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Economia/ Occupazione, nuovi posti di lavoro nel Terzo settore

Data: 01/12/1998 - Ora: 12:48
Categoria: Economia

Nuova occupazione con il ''Terzo settore'': le imprese sociali e più in generale l'area del no-profit che oggi occupa seicentomila lavoratori, i due terzi dei quali dipendenti, nei prossimi due anni aumenteranno i posti di lavoro di centotrentaduemila unità. Cinquantaduemilasettecento posti saranno creati nel settore associsativo, che oggi retribuisce centottantamila addetti, duemilaseicento nell'area del volontariato (già oggi con novemila impiegati), ventiduemilasettecento nelle cooperative sociali aggiunti all'organico attuale di ottantunomila addetti, cinquantaquattromila in altri enti no-profit ai quattrocentoventimila di oggi. (FM)

Come è stato rilevato a Job Orienta, la manifestazione delle Acli e dell'Enaip svoltasi a Verona, il valore aggiunto del Terzo settore rappresenta (con riferimento al 1996) un ammontare di ventiduemilaottocento miliardi, pari all'1,63 per cento del Prodotto interno lordo, al 2,59 per cento del totale dei servizi e del 12,33 per cento dei servizi non destinabili alla vendita.

Una ricognizione-campione sulla realtà del Terzo settore è stata svolta dall'Iref, l'istituto di ricerche educative e formative, che ha ''indagato'' quattrocentocinquanta organizzazioni, con novemilaquattrocentottantotto persone retribuite, ventuno per ogni organizzazione. Circa i due terzi (64 per cento) hanno dichiarato che intendono aumentare la forza lavoro nel prossimo biennio, indicando un fabbisogno di milleduecentoventitré addetti, pari, quindi, ad un tasso di crescita del 25,5 per cento. Le figure richieste sono costituite per oltre la metà (54,2 per cento) da operatori dei servizi. In secondo luogo da ''responsabili delle risorse umane'' (16,6 per cento), quindi da unità di ''segreteria ed amministrazione'' (6,7 per cento), ''responsabili raccolta fondi'' (4,9 per cento), ''dirigenti-figure manageriali'' (3,5 per cento) e ''responsabili di relazioni esterne'' (3,4 per cento).

L'incremento occupazionale nel biennio riguarda i dipendenti a tempo pieno per il 25 per cento delle organizzazioni non profit prese in considerazione, i part-time per il 30 per cento, le collaborazioni coordinate e continuative per il 15% ed, infine, le prestazioni occasionali per il 24 per cento. I settori di maggiore sviluppo occupazionale sono, a giudizio delle organizzazioni del terzo settore del campione, i servizi socio-assistenziali (45 per cento), le attività produttive del terziario e quelle della ''formazione e ricreazione'' (14 per cento), i comparti ''educativo'', ''ambiente e cultura'', ''sanitario'' (rispettivamente 9 per cento, 8 per cento e 7 per cento), infine l'agricoltura (3 per cento). Il 40 per cento delle organizzazioni del terzo settore dichiara di avere comunque delle difficoltà nel reperimento di personale, specie delle figure professionali di qualifica media o bassa, per il 45 per cento nel settore dei servizi socio-assistenziali, per il 24% nel comparto delle attività produttive, per il 13 per cento in campo sanitario. Le difficoltà nel reperimento di figure a qualifica alta (dirigenti, personale specializzato, amministrazione, medici, pedagogisti, psicologi, sociologi) non superano mai il 6 per cento. I criteri di selezione della forza lavoro retribuita vedono al primo posto (58,4 per cento) la ''forte motivazione a lavorare nel terzo settore'', seguita dal ''titolo di studio adeguato al la mansione (39,4 per cento) e dalle ''condizioni specifiche del candidato'' (30,7 per cento). Le quattrocentocinquanta organizzazioni analizzate hanno servito 474,824 utenti nel corso dell'anno precedente alla rilevazione, con una media di millecinquantacinque utenze per organizzazione. Le retribuzioni medie dei lavoratori nelle organizzazioni del terzo settore sono di un milione e duecentonovemila lire mensili. La somma sale a un milione e quattrocentonovantatremila lire nel caso dei lavoratori a tempo pieno e scende a novecentocinquantatremila lire per quelli saltuari (collaborazioni esterne).
Come distribuzione territoriale, le organizzazioni non profit sono presenti per un terzo al Nord, il 12 per cento al Centro, per oltre la metà al Sud. Di recente costituzione, in quanto nate perr oltre un terzo negli anni '80 e per un altro terzo negli anni '90, le realtà non profit sono generalmente di dimensioni medio piccole. Oltre la metà, infatti, non ha più di dieci persone retribuite. Basate sull'apporto di volontari, oltre i due terzi dichiarano di avere qualche lavoratore volontario. Il capitale sociale ricade, nella stragrande maggioranza, nella classe ''fino a 2venti milioni''. Il patrimonio sociale è sotto i centomilioni, nella maggioranza delle imprese. Il bilancio di esercizio si aggira su una media di novecentoquindici milioni. Con andamento economico in crescita, la differenza tra bilancio dell'ultimo esercizio e quello medio degli ultimi cinque anni, è di segno positivo nel 58 per cento dei casi. Secondo Luigi Bobba, presidente delle Acli, che ha presentato e commentato questi dati a Verona, i risultati del rapporto Iref assestano un vero e proprio ''schiaffo'' a chi pensa al Terzo settore come ad una sorta di economia residuale con la quale soccorrere i poveri diocavoli di cui nessuno si occupa. Uno ''schiaffo'' - ha spiegato Bobba - anche per chi evidentwemente crede che il Terzo settore, a dispetto delle promesse, non meriti le attenzioni di un governo che pure dice di mettere al primo posto la questione dell'occupazione. Il riferimento è evidentemente a Massimo D'Alema, il quale - come ricorda Bobba - ha promesso di riprendere il discorso da dove lo aveva interrotto il suo predecessore, Romano Prodi, che il 18 aprile a Padova ha sottoscritto addirittura un Patto che impegnava il Governo a considerare l'area del non profit un interlocutore privilegiato per le future politiche sociali. ''Forse le seicentonovantamila persone occupate, gli altri ottocentomila volontari (che svolgono il lavoro di novantunomila impiegati a tempo pieno) e le altre 474.824 che hanno sperimentato i servizi offerti dalle oltre quattrocentocinquanta organizzazioni, secondo i dati del rapporto Iref, non sono abbastanza per far ''scomodare'' l'attuale governo? Speriamo - aggiunge Bobba - che questo ritardo sia solo dovuto allo scoppio della question e Ocaln, e che rapidamente D'Alema mantenga la promessa che le Acli avevano salutato con tanto entusiasmo''.

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