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Data: 27/05/1998 - Ora: 10:11
Categoria:
Politica
Una sentenza che probabilmente scontenterà
molti, ma che, al tempo stesso, tutti potranno
considerare una propria vittoria. Di certo la sentenza
della Corte Costituzionale pubblicata oggi renderà di
nuovo infuocata la discussione sulla "terapia Di Bella". E
proprio nel giorno in cui sono attesi i primi risultati
della sperimentazione. Una decisione che si presta a
diverse letture: una mezza sconfessione del decreto
voluto dal ministro Bindi, un chiaro stop ai "pretori
d'assalto", ma anche forti limiti all'utilizzo del metodo
del professore modenese, pur nell'ambilo di una ribadita
libertà di cura. E da Rio de Janeiro, dove si trova in
questi giorni, Di Bella ha subito commentato: "Sono
soddisfatto, penso che
ricomincero' a prescrivere. Ho sempre detto che questo
decreto era contro il mio metodo; ora sono soddisfatto
che si ricominci a vedere un po' di luce".
Secondo la Consulta il decreto Di Bella va considerato
illegittimo nella parte in cui non prevede l'erogazione a
carico del servizio sanitario nazionale delle specialità
utilizzate nella cura dei tumori, per le quali è in corso la
sperimentazione, a favore di "coloro che versino in
condizioni di insufficienti disponibilità economiche".
Ma in ogni caso, spiega la Corte spetta "esclusivamente
al legislatore" colmare questa lacuna in base a principi
di "ragionevolezza", per di più "con la più grande
tempestività in ragione della particolare urgenza".
La Consulta (la sentenza depositata oggi è la numero
185, redatta da Francesco Guizzi) ha precisato, che, sia
pure entro determinati limiti che vengono individuati, il
legislatore "è costituzionalmente tenuto a provvedere,
nelle sua discrezionalità, agli interventi volti a
garantire che possano usufruire del 'multitrattamento Di
Bella' anche i soggetti, non ammessi alla
sperimentazione, che non sono nelle condizioni di
affrontare i relativi costi a causa di insufficienti
disponibilità economiche, alla stregua di criteri che
spetta esclusivamente al legislatore stabilire secondo
ragionevolezza".
La sentenza individua appunto anche i limiti entro cui un
intervento in questa direzione del legislatore può essere
esercitato. In primo luogo - si spiega - esiste un limite
di tempo, vale a dire che la somministrazione gratuita
della cura Di Bella ai malati terminali che siano in
condizioni di indigenza dovrà essere resa possibile fino
al momento in cui "sia possibile disporre di dati
scientificamente attendibili, in base ai quali si possa
uscire dalla situazione di incertezza attuale circa la non
implausibile efficacia del 'multitrattamento' Di Bella,
momento in cui dovrà operare la disciplina a regime".
A parte i limiti di tempo, vale a dire il fatto che la
somministrazione dovrà essere garantita per tutto il
periodo della sperimentazione (dopo di che entreranno in
vigore norme definitive) la Consulta ha individuato altri
requisiti che dovranno consentire la distribuzione
gratuita della cura. In primo luogo, la Corte
Costituzionale ha previsto una speciale deroga attribuita
solo alle specialità del metodo Di Bella e non ad altre
terapie alternative, in quanto in questo caso "si
verificano le condizioni che distinguono questo (metodo,
ndr) da tutti gli altri possibili casi di 'speranza
terapeutica' riposta in qualsivoglia terapia che si
supponga efficace".
Oltre a questo, la somministrazione dovrà riguardare
quei pazienti affetti da patologie tumorali comprese fra
quelle che rientrano nella sperimentazione, "rispetto ai
quali il medico ritenga sotto la propria responsaiblità, e
sulla base di elementi obiettivi, che non esistano valide
alternative terapeutiche tramite medicinali o
trattamenti già autorizzati per tali patologie".
In tutti gli altri casi - precisa la Corte - qualora esista
la possibilità di "un trattamento già sperimentato e
validato" non si può accampare la pretesa che lo Stato
"debba essere comunque tenuto a fornire gratuitamente
altre prestazioni mediche, anche solo ipoteticamente
efficaci".Data: 10/01/2023
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