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Data: 14/10/1998 - Ora: 10:08
Categoria:
Politica
Malgrado i suoi "no" gridati da Bologna Romano Prodi
non ha resistito al preincarico di Scalfaro. I
gruppi dell'Ulivo, più Dini, sono andati da Scalfaro
a proporre, unanimi, il nome di Prodi per formare il
nuovo governo. La delegazione dell'Udr cossighiana
ha detto al presidente della Repubblica che non ha nulla
contro Prodi come persona. E Scalfaro, a sera, ha tirato
fuori dal suo cappello un cauto incarico esplorativo per
Prodi. Ovvero, una "sorta di preincarico" come lui stesso
lo ha definito e "quasi obbligatorio", visto il "consenso
unanime" di Ulivo, Udr, Cossutta e gruppi misti. (MN)
Scalfaro mette le mani avanti spiegando che non poteva fare altrimenti. Mostrava ottimismo il capo
dello Stato, ma ieri sera faceva capire anche (a beneficio di Cossiga e del Polo) che le elezioni sono
diventate un rischio concreto e che lui lavora "per impedire che si tronchi la legislatura".
Romano Prodi, salito al Quirinale ieri sera stessa, si è preso l'incarico di verificare se trova "una
maggioranza parlamentare certa" per un nuovo governo. Prodi riferirà a Scalfaro "nel più breve tempo
possibile".
Il problema è dove trovare la maggioranza certa che chiede Scalfaro. Il capo dello Stato sembra
escludere un eventuale piano di Prodi per raccogliere in Parlamento quel pugno di voti in più che gli son
mancati la scorsa settimana. Perché questa non sarebbe una soluzione "certa".
Per essere sicuro di avere la maggioranza, Prodi deve portare al capo dello Stato un documento che
certifichi che l'Udr voterà la fiducia. E qui sorgono molti dubbi, dopo che erano fiorite le tenere pianticelle
dell'ottimismo durante questa giornata fitta di colpi di scena.
Prodi, infatti, ha esordito in un modo che ha gelato l'Udr, facendo capire che non si pone il problema di
chiederne i voti. E' lui che pone le sue due condizioni: avere la possibilità di operare in coerenza con i
propri programmi e verificare l'esistenza di un reale appoggio in Parlamento.
Non ha parlato più, va sottolineato, di maggioranza del 21 aprile, come l'Udr chiede. Ma un Prodi che
pone condizioni è proprio quello che non ci vuole per il partitino di Cossiga, che ieri ha sbandato
vistosamente (Buttiglione diceva sì all'ipotesi Ciampi, e Cossiga diceva no), tirato indietro dai
parlamentari più vicini al Polo e a rischio di prematura scissione.
E' stato Franco Marini, segretario del ppi, a premere su Cossiga perché voti a favore di Prodi. Lo ha fatto
promettendogli una lista unica alle elezioni europee e spiegandogli che, altrimenti, si va ad elezioni
anticipate subito, non certo favorevoli per la giovane Udr. Secondo Marini (e secondo l'Ulivo), si
dovrebbe formare un governo che, di fatto, duri due mesi (anche se Scalfaro ha spiegato che non
esistono governi a termine), per fare poi "una verifica profonda a gennaio" e vedere se si può governare
insieme.
Più brutalmente, il vicesegretario "prodiano" del ppi, Enrico Letta, ha detto a Cossiga di "non tirare troppo
la corda. Se si spezza si va al voto e a noi il voto non ci mette paura".
L'avvertimento di Letta è stato preso, dall'Udr, per un messaggio di Prodi. Al quale si è aggiunta la
prevenzione di Armando Cossutta per "un governo basato sulla maggioranza uscita dal voto del 21
aprile. Qualcuno potrebbe ripensarci. A buon intenditor...".
Inevitabilmente sono cresciuti i sospetti e i timori dell'Udr di finire in una trappola. Cioè, che Prodi tenti di
rendere superflui i voti dell'Udr, cercando di ricrearsi la maggioranza autonoma che gli è mancata per un
voto.
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