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Data: 17/11/1998 - Ora: 13:19
Categoria:
Economia
L'Autorità chiede infatti una maggiore apertura del mercato rispetto a quel 50 per cento indicato dalla bozza originaria di Bersani (e quindi una maggiore quota di centrali che l'Enel dovrà dismettere), non entra nel merito di chi debba essere il proprietario della rete ma sollecita che nel caso la proprietà sia affidata ad una società dell'Enel, questa sia ceduta al più presto sul mercato. E Bersani risponde all'Antitrust dicendosi soddisfatto del parere: annuncia che alcune osservazioni dell'autorità sarebbero già state inserite tra le 'correzioni' al decreto a cui stanno lavorando anche gli altri ministri competenti.
Un lavoro quello interministeriale che continuerà nei prossimi giorni, anche alla luce delle osservazioni dell'Antitrust, e che dovrebbe portare già all'inizio della prossima settimana - secondo qunato dichiarato da Bersani - alla presentazione del provvedimento al Conisglio dei Ministri. Una riunione del Governo che il Ministro dell'Industria ha chiesto sia 'ad hoc', per parlare cioé solo di liberalizzazione e nuovo assetto dell'Enel.
Nessuno si sbilancia sulla nuova versione della bozza e quindi neanche sulla proposta di mediazione lanciata ieri sera da Giuliano Amato (far uscire la proprietà della rete dall'Enel, trasferendola ad una società controllata dal Tesoro). Una proposta , quella del dottor Sottile, che però oggi è stata al centro di duri attacchi dei sindacati che hanno minacciato - nel caso l'Enel perdesse la rete - uno sciopero. Ma anche dal responsabile economico dei Ds, Lanfranco Turci.
Bersani ed il sottosegretario alla presidenza del Consiglio,
Franco Bassanini, intanto, gettano acqua sul fuoco in merito alle
ipotesi di divergenze all'interno dell'esecutivo sulla strada da
percorrere per varare la riforma: ''non c'è scontro - tiene a
sottolineare il minitro'', ''lavoriamo sulla base di una generale
condivisione sul testo prediposto dal Ministero dell'Industria'',
gli fa eco Bassanini.
Riassetto: Business da cinquantamila miliardi e ventinove milioni di utenti
Libertà di 'girare' il proprio contratto di fornitura
di elettricità al miglior offerente, avendo quindi la
possibilità di scegliere le tariffe più convenienti tra una
pluralità di 'venditori' e 'produttori'. E' questo l'obiettivo
finale della riforma del mercato elettrico, attraverso la
liberalizzazione e l'apertura alla concorrenza: un passaggio che
anche l'Italia, come i suoi partner comunitari, si appresta ad
affrontare, anche se non con poche polemiche e difficoltà.
Comprensibili, forse, visto che da smantellare c'è un sistema in
piedi da oltre trentacinque anni (è dal 1962 che l'Enel gestisce da
monopolista il mercato) e che vede in ballo numeri da capogiro. A
cominciare dal giro d'affari che ogni anno si aggira sui
cinquantamila
miliardi tra il fatturato dell'Enel e quello delle altre imprese
che partecipano al business. E che vede coinvolti oltre ventinove
milioni di utenti tra famiglie, attività commerciali e
artigianali, piccole o medie imprese e grande industria.
Il tutto a fronte di una richiesta di elettricità che, nel 1997, si è attestata a oltre duecentosettantunomila miliardi di chilowattora (una famiglia 'tipo' italiana ne consuma, in un anno, circa 2.500 kwh). Una domanda, quella elettrica italiana, soddisfatta (se si esclude la quota di import pari a trentanove miliardi di Kwh) da un parco centrali, per una potenza complessiva di oltre settantasettemila MegaWatt.
Il sistema di trasporto per 'recapitare' l'elettricità al contatore degli utenti è fatto di oltre un milione di chilometri di linee elettriche, quasi venticinque volte l'equatore, tra alta media e bassa tensione (cioé trasmissione e distribuzione insieme).
Uno scenario che vede ancora l'Enel in posizione dominante. Dei duecentocinquantuno miliardi di kwh prodotti nel 1997, il 74,4 per cento é uscito dalle centrali della 'Spa elettrica' che detiene impianti per cinquantaseimila Mw (su settantasettemila complessivi): oltre sessanta centrali termoelettriche (gas, olio combustibile e carbone) per una potenza di oltre trentaseimila Mw, oltre seicento centrali idroelettriche per oltre 16.000 Mw, 40 centrali geotermiche per 485 Mw ed una serie di impianti alimentati da fonti rinnovabili (eolico e fotovoltaico).
Il mercato italiano conta attualmente circa 22,5 milioni di famiglie, circa sei milioni di clienti con una potenza impegnata fino a 30 Kw, circa duecentomila compresi tra i 30 ed i 500 kw e novemila industrie (oltre 500 kw impegnati).
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