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Convegno/ Intervento dell'Ing Giovanni Angotti

Data: 08/09/1999 - Ora: 13:03
Categoria: Cultura

Nei miei frequenti interventi sulle riforme in itinere ed in ogni altra occasione, soprattutto negli ultimi anni, ho sempre affermato con enfasi che l’Ordine è uno strumento - nel nostro caso - per gli ingegneri (figure dotate di una specifica formazione culturale e professionale) che svolgono attività d’ingegneria intesa come scienza applicata ormai fortmente pervasiva in tutti i settori della vita.
Dal rapporto tra ingeneri ed ingegneria, così inteso, nasce la specificità del ruolo e del potere sociale della categoria ed, in senso più lato, di tutte le professioni tecniche.Troppo spesso è accaduto di dover constatare che l’Ordine come organizzazione viene invece anteposto agli ingegneri e all’ingegneria ed al loro nesso: la professione.
Ciò accade nella convinzione che la forza di una categoria professionale risieda nel numero degli iscritti agli Albi da far valere come peso contrattuale.
Dubito che le cose stiano davvero così. Ma dubito anche dell’affermazione ormai ricorrente che la forza della categoria risieda nei concetti astratti di sicurezza, tutela dell’ambiente, ecc., quali fossero categorie dello spirito.
Sono, invece, fortemente convinto che il ruolo ed il potere della categoria degli ingegneri e, se si vuole, di tutte quelle dell’area tecnica risieda altrove.
Penso al sapere, alle conoscenze degli ingegneri che, a mio avviso, ne connotano il potere sociale specifico che altri non hanno. Penso all’etica dell’ingegneria e ai suoi risvolti sull’uomo e sulla natura.
(AC/CD/ML)

Penso alla capacità concreta di risolvere problemi (piccoli o grandi non importa) della trasformazione ed assetto del territorio della produzione, delle comunicazioni, dei trasporti, dei servizi, dell’economia della bioingegneria. Quì risiede il ruolo sociale dell’ingegnere che, operando una varietà immensa di attività, esalta i valori dell’umanità e della natura, difendendoli e proteggendoli, affermando l’eticità del suo comportamento nel lavoro.
Una categoria con un potere e un ruolo di così straordinaria potenza troppo spesso risulta assente però nelle fasi decisive ad essa connesse. Mi riferisco alla programmazione ed alla pianificazione a tutti i livelli: riqualificazione urbana, trasporti, assetto del territorio, protezione civile, sviluppo industriale, servizi, occupazione, ecc..
In questa assenza risiedono le principali e più diffuse inadeguatezze degli Ordini dell’area tecnica, rispetto alla dialettica e alla dinamica sociale del Paese. Si tratta di lacune che vanno colmate.
Il Congresso di Lecce approfondirà queste tematiche concernenti il ruolo sociale specifico della categoria degli ingegneri, ovviamente diversi da quelli del Sindacato e delle organizzazioni imprenditoriali.
La professionalizzazione accentuata nei settori della produzione e dei servizi, l’avvento delle nuove tecnologie pongono ormai all’attenzione politica il problema delle professioni intellettuali e dei professionisti dell’area tecnica come fenomeno di massa non più eludibile.
Gli Ordini devono sapersi trasformare per essere all’altezza del cambiamento della soluzione dei problemi e della rappresentanza garantendo l’apporto specifico dei loro rappresentanti ogni qualvolta ciò è necessario, promuovendo e rappresentando forme moderne di esercizio della professione tra le quali spiccano quelle societarie.
La politica deve pure rinnovarsi profondamente per potere e sapere interpretare mutamenti per potere e sapere interpretare mutamenti Nei miei frequenti interventi sulle riforme in itinere ed in ogni altra occasione, soprattutto negli ultimi anni, ho sempre affermato con enfasi che l’Ordine è uno strumento - nel nostro caso - per gli ingegneri (figure dotate di una specifica formazione culturale e professionale) che svolgono attività d’ingegneria intesa come scienza applicata ormai fortmente pervasiva in tutti i settori della vita.
Dal rapporto tra ingeneri ed ingegneria, così inteso, nasce la specificità del ruolo e del potere sociale della categoria ed, in senso più lato, di tutte le professioni tecniche.
Troppo spesso è accaduto di dover constatare che l’Ordine come organizzazione viene invece anteposto agli ingegneri e all’ingegneria ed al loro nesso: la professione.
Ciò accade nella convinzione che la forza di una categoria professionale risieda nel numero degli iscritti agli Albi da far valere come peso contrattuale.
Dubito che le cose stiano davvero così. Ma dubito anche dell’affermazione ormai ricorrente che la forza della categoria risieda nei concetti astratti di sicurezza, tutela dell’ambiente, ecc., quali fossero categorie dello spirito.
Sono, invece, fortemente convinto che il ruolo ed il potere della categoria degli ingegneri e, se si vuole, di tutte quelle dell’area tecnica risieda altrove.
Penso al sapere, alle conoscenze degli ingegneri che, a mio avviso, ne connotano il potere sociale specifico che altri non hanno. Penso all’etica dell’ingegneria e ai suoi risvolti sull’uomo e sulla natura.
Penso alla capacità concreta di risolvere problemi (piccoli o grandi non importa) della trasformazione ed assetto del territorio della produzione, delle comunicazioni, dei trasporti, dei servizi, dell’economia della bioingegneria. Quì risiede il ruolo sociale dell’ingegnere che, operando una varietà immensa di attività, esalta i valori dell’umanità e della natura, difendendoli e proteggendoli, affermando l’eticità del suo comportamento nel lavoro.
Una categoria con un potere e un ruolo di così straordinaria potenza troppo spesso risulta assente però nelle fasi decisive ad essa connesse. Mi riferisco alla programmazione ed alla pianificazione a tutti i livelli: riqualificazione urbana, trasporti, assetto del territorio, protezione civile, sviluppo industriale, servizi, occupazione, ecc..
In questa assenza risiedono le principali e più diffuse inadeguatezze degli Ordini dell’area tecnica, rispetto alla dialettica e alla dinamica sociale del Paese. Si tratta di lacune che vanno colmate.
Il Congresso di Lecce approfondirà queste tematiche concernenti il ruolo sociale specifico della categoria degli ingegneri, ovviamente diversi da quelli del Sindacato e delle organizzazioni imprenditoriali.
La professionalizzazione accentuata nei settori della produzione e dei servizi, l’avvento delle nuove tecnologie pongono ormai all’attenzione politica il problema delle professioni intellettuali e dei professionisti dell’area tecnica come fenomeno di massa non più eludibile.
Gli Ordini devono sapersi trasformare per essere all’altezza del cambiamento della soluzione dei problemi e della rappresentanza garantendo l’apporto specifico dei loro rappresentanti ogni qualvolta ciò è necessario, promuovendo e rappresentando forme moderne di esercizio della professione tra le quali spiccano quelle societarie.
La politica deve pure rinnovarsi profondamente per potere e sapere interpretare mutamenti epocali ormai in avanzato cammino indicando soluzioni avanzate, come lo sono quelle occorrenti per le professioni liberali e le loro organizzazioni rappresentative alle soglie del terzo millennio.
Il proposito ambizioso del Congresso di Lecce è di rendere chiaro tutto ciò e di indicare, per quanto ci riguarda la direzione del cambiamento dell’Ordine, ricco di elevati propositi sociali ormai presenti nella dimensione europea.(AC/CD/ML)

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