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Coni/ Lo sport nella scuola lascia molto a desiderare

Data: 02/09/1998 - Ora: 10:27
Categoria: Politica

''Lo sport nella scuola? Si ruzzola a bassa velocità, siamo come un aereoplanino ben lontano dal decollare''. Il professor Antonio Dal Monte, direttore dell'Istituto scienza dello sport del Coni, non rinuncia ad una vena ironica, ma quello dello sport scolastico è come egli stesso lo definisce ''uno degli argomenti più amari''. Del Monte confida infine un certo scoramento in seno al Coni sui progetti scolastici. (FM)

''Le macchine viventi si comportano in modo opposto a quelle costruite dall'uomo: queste ultime si logorano lavorando, le prime, stando ferme. Ma la verità è che la scuola ancora vede lo sport come antitesi muscolare allo sviluppo cerebrale. E non bisogna certo essere come Giacomo Leopardi per avere la sua stessa cultura! Lo dimostra il fatto che in Scandinavia, negli Stati Uniti e nelle zone più progredite dei paesi dell'Est molti scienziati e medici praticano attività sportiva allo stesso modo in cui da noi si va a comprare il giornale''. Gesti di ordinaria quotidianità, quindi ma ''non solo - precisa il professore - perché lo sport per loro è una necessità''. ''L'uomo ha faticato tanto per liberarsi dal lavoro manuale. Ma se non sostituisce il lavoro fisico con una attività fisica non si sviluppa armoniosamente - spiega ancora Dal Monte -. L'organismo recepisce male anche dal punto di vista psicologico ed emotivo se non è in forma. L'esigenza di praticare sport nasce a partire dal sesto anno di vita quando il bambino da uno spontaneo mini-atleta si trasforma in un perfetto mini-impiegato. Lo Stato, è vero, si assume il compito di acculturarlo ma anche di renderlo un sedentario''. Non vuole metterle una croce addosso, il professor Dal Monte, ma non puo' far a meno di puntualizzare che su questo aspetto la nostra scuola è indietro. ''Assolutamente, specie nel capire il problema. Quando abbiamo delle mummie fossilizzate come responsabili già sui criteri culturali, figuriamoci su quelli sportivi! Il contributo dello sport allo sviluppo lo hanno capito benissimo invece in altre parti del globo. ''Sia i paesi meno ricchi ed evoluti ma motivati politicamente, sia i regimi totalitari vedi ex Unione Sovietica o Cuba si sono resi conto che la loro unica ricchezza è il materiale umano e - conclude Dal Monte - lo hanno coltivato''.

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