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Criminalita'/ La Puglia si conferma crocevia di attività illecite

Data: 17/11/2000 - Ora: 14:04
Categoria: Cronaca

E' un giudizio secco e lapidario quello che si legge nella relazione della Direzione investigativa antimafia relativa al secondo semestre del '99 presentata nei giorni scorsi al Parlamento. "Tra la criminalità d'importazione il maggior allarme permane su quella di etnia albanese", scrivono i detective dell'antimafia, che poi precisano che dall'altra parte dell'Adriatico si sono specializzati anche nel riciclaggio, nel traffico delle armi e della droga. E non solo. "Gli illeciti che più di altri destano preoccupazione sono la tratta e lo sfruttamento di esseri umani, sia per quanto riguarda i minori che le donne". (Il Nuovo)

Il dato non è nuovo alle cronache ma rimane inquietante. Anche perché gli albanesi stringono patti di ferro con la mafia italiana e la "linea del tabacco" si muove dall'Albania, dal Montenegro e dalla Turchia verso l'Italia con la complicità delle consorterie pugliesi e campane. I patti di ferro tra mafie nazionali e internazionali sembrano essere la via più efficiente per intraprendere affari illeciti. D'altra parte secondo la relazione della Dia le organizzazioni criminali dimostrano di essere brave a incassare i colpi che le indagini giudiziarie assestano. "Il quadro complessivo del crimine associato che è possibile delineare conferma l'immutata pericolosità dei tradizionali sodalizi nazionali, i quali riescono per facilità di coinvolgimento di adepti e forza rigeneratrice a proporsi sempre assai vitali".
Ecco allora che nella sua relazione la Dia traccia la mappa delle mafie italiane, enumerando affiliati, capi e territori controllati. Emerge che "cosa nostra" siciliana sta lavorando alla propria ricostruzione dopo i successi investigativi che hanno decapitato i suoi vertici. Ed è ormai appurato che la lotta per il potere tra "stragisti" e "moderati", è stata vinta da questi ultimi, guidati dal boss latitante Bernardo Provenzano, che gode inoltre della fedeltà di molte altre famiglie siciliane. Se la mafia dell'Isola tende a ricostruire un assetto stabile, anche perché seriamente impegnata nei processi e nel mantenimento di detenuti e dei loro familiari, la 'ndrangheta calabrese tende a non far rumore e a rendere la propria struttura sempre più segreta.
In realtà il silenzio delle famiglie locali nasconde forti interessi nel controllo degli appalti pubblici e nel mantenimento di forti legami con la criminalità di altre regioni italiane e straniere, in particolare con quelle dei paesi dell'est europeo e dell'estremo Oriente. Se la 'ndrangheta tace, la camorra invece si fa sentire, travagliata com'è da una lotta sanguinosa per il controllo degli appalti e del traffico delle sigarette. La guerra tra i clan continua a combattersi in Campania, ma i camorristi tendono sempre più a investire e migrare nel nord Italia e nel Lazio.
Tra le mafie d'importazione i segnali di maggiore pericolosità arrivano dall'Albania. Ma altre etnie appaiono intraprendenti. Dalle Repubbliche dell'ex Urss vengono segnalate organizzazioni che operano "cospicui investimenti finanziari che si originano all'estero". La mafia cinese gestisce lavoro nero, sequestri, gioco d'azzardo ed estorsioni in enclave ben circoscritte. Quella nigeriana invece fa affari con la prostituzione e gli stupefacenti, che da qualche tempo "gestiscono spesso in proprio, utilizzando anche corrieri dell'est europeo".

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