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Data: 28/10/1998 - Ora: 14:26
Categoria:
Economia
Si è poi calcolata la distribuzione effettiva delle imprese familiari, definite in base a queste caratteristiche: presenza nell'azienda, con ruoli diversi, di membri dello stesso nucleo familiare, legati da parentela, forte influenza reciproca tra bilancio familiare e bilancio aziendale, rapporto diretto tra proprietari e management da un lato e lavoratori esterni dall'altro, con un limitato ruolo delle organizzazioni di rappresentanza sindacale. Su un totale di quattro milioni settecentoventunomila aziende attive, circa il 55 per cento risponderebbe - dunque - a queste caratteristiche.
Le imprese familiari sono particolarmente diffuse nel settore agricolo (75,4 per cento delle imprese attive), ma anche tra i servizi pubblici, sociali e personali (il 66,4 per cento), legno e paglia (65,9 per cento) trasporti, magazzinaggio e comunicazione (57 per cento) e superano la metà delle imprese attive nei settori manifatturiero (52,7 per cento), alimentari, bevande e tabacco (53,1 per cento), tessili, confezioni, pellicce (56,8 per cento) cuoio, articoli da viaggio (50,9 per cento), produzione di metalli e leghe (52,1 per cento) macchine elettriche e ottiche (52,8 per cento) costruzioni (54,2 per cento).
Ma, nonostante questi dati confermino il preminente ruolo nello sviluppo economico e sociale del paese delle imprese familiari, non esistono studi sistematici di natura quantitativa in materia e manca un quadro normativo giuridico e di sostegno a queste imprese, che invece - spiega il dossier Cnel - rappresentano uno dei veri punti di forza nella competizione europea e mondiale. L'impresa familiare ha dunque una funzione strategica nello sviluppo socio economico nazionale ma presenta ancora alcuni fattori critici che si possono individuare nelle difficoltà di scambio del know-how, nei problemi di successione, nella mancanza di un credito agevolato, nella frammentazione, negli svantaggi che accanto ai vantaggi si accompagnano alle piccole dimensioni. Per esse è però possibile - sottolinea il Cnel - un salto di qualità se sapranno curare la formazione e l'aggiornamento professionale, entrare in rete utilizzando le tecnologie e le strutture esistenti, ricevere benefici fiscali - soprattutto per quanto riguarda le nuove imprese curate dai giovani.
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