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Eni e telecom/ Due giganti sul mercato globale

Data: 20/11/1998 - Ora: 10:22
Categoria: Economia

Oggi non ci sono problemi di dimensioni né per la Telecom Italia né per l'Eni. Per una singolare simmetria, entrambe le società si trovano al sesto posto nelle rispettive classifiche mondiali di settore, quella dei gestori di telecomunicazioni e quella delle compagnie petrolifere. Due colossi, quindi, ma anche due gruppi proiettati a inseguire operatori con affari da capogiro. La sfida che Franco Bernabè (diventato amministratore delegato della Telecom lasciando l'Eni) e Vittorio Mincato (diventato amministratore delegato dell'Eni lasciando l'Enichem) devono affrontare parte proprio dalla competizione internazionale. In un mondo che si è sempre più rimpicciolito, essere sesti è sicuramente un vanto, ma comporta anche qualche fatica: i primi della classe corrono di slancio e non è agevole riuscire a tenere il loro passo nonostante la grande liquidità e i fantastici utili degli ultimi tempi: 5118 miliardi per l'Eni nel 1997 e 3448 per la Telecom. Fra i due settori, poi, c'è qualche differenza. Nelle telecomunicazioni, dietro i colossi scalpitano una marea di nani e di nuovi attori pronti a strappare affari e a occupare spazi grazie alla crescente apertura dei mercati alla concorrenza. Nel settore petrolifero il profilarsi dell'ulteriore discesa dei prezzi può mettere in difficoltà le piccole compagnie: sono quindi possibili fusioni, con acquisizioni da parte dei gruppi più forti che devono perciò stare con il naso al vento per fiutare le opportunità. (MN)

Ecco allora che diventano decisivi per entrambi i settori l'efficienza, la capacità di insediamento nel mercato e la politica delle alleanze. Bernabè arriva in una società che ha consumato tanti partner insieme a tanti manager nello scorrere implacabile degli ultimi mesi. Gli accordi preliminari con At&t, Cable & Wireless, Unisource e Ibm non sono approdati a nulla di sostanzioso. E ora dove si indirizzerà la Telecom? E' certamente prematuro rispondere in modo definitivo e valutare la possibilità di una riproposizione da parte di Bernabè del suo storico rapporto con l'inglese Bt, fra i primi gruppi stranieri ad entrare in concorrenza in Italia con Telecom.
Una scelta si impone, a cominciare dall'individuazione dei compagni di strada per l'avventura nella piattaforma digitale, le tecnologie per le trasmissioni tv via satellite e via cavo. Bernabè ha trovato a un buon punto di maturazione i colloqui con il re della televisione Rupert Murdoch e la francese Tf1. Però il ministro delle comunicazioni Salvatore Cardinale spinge per un patto con Rai, Wind (controllata dall'Enel) e Telepiù. Impossibile mettere tutti d'accordo.
Meno urgente appare per l'Eni invece l'esigenza di individuare dei partner, anche se le alleanze possono consentire un miglior radicamento nei quattro angoli del pianeta. Rispetto alle telecocmunicazioni non serve nel settore energetico un partner globale, ma possono essere più utili degli alleati scelti area per area per singoli affari: per esempio in Russia la Gazprom con la quale l'Eni già opera insieme per la ricerca e l'estrazione dell'oro nero e del gas e di cui potrebbe diventare nel tempo socio di minoranza.
Già dimagrita per opera di Bernabè per quanto riguarda il personale (sceso a 80 mila unità) l'Eni di Mincato punterà ad accrescere l'efficienza con ulteriori risparmi: il taglio dei costi dovrebbe riguardare in misura minima il capitolo lavoro.
Facendo parte della squadra di Bernabè, è prevedibile che Mincato proseguirà la riorganizzazione consistita nell'accentramento dell'attività nell'Eni con la scomparsa dell'Agip spa. La tendenza è la riduzione dei gradini gerarchici, con l'avvicinamento delle leve di indirizzo al cuore del gruppo.
Più complicato invece il lavoro che attende Bernabè alla Telecom che non ha mai completato la riorganizzazione conseguente a due diversi processi di fusione, quella fra Sip, Italcable e Azienda di Stato e quella realizzata lo scorso anno con la Stet. Sin dalle settimane scorse si è delineata la discesa da 126 mila a 118 mila dipendenti, frutto di 14 mila esuberi insieme a 6 mila assunzioni per corrispondere alle nuove esigenze. Sono numeri che Bernabè dovrà confermare, ma anche qui il dimagrimento è inevitabile.
Il problema del personale per la Telecom è anche di diversa natura: un'azienda vissuta da due anni nell'instabilità deve ritrovare un po' di orgoglio. Bernabè deve ridare delle motivazioni a tutto il gruppo. Fra l'altro proviene dall'Eni dove non è infrequente trovare manager con all'occhiello il distintivo con il simbolo, il cane a sei zampe.
Avere dipendenti agguerriti è per entrambe le società fondamentale in questa fase di apertura della concorrenza: Bernabè deve fare i conti con operatori come Infostrada o Wind, dopo Omnitel. Mincato deve prepararsi a liberalizzare il gas.

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