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Data: 24/02/1999 - Ora: 15:23
Categoria:
Economia
Sarebbe pertanto auspicabile concentrare l'intervento di sviluppo nelle aree in cui i bisogni sono maggiori ed urgenti''. Nel rapporto si ricorda l'esperienza della legge 488. Gli investimenti agevolati e la connessa occupazione prevista sono localizzati peril 43 per cento al Centro-Nord, e all'interno del Mezzogiorno tendono a concentrarsi nelle regioni di sviluppate.
Discorso analogo va
fatto per gli sgravi fiscali e contributivi. ''Essi saranno efficaci -
spiega il rapporto - solo se non estesi alle regioni del
Centro-Nord prossime al pieno impiego, dove la dinamica
salariale tenderebbe nel medio periodo a riprendersi lo spazio
lasciato dai minori oneri sociali, lasciando inalterato il costo del
lavoro''. Nel rapporto si punta il dito contro le ''rigidità del
mercato del lavoro'', che ostacolano lo sviluppo
dell'occupazione. Queste rigidità ''sono particolarmente gravi
in Italia rispetto all'Europa e nel Mezzogiorno rispetto all'Italia.
Nel confronto internazionale il nostro Paese è senz'altro tra
quelli che impongono maggiori lacci e laccioli, in termini di
protezione di occupati, limiti al licenziamento, eccesso di
pressione fiscale, consentendo al contrario un prococe
pensionamento, inadeguata variabilità salariale, insufficiente
mobilità territoriale, orari di lavoro poco flessibili, modesto
ricorso al part time''.
Le rigidità del mercato del lavoro si traducono, soprattutto nel Mezzogiorno, in una spinta allo sviluppo del lavoro nero. Nel rapporto si ricordano le valutazioni del sommerso italiano in sede di Comunità Europea, che sarebbero dell'ordine del 20-25 per cento del Pil, contro l'8-12 per cento del Regno Unito, il 6-10 per cento della Francia, il 4-6 per cento Mezzogiorno e combattere il lavoro nero, nel rapporto si sottolinea la necessità di agire sulla ''flessibilità organizzativa e salariale''. ''Nell'industria manifatturiera, quella più esposta alla concorrenza, produttività e costo del lavoro nel Sud sono ormai fuori linea. L'accettazione di un salario commisurato alla produttività - conclude il rapporto - riduce la distanza tra costo del lavoro di fatto, quello cioé realizzato nelle aziende che non rispettano i minimi e le regole contributive, e quello dei contratti aziendali''. Nel mercato produttivo già emergono segnali di flessibilità e di forme di impiego disegnate su misura per le esigenze produttive. Si diffondono i contratti atipici anche nel Sud, dove cresce anche la quota del part-time e dei lavori a termine. ''Occorre confermare questi indirizzi già in atto - spiega il rapporto - di varietà delle forme contrattuali, di flessibilità, di riequilibrio, ove opportuno, del peso relativo della contrattazione aziendale rispetto a quella nazionale''.
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