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Data: 20/11/1998 - Ora: 10:22
Categoria:
Economia
Ecco allora che diventano decisivi per entrambi i settori l'efficienza, la capacità di insediamento nel mercato e la politica
delle alleanze. Bernabè arriva in una società che ha consumato tanti partner insieme a tanti manager nello scorrere
implacabile degli ultimi mesi. Gli accordi preliminari con At&t, Cable & Wireless, Unisource e Ibm non sono approdati a nulla
di sostanzioso. E ora dove si indirizzerà la Telecom? E' certamente prematuro rispondere in modo definitivo e valutare la
possibilità di una riproposizione da parte di Bernabè del suo storico rapporto con l'inglese Bt, fra i primi gruppi stranieri ad
entrare in concorrenza in Italia con Telecom.
Una scelta si impone, a cominciare dall'individuazione dei compagni di strada per l'avventura nella piattaforma digitale, le
tecnologie per le trasmissioni tv via satellite e via cavo. Bernabè ha trovato a un buon punto di maturazione i colloqui con il
re della televisione Rupert Murdoch e la francese Tf1. Però il ministro delle comunicazioni Salvatore Cardinale spinge per
un patto con Rai, Wind (controllata dall'Enel) e Telepiù. Impossibile mettere tutti d'accordo.
Meno urgente appare per l'Eni invece l'esigenza di individuare dei partner, anche se le alleanze possono consentire un
miglior radicamento nei quattro angoli del pianeta. Rispetto alle telecocmunicazioni non serve nel settore energetico un
partner globale, ma possono essere più utili degli alleati scelti area per area per singoli affari: per esempio in Russia la
Gazprom con la quale l'Eni già opera insieme per la ricerca e l'estrazione dell'oro nero e del gas e di cui potrebbe diventare
nel tempo socio di minoranza.
Già dimagrita per opera di Bernabè per quanto riguarda il personale (sceso a 80 mila unità) l'Eni di Mincato punterà ad
accrescere l'efficienza con ulteriori risparmi: il taglio dei costi dovrebbe riguardare in misura minima il capitolo lavoro.
Facendo parte della squadra di Bernabè, è prevedibile che Mincato proseguirà la riorganizzazione consistita
nell'accentramento dell'attività nell'Eni con la scomparsa dell'Agip spa. La tendenza è la riduzione dei gradini gerarchici,
con l'avvicinamento delle leve di indirizzo al cuore del gruppo.
Più complicato invece il lavoro che attende Bernabè alla Telecom che non ha mai completato la riorganizzazione
conseguente a due diversi processi di fusione, quella fra Sip, Italcable e Azienda di Stato e quella realizzata lo scorso
anno con la Stet. Sin dalle settimane scorse si è delineata la discesa da 126 mila a 118 mila dipendenti, frutto di 14 mila
esuberi insieme a 6 mila assunzioni per corrispondere alle nuove esigenze. Sono numeri che Bernabè dovrà confermare,
ma anche qui il dimagrimento è inevitabile.
Il problema del personale per la Telecom è anche di diversa natura: un'azienda vissuta da due anni nell'instabilità deve
ritrovare un po' di orgoglio. Bernabè deve ridare delle motivazioni a tutto il gruppo. Fra l'altro proviene dall'Eni dove non è
infrequente trovare manager con all'occhiello il distintivo con il simbolo, il cane a sei zampe.
Avere dipendenti agguerriti è per entrambe le società fondamentale in questa fase di apertura della concorrenza: Bernabè
deve fare i conti con operatori come Infostrada o Wind, dopo Omnitel. Mincato deve prepararsi a liberalizzare il gas.
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