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Data: 11/11/1998 - Ora: 09:40
Categoria:
Politica
Veltroni ha ancora impresso sulla nuca lo scappellotto di D'Alema, elargitogli pochi giorni fa, proprio al momento della
consacrazione a segretario di Botteghe Oscure, e già manda messaggi "di sinistra" al presidente del Consiglio.
Premettendo che anche a rischio di deludere i giornalisti non farà dichiarazioni di rimbalzo al chiacchiericcio di
Montecitorio, invita D'Alema "a fare come Jospin", spiega che "bisogna fare come ai tempi del Vietnam", che le tragedie
epocali del Sud del mondo meritano una grande manifestazione di piazza della sinistra, "pensateci, compagni: sono 10
anni che non ne facciamo una". I cento e passa militanti che lo ascoltano in perfetto silenzio applaudono, a Mussi
sbrilluccicano gli occhi, anche perché sul palco accanto a Walter c'è sua figlia Gaia, 22 anni, che ha inventato e dirige il
mensile "Cara Garbatella". "Sono molto orgogliosa, Gramsci aveva fondato l'Unità, questo nostro mensile è una cosa
piccola, ma insomma...", dice compita.
Che cos'è una "grande forza della sinistra", e dove può arrivare "se invece delle ideologie, perché oggi sappiamo quali
guasti possono provocare, si sceglie la via delle idee, se si ha una visione del mondo, se riusciremo a far rinascere nella
nostra società la passione per la politica", Veltroni lo spiegherà sezione per sezione nelle mille sezioni post-comuniste
d'Italia. Per cominciare ha scelto la Garbatella. Siamo alla Villetta, ex casa del Fascio sulla quale nel 1944 fu piantata la
falce e il martello. Da allora, è sempre stata la casa dei comunisti, benché dal 1989 un piano sia stato occupato da quelli di
Rifondazione, "viviamo da separati in casa, ingressi diversi, non ci parla nemmeno sulle scale", dice Gaia Mussi. "Sono
quelli del centro sociale La Strada, gente così, infatti hanno montato questi striscioni, chiedono che Rifondazione abbia il
suo gruppo parlamentare, sembrano sanguisughe che si attaccano a qualcuno per godere di luce riflessa", dice, meno
conciliante, il consigliere comunale Enzo Foschi. Ma uno di loro approccia Walter mentre sta per salire in automobile, e il
segretario diessino dice che lui se lo augura, che Rifondazione possa avere il proprio gruppo, "ma ci sono delle regole da
rispettare".
Veltroni parla piano e semplice, dice che la politica è fatta di cose concrete, che solo così si può accendere nei giovani la
passione per l'impegno civile, che "l'esperienza di governo è una sfida decisiva ma non basta, perché adesso la sinistra è
in tutt'Europa, ma il ciclo può cambiare, e se non avremo portato innovazione, potremmo anche perdere tutto". Dice che
l'Ulivo è una grande risorsa, "un albero che va annaffiato, che deve crescere in sinergia con i Democratici di sinistra". Gli
applausi, nel piccolo giardino stipato di gente partono forti, si capisce che i compagni - tanti giovani, e qualche pensionato
preoccupato solo "per il ministero dei Beni Culturali, perché Walter era così bravo" - gradiscono questo leader
appassionato e gentile, che lancia messaggi di modernità e rinnovamento, "per un giovane di oggi, la politica è il
volontariato, non agganciarsi a quel che accade nel Palazzo". Un leader totalmente inedito per Botteghe Oscure, al punto
che di lui i detrattori han sempre detto "tanto Walter comunista non lo è mai stato". E anche per questo nessuno fiata
quando Veltroni torna sulla polemica che c'è stata dopo la sua visita ad Adriano Sofri. "Sono andato a trovarlo in carcere
quando non ero più al governo, e non ancora segretario dei Ds, perché Adriano ci ha raccontato sull' Unità , a rischio della
propria vita, cosa accadeva a Sarajevo, e ci ha aiutato a prendere decisioni importanti".
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