Leggi inopportune, sentenze senza alcun significato o logica, quelle riferite alla convivenza tra due persone,
senza contrazione di matrimonio. Devono trascorrere più di sei anni per ottenere o sapere qualche cosa,
quando non si è sposati e si convive solamente. Questo è accaduto ad una donna romana con due figli,
lasciata dal partner, alcuni anni addietro, il quale pretendeva dei soldi o il pagamento dell'affitto. (GC/MN)
La storia della donna romana, all'inizio non
fu rancore, ma soltanto stupore. La sensazione di essere vissuta per dieci anni accanto ad un uomo che non
conosceva per niente; ad un vero e proprio sconosciuto e di averci fatto anche due figli. Costruito una casa,
progettato un futuro insieme. Lui mi disse, ha dichiarato la donna, ho un'altra, ti lascio. Ed ecco che
immediatamente subentrò il rancore. Il tutto sarebbe arrivato dopo, quando lo "sconosciuto" avrebbe
presentato il conto all'avvocato: metà della casa in comune; " mi deve dei soldi che mi spettano, o
pagami l'affitto, o vendermi la casa". Il figlio più piccolo, in quei giorni turbolenti, disse alla mamma: "abbiamo
già perso papà, se adesso perdiamo anche la casa sento che la mia vita è finita". E alla donna, in un istante,
l'amore le cadde dal cuore; la sua vita stava crollando come un palazzo dopo uno scoppio. Cercò subito un
avvocato ed iniziò una battaglia legale lunga più di sei anni per avere quello che qualsiasi moglie e madre non
avrebbe dovuto neppure chiedere. Correva il 1990 e la donna vinse la causa. Una vittoria senza fine, quella
sua e dell'avvocato Annamaria Bernardini De Pace; e la sentenza, tra le prime di questo genere, fu
confermata alla Corte di Cassazione.
L'epopea , naturalmente, non sarebbe andata allo stesso modo se non ci fossero stati figli di mezzo; se
la signora o "signorina", non si fosse trovata all'improvviso con un mutuo da pagare, i bambini da crescere, il
lavoro e più di ogni altra cosa, un'intera vita da ricominciare.
Ma, purtroppo, è andata proprio così. La scacco matto , ha affermato alcuni giorni fa l'avvocato, fu
ripescare una sentenza della Corte Costituzionale che aveva dichiarato incostituzionale la legge sull'equo
canone nella parte in cui non prevede che, a chi abbia cessato di fatto un rapporto di convivenza, succeda il
partner "quando vi sia prole naturale". (Gabriella Cuoco)