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Difesa del suolo/ Scontro tra Ronchi e le regioni

Data: 09/06/1998 - Ora: 12:32
Categoria: Politica

Sembrava un vittoria facile quella del ministro Ronchi il giorno dell'approvazione da parte del Consiglio dei Ministri del Decreto Legge in materia di difesa del suolo dai rischi idrogeologici. Niente più case nelle zone a rischio, incentivi per demolire quell e gia' esistenti e per evacuare le aree più pericolose. (MN)
La mappatura e la perimetrazione da parte delle singole regioni, dei territori a rischio frane, ma entro un termine stabilito di tempo, il 31 dicembre di quest'anno, in caso di inadempienze entra in scena lo Stato e procede entro 60 giorni ad applicare la legge, ''significhi pure intervenire con l'esercito''. Si', perche' la normativa fissa regole volte ad agire con la massima tempestivita', ma non solo: distingue anche aree a rischio, che restano sotto il controllo delle Regioni, da aree a ''super rischio'' che vengono da subito prese in consegna dallo Stato.
Norme ambientali rigorose, dunque, in linea con quelle di cui da qualche anno si stanno dotando tutti i Paesi dell'Unione Europea, definite ''una svolta'' dallo stesso ministro Ronchi - che, del resto, da tempo preme perche' il suo dicastero abbia maggiore potere esecutivo e sia messo in grado di intervenire in caso di inadempienze o impedimenti delle regioni. E per applicarle uno stanziamento di 1330 miliardi da qui al 2000, la costituzione di una segreteria tecnico-operativa con un Comitato di 20 esperti in seno all'Agenzia Nazionale per l'Ambiente, l'assunzione o il trasferimento di 145 persone agli uffici delle Autorita' di Bacino, di 270 persone ai Servizi tecnici Nazionali. Piu' 100 nuovi assunti all'Anpa. Il piano elaborato prevede anche l'assunzione di 3mila tecnici da assegnare alle Regioni e per questo il Governo ha preso l'impegno di inserire i 189 miliardi necessari nella Finanziaria.

Una vittoria troppo facile che, peraltro, non aveva neppure trovato il plauso unanime da parte delle associazioni ambientaliste, freddata subito dal ''no'' delle Regioni e delle Autonomie locali. ''Quel decreto legge non deve passare'' ammoniva poche ore dopo il presidente della Conferenza delle Regioni, il toscano Vanino Chiti, ''non lo abbiamo neanche visto. In Consiglio dei Ministri doveva andare solo un provvedimento volto a stabilire norme e stanziamenti d'emergenza per le aree della Campania''. Effettivamente il decreto incriminato stanzia anche 100 miliardi aggiuntivi per l'emergenza Campania e stabilisce norme che sospendono le controversie il servizio di leva, ma solo nella seconda parte. Tutta la prima tranche della normativa rappresenta una vera e propria rivoluzione ambientalista. L'irritazione di Regioni, Comuni e Province, infatti, non e' solo formale: ai presidenti non solo non piace quello che considerano un tiro mancino e un ''clamoroso errore'' da parte del Governo, ma contestano anche e soprattutto il contenuto del provvedimento che giudicano un passo indietro nel processo di valorizzazione della gestione diretta del territorio. Eppure il decreto viene giudicato positivamente anche da chi lavora da anni per combattere e prevedere le emergemze idrogeologiche. Dagli esperti del CNR e da quelli del CNEL, che hanno anche collaborato alla redazione insieme alla Protezione Civile. ''Un passo di grande rilevanza'' lo giudica Lucio Ubertini, presidente del Gruppo Nazionale per la Difesa dalle Catastrofi Idrogeologiche, ''il Governo si sforza di andare nella giusta direzione''. E aggiunge: ''Non so come mi comporterei se fossi presidente di una Regione, ma se fossi il ministro Ronchi agirei come lui''. Ma lo stop delle Regioni e' irremovibile e arriva la richiesta di incontro immediato con Prodi, pena l'interruzione del dialogo con il Governo e il boicottaggio della Conferenza Stato-Regioni. Gli avvenimenti a questo punto precipitano. Forse il passo falso da parte del Governo c'e' stato davvero. Il presidente Prodi ''congela'' il decreto e decide di ascoltare le istanze delle Regioni concedendo loro qualche giorno di tempo per esaminarlo e promettendo di accogliere eventuali emendamenti. Da venerdi gli assessori sono al lavoro e domani riferiranno il loro ''parere'' alla Conferenza Unificata Stato-Regioni. Se tutto va per il verso giusto, nel pomeriggio di domani sara' convocato un Consiglio dei Ministri straordinario per varare il ''DL suolo'' eventualmente modificato.

IL NO DELLE REGIONI

Nessun dubbio che esista l'urgenza di agire per mettere in sicurezza il suolo della penisola dai rischi idrogeologici ma qualunque decisione va presa in modo ''raccordato e trasparente''. Il ''no'' del sistema delle Autonomie al Decreto Legge sul rischio idrogeologico in Italia e' netto e fermo. E non e' solo una questione di forma, ''anche se - come ha piu' volte sottolineato il presidente della Conferenza delle Regioni, Vanino Chiti - quello di sottoporre al vaglio del Consiglio dei Ministri e di dare il via libera a un testo non preventivamente concordato con Regioni, Province e Comuni, e' stato un errore clamoroso''. Un vero e proprio''strappo istituzionale'', giunto in un momento particolarmente delicato, giusto a poche ore dal fallimento della Bicamerale.
''Non intendiamo mettere in discussione il 'se' occorra intervenire - spiega l'assessore piemontese all'Ambiente, Ugo Cavallera, fra i piu' accaniti oppositori del decreto - ma il 'come'. Il Governo naturalmente ha la facolta' di pronunciarsi in totale autonomia sulla questione, ma e' fondamentale che lo faccia dopo aver sentito il parere di coloro che sono in prima linea e con grandi responsabilita' in tutti i sensi in materia di difesa del suolo''. I tecnici regionali contestano anche la procedura d'urgenza con la quale il provvedimento viene portato avanti. E mentre danno senz'altro il via libera alla seconda parte della normativa, quella riguardante le misure d'emergenza per la Campania, chiedono che la prima parte del provvedimento non sia presentata sotto forma di Decreto Legge. Spiega Cavallera: ''L'urgenza di mettere in sicurezza il territorio puo' essere governata in altri modi: non e' necessario intervenire sempre con misure di legge. E' possibile farlo anche a livello territoriale. Non solo, questo provvedimento fissa criteri d'urgenza anche per tutta una serie di altre questioni, come le questioni finanziarie o di carattere organizzativo, o di potenziamento delle strutture, che non sono giustificati''. E aggiunge: ''Sarebbe una contraddizione da parte del Governo chiedere di stabilire con la massima urgenza quali sonole aree a rischio e allo stesso tempo bloccare i fondi per agire in quelle zone gia' individuate e per le quali sono gia' stati predisposti piani di intervento a livello regionale''. Insomma le Regioni sono al lavoro per esaminare il probbedimento e da quanto si apprende sembra che stiano redigendo un documento che cambiera' sostanzialmente il decreto. In che termini si vedra' domani, in sede di Conferenza Unificata Straordinaria Stato-Regioni.

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