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Economia/ Agnelli: l'Italia è in ritardo

Data: 06/09/1999 - Ora: 10:19
Categoria: Economia

"L'Italia deve recuperare il 9 per cento di competitività che ha perduto dal 1994 a oggi nei confronti dei suoi partner nell'Unione economica e monetaria, perché se l'attuale tendenza dovesse continuare nel prossimo futuro ad essere pregiudicate non sarebbero solo le prospettive della sua industria e dei suoi livelli occupazionali, ma tutto il sistema economico il cui divario di sviluppo rispetto al resto d'Europa diverrebbe incolmabile". Un allarme, questo lanciato da Giovanni Agnelli, ma anche un appello a rimboccarsi le maniche e a rimettersi in carreggiata con la piena consapevolezza di potercela fare come già dimostrato in occasione dell'ingresso nell' euro. Cominciando, naturalmente, dalle grandi riforme, prima fra tutte quella "che deve condurre alla formazione di maggioranze durevoli e non soggette in continuazione a rischi di sfaldamento e ribaltoni". (MN)

Un discorso da fine millennio e un messaggio da new deal: così è stato definito l'intervento del presidente d'onore della Fiat. E sicuramente si è trattato del pezzo forte dell'ultima giornata - quella di ieri - del workshop dello studio Ambrosetti davanti alla platea internazionale di Villa d' Este. Un discorso destinato ad agitare le acque in questa ripresa autunnale italiana già carica di tensioni e polemiche.
Qualcuno è stato tentato di leggere tra le righe una critica al governo ma l' intenzione dell'Avvocato non era questa e lo si è facilmente capito quando egli ha coinvolto tutti nella grande operazione di fine secolo tesa a cancellare quelle che ha definito le due anomalie italiane: una politica e una economica.
"La prima anomalia riguarda l'instabilità politica", ha esordito. "In nessun'altra democrazia europea il quadro politico appare frammentato come il nostro. Il numero dei partiti è addirittura aumentato rispetto ai tempi della proporzionale, rendendo gli schieramenti altamente vulnerabili alle minacce provenienti dal loro stesso interno". Come uscirne? "Non entro nel merito del sistema da attuare, dico soltanto che un paese per essere ben guidato deve disporre di un esecutivo in grado di governare per tutta una legislatura". Di qui l'urgenza della riforma. Da attuare entro quali tempi? "Credo che le grandi riforme istituzionali si potranno fare nella prossima legislatura", ha detto.

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