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Diritti umani/ Amnesty dà le pagelle e accusa anche l'Italia

Data: 18/06/1998 - Ora: 09:38
Categoria: Politica

Un bollettino duro quello stilato da Amnesty International nel suo rapporto annuale. Nel mondo vengono perpetrati crimini di ogni genere anche in nome della legge, crimini contro l'umanità nei cinque continenti compresi quelli cosiddetti "occidentali". Anche l'Italia viene menzionata per quanto riguarda i maltrattamenti nei carceri e in particolare del caso Sofri si è detto che si tratta di "Processo probabilmente non equo". (MN)

Il rapporto è stato divulgato a Roma, al "Palamnesty", una struttura realizzata per l'occasione al Circo Massimo, parallelamente alla conferenza diplomatica delle Nazioni Unite in svolgimento presso la vicina Fao, dove si discute del Tribunale penale internazionale.
Amnesty International ha presentato il suo rapporto per il 1998 sui diritti dell'uomo anche a Londra, nella giornata che coincide con l'anniversario della fondamentale Dichiarazione dell'Onu. A cinquant'anni dalla sua approvazione, nel quadro sconfortante che risulta dal rapporto, rimane ancora un proclama senza senso in moltissimi Paesi dove continuano applicazioni indiscriminate della pena di morte, abusi, violenze, uso politico della detenzione. Violazioni dei diritti su 'vasta scala' quindi, ma con un filo di ottimismo: i risultati degli attivisti che si sono dati appuntamento il 4 luglio a Roma, dove formeranno un 'tappeto umano' davanti al Colosseo.
Le cifre del rapporto parlano chiaro. Nel '97 sono state documentate esecuzioni extragiudiziali in 55 paesi e esecuzioni "legali" in 40. Nelle carceri vi sono ancora persone imprigionate per motivi di opinione in almeno 87 paesi; in 117 paesi sono stati denunciati atti di tortura o maltrattamenti da parte delle forze di sicurezza, della polizia o di altre autorità dello Stato; in 31 paesi sono "scomparse" o non sono state ritrovate persone "scomparse" in anni precedenti. Sempre lo scorso anno, in 34 paesi sono stati incarcerati prigionieri politici in seguito a processi non equi; in 53 paesi ci sono stati arresti e incarcerazioni arbitrarie, senza accusa né processo, mentre sul fronte della pena di morte ci sono state esecuzioni in 40 paesi e in almeno 70 ci sono ancora prigionieri condannati a morte.
La situazione raccontata nel rapporto, presentato a Roma da Daniele Scaglione, presidente della sezione italiana di Amnesty, viene suddivisa per aree geografiche. Negli Stati Uniti d'America, 74 dei 3.300 condannati a morte sono stati giustiziati nel '97, e di questi la maggioranza, 37, nel Texas. Amnesty cita in particolare il caso di Angel Francisco Breard, paraguayano messo a morte in Virginia malgrado una sentenza della Corte Internazionale di Giustizia avesse affermato che il processo era stato irregolare perché l'imputato non era stato informato del suo diritto di valersi dell'assistenza consolare come stabilito dalle convenzioni internazionali. "Le autorità statnitensi si ritengono leader nella tutela dei diritti umani, ma quando si trovano di fronte a un ordine del più altro tribumale del mondo si rifiutano di adempiere gli obblighi contratti", osserva il rapporto.
Tra le aree critiche, dove i diritti umani vengono violati sistematicamente, il rapporto indica il Maghreb dov'è diffusa la prassi diffusa della carcerazione politica; Cuba, dove centinaia di persone sono recluse senza aver avuto un processo imparziale e vengono denunciati casi di tortura; la ex Jugoslavia, dove i persistenti odi etnici continuano a impedire il rientro dei profughi; il Medio Oriente, dove nelle prigioni israeliane sono rinchiusi 1.450 palestinesi condannati da tribunali militari con una grave compressione delle loro possibilità di difesa e dove spesso i soldati di Israele sparano sui civili arabi. Alcuni governi, soprattutto in Asia e in Africa, osserva il rapporto, hanno intensificato le loro critiche alla Dichiarazione dei diritti dell'uomo sostenendo che riflette standard occidentali non applicabili in quei Paesi. E' un fatto nuovo, che emerge in una situazione in cui "per convenienza politica quei governi continuano a calpestare i diritti dei loro cittadini per mantenere il potere e i privilegi di pochi".
In un contesto di estese violazioni, è particolarmente svantaggiata la posizione delle donne e dei bambini. Amnesty ricorda in proposito che neanche gli Usa hanno ancora firmato al convenzione dell'Onu sui diritti dei bambini, né quella per l'eliminazione di ogni forma di discriminazione delle donne. Questi soggetti deboli, sostiene il rapporto, pagano più alti anche i costi della globalizzazione e per questo il rapporto definisce "vitale" un "dibattito che affronti la questione del bilanciamento tra i diritti economici e gli altri diritti umani sempre più connessi alla sfera economica".
Scaglione ha riferito che "per milioni di persone i diritti stabiliti nella dichiarazione universale sono solo una promessa sulla 'carta': 1,3 miliardi di esseri umani lottano per sopravvivere con meno di un dollaro al giorno; 35.000 persone ogni giorno muoiono per malnutrizione e di malattie che si potrebbero prevenire; un miliardo di adulti, soprattutto donne, non sa leggere e scrivere; in quasi metà del mondo ci sono prigionieri per 'opinione' e in un terzo ci sono vittime di torture". E non serve andare lontano. Sotto accusa la stessa Italia. "Grave" dice Scaglione "la situazione maltrattamenti nelle carceri e di stampo razzista.
Manca una legge sull'asilo e non è chiara la differenza tra chi entra per lavoro e chi scappa dalle torture". Amnesty denuncia anche violazioni nel commercio d'armi verso i Paesi a rischio guerre da parte della stessa Italia.
Ruanda, Burundi, Sierra Leone, Kosovo, Etiopia e Eritrea, preceduti dalla ex-Jugoslavia, sono le zone 'calde' dove "sussiste una tendenza pericolosa al massacro di civili".

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