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Ecomafie/ Abusivismo al Sud

Data: 18/03/1999 - Ora: 17:09
Categoria: Politica

Sono Campania, Calabria e Sicilia le regioni italiane che nel corso del 1998 hanno fatto registrare il maggior numero di illeciti penali in campo ambientale. E' quanto denuncia Legambiente presentando a Roma il Rapporto Ecomafie 1999. ''Ancora una volta - sottolineano gli ambientalisti - i numeri confermano come l'attività della criminalità organizzata sia anche un forte fattore di degrado del territorio''. E sorprende la presenza della Toscana al quarto posto fra le regioni che hanno la maglia nera in materia di abusivismo ambientale. Nel 1998 sono stati accertati in Italia 30.957 illeciti penali in campo ambientale: un'aggressione che non ha paragone negli altri paesi industrializzati. (FM)

Il dato, spiegano gli ambientalisti, ''è sostanzialmente in linea con quanto registrato nel 1997, ma allo stesso tempo e' cresciuto in modo sensibile il numero dei sequestri effettuati, passato dai 3.491 del 1997 ai 4.443 dello scorso anno con una percentuale di aumento del 26%''. L'abusivismo edilizio, il ciclo dei rifiuti, il racket degli animali, ma anche i traffici internazionali di rifiuti e materiali pericolosi, l'export di rifiuti radioattivi verso i Paesi del terzo mondo: la situazione fotografata da Legambiente è complessa e la criminalità organizzata tiene ben salde le redini del business. In particolare ''sia l'abusivismo edilizio che i fenomeni di criminalità ambientale connessi ai due cicli tradizionali dell'ecomafia, cemento e rifiuti, hanno soprattutto nel Mezzogiorno un carattere endemico: sono, insomma, lo zoccolo duro dell'illegalità più complessiva''. Ed e' nelle quattro regioni a tradizionale presenza mafiosa (Campania, Puglia, Calabria e Sicilia) che si concentra quasi la metà ( 13.031) delle infrazioni ambientali accertate dalle forze dell'ordine con 4.416 persone denunciate e 2.118 sequestri effettuati.

Come è nelle stesse regioni il dato più significativo di abusivismo edilizio con oltre il 60% delle nuove costruzioni realizzate illegalmente in Italia. Secondo le stime elaborate da Legambiente e dal Cresme (l'Istituto di ricerca nel settore delle costruzioni), nel solo 1998 sono state realizzate nel nostro Paese venticinquemila nuove costruzioni abusive per una superficie di oltre 3,5 milioni di metri quadri e un valore di mercato stimato superiore ai 3mila miliardi di lire. E nel quinquennio 1994-98 sono state realizzate in Italia 232mila costruzioni abusive per una superficie complessiva di 32,5 milioni di metri quadrati. ''Il valore immobiliare di questa colata di cemento abusivo e' pari a oltre ventinovemila miliardi di lire e l'evasione fiscale connessa al nuovo abusivismo ammonta a 6.770 miliardi. Il 76,3% delle costruzioni illegali si concentra al sud e nelle isole, contro il 14% del nord e il 9,7% del centro. La leadership spetta alla Campania (19,8%), seguita dalla Sicilia (18,2%), dalla Puglia (12,8%) e dalla Calabria con l'8,8%. Ma, ammoniscono gli ambientalisti: ''Il controllo del circuito del cemento, fin troppo chiaro per quanto riguarda l'abusivismo edilizio e le speculazioni immobiliari, si estende anche all'indotto, in particolare alle attività estrattive alla movimentazione della terra, alla produzione e alla vendita di calcestruzzo''.

Situazione ''seria'' anche nel settore rifiuti, definito nel dossier Legambiente ''far-west''. secondo i dati raccolti il grande interesse della criminalità organizzata nella filiera dei rifiuti parte ''a livello alto'', investe direttamente, cioé, la gestione degli appalti per lo smaltimento di rifiuti di grandi gruppi industriali o per la costruzione di impianti di smaltimento o di recupero. Inoltre, una recente ricerca di Legambiente e Fse-Assoambiente ha evidenziato che la quantità di rifiuti speciali smaltita nel 1996 è superiore di quasi il 10 per cento rispetto alla produzione dichiarata; al contrario, la quantità di rifiuti pericolosi smaltiti è i nferiore dell'8,4 per cento circa alla produzione dichiarata. Insomma, secondo gli ambientalisti ''scompaiono nel nulla circa 1.800.000 tonnellate di rifuti pericolosi ogni anno''. Valutando un costo medio di smaltimento di 1.200 lire al chilo, si ottiene un fatturato illegare di oltre 2.168 miliardi, con un'evasione fiscale stimabile in 433 miliardi l'anno.

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