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Data: 18/02/1999 - Ora: 15:36
Categoria:
Cronaca
Solo dopo poche ore dalla donazione la giovane si è accorta di essere infetta dal virus dell'Aids. Immediatamente,
resasi conto di aver avuto un comportamento rischioso, si è fatta controllare ed il responso è stato purtroppo quello temuto. Subito
dopo è stata controllata anche la signora. Fortunatamente per ora non è stata rilevata la presenza del virus nel sangue
dell'anziana paziente operata, ma bisognerà attendere fino al mese di agosto. I sanitari infatti ritengono che il verdetto definitivo
non si possa avere prima di sei mesi dal possibile contagio.
A questo punto l'interrogativo generale è come un fatto così grave sia potuto succedere. Al centro trasfusionale genovese non
si ha memoria di un incidente di tale portata. La donatrice ha spiegato al direttore del centro dottor Fausto Bertorello di essere una
cosiddetta donatrice abituale e di aver donato il sangue almeno altre dieci volte seguendo sempre tutte le procedure previste, firmando
ogni volta la dichiarazione che esclude comportamenti a rischio. Le parole della donatrice hanno fatto balenare un terribile dubbio: è
infatti possibile che nessuno si sia mai accorto della presenza del virus e che quindi altre persone siano state contagiate a loro insaputa.
Fausto Bertorello, sentito in proposito, ha assicurato che il centro trasfusionale "ha fatto sempre tutti i controlli previsti sul sangue
donato; purtroppo - ha continuato il direttore dell'ospedale Villa Scassi di Sampierdarena - in questo caso siamo rimasti vittime
del cosiddetto 'periodo finestra', della durata di almeno 20 giorni, durante il quale il sangue potrebbe essere infetto ma il virus non viene
evidenziato dagli esami". Ma le voci di corridoio (infermieri e personale medico) danno una versione diversa: la sacca con il sangue della
donatrice avrebbe seguito la trafila normale, e cioè il trattamento ed il congelamento. Fino a quando da un ospedale del capoluogo
ligure non è arrivata la richiesta per l'intervento cui doveva essere sottoposta l'anziana donna. Il dramma è che nessuno si sia accorto di
niente. La paziente sessantenne è tornata normalmente a casa sua. A un certo punto, però, la donatrice ha avuto qualche sospetto, si
è fatta controllare e si è 'autodenunciata' al centro trasfusionale. E subito è scattato l'allarme. (Gabriella Cuoco)
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