiare, è stato analizzato nella prima giornata di studi sulle politiche della famiglia promossa dal CNEL, dal titolo ''Rigidita' di mercato e rapporti familiari''. Il seminario ha illustrato diversi studi di economisti italiani e stranieri sulla funzione della famiglia come ammortizzatore sociale, sulla crisi della nascite e sulle possibilita' delle madri di accedere al mercato del lavoro. (MN)

A proposito della crescita zero che si registra in Italia, secondo Giampiero Dalla Zuanna del Dipartimento di Scienze Demografiche dell'universita' ''La Sapienza'', ''I cambiamenti della societa' non stanno al passo con quelli che investono le coppie e gli individui e le coppie si difendono riducendo la fecondita'''. Addirittura, sostiene Dalla Zuanna, ''se la razionalita' economica dominasse le scelte di fecondita', nelle societa' a sviluppo avanzato solo i dementi metterebbero al mondo figli''. Questo perche', dice, si sono invertiti i flussi di ricchezza tra le generazioni e i genitori si ritrovano ad avere un saldo negativo tra cio' che hanno dato ai loro figli e cio' che ne hannno ricevuto in cambio. Eppure i figli si continuano a fare, ovviamente, per motivi non solamente economici ma sono questi a determinare molte ''pre-condizioni'' tra le piu' sentite in Italia perche' si possano mettere al mondo i figli: studi conclusi, lavoro stabile, casa di proprieta' e matrimonio celebrato. Tra le misure proposte dallo studio presentato al CNEL, c'e' la promozione di iniziative che consentano alle famiglie numerose, di avere figli di ''qualita''' pari a quella richiesta dal mercato del lavoro, con percorsi scolastici e formativi che selezionino prima e di piu' e che costino meno ai genitori con molti figli.
Nel corso del seminario del CNEL e' stata analizzata la funzione di ammortizzatore sociale che la famiglia italiana svolge. Secondo uno studio di Enrica Maria Belli, del Centro studi della Confindustria, presentato durante i lavori, nel nostro Paese ''La famiglia svolge una significativa funzione di sostegno al reddito di quei disoccupati, e sono la maggior parte, a cui lo Stato non pensa: ossia i giovani in cerca di primo impiego''. Questo e' dovuto al fatto che, a differenza di altri Paesi, da noi i giovani rimangono all'interno della famiglia dove il padre lavora ''grazie ad un mercato del lavoro che riduce il rischio di perdita di un impiego per un lavoratore gia' occupato, prolungando il periodo di attesa per chi cerca un primo impiego''. Questa situazione sarebbe uno degli elementi che consente alla societa' italiana di sopportare un tasso di dissoccupazione alto per un lungo periodo. Ma, secondo la Belli, se lo Stato ha delegato alla famiglia la funzione di ammortizzatore sociale ''non puo' venire meno al compito di offrire una moderna ed efficiente rete di assistenza a chi cerca lavoro''. La struttura del mercato del lavoro italiano sarebbe anche la causa del basso tasso di occupazione delle madri con figli piccoli. Dalla relazione di Daniela Del Boca, dell'Universita' degli Studi di Torino, e' emerso che ''e' soprattutto la carenza delle opportunita' di lavoro part-time ad influenzare negativamente la scelta di lavorare ed avere figli''. Promuovere politiche per la realizzazione di orari di lavoro diversificati e flessibili sarebbe, secondo la Del Boca, una prima risposta al basso tasso di partecipazione delle donne italiane al lavoro (44,5) rispetto ad altre nazioni europee (Francia 56,6, Gran Bretagna 65,1, Svezia 81,1 - dati OCDE). Altre misure importanti a sostegno del lavoro femminile, proposte nel seminario del CNEL, sono una maggiore flessibilita' dei servizi per i bambini e del sistema scolastico.

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