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Campania/ Lavoro, altri posti a rischio

Data: 28/07/1998 - Ora: 15:52
Categoria: Economia

Malgrado gli sforzi del governo e i nuovi investimenti annunciati e in arrivo nel Mezzogiorno (come ad esempio i duemila posti di Wind, terzo gestore della telefonia mobile), la deindustrializzazione corre veloce in Campania. Un processo purtroppo ancora inarrestabile che potrebbe costare caro ad almeno altri tremila lavoratori e cassaintegrati della Regione. In Campania infatti sono decine e decine le imprese, grandi e piccole, che rischiano la chiusura o un drastico ridimensionamento delle produzioni e quindi degli organici. (FM)

Si tratta in genere di aziende manufatturiere e produttrici di servizi in subfornitura. Aziende localizzate per lo più nelle province di Napoli, Salerno e Caserta, tutte coinvolte da duri piani di ristrutturazione, colpite da cali verticali delle commesse e - addirittura - messe in ginocchio dalla concorrenza spietata di aspre imprese analoghe insediate nelle aree interessate dai contratti d'area e che perciò godono di consistenti sgravi sul fronte degli investimenti e del costo lavoro.

L'elenco delle aziende campane a rischio è davvero lungo e riguarda un pò tutti i settori: tessile, chimico, meccanico, sanitario, persino quello in forte espansione delle telecomunicazioni. Solo l'Italtel di Santa Maria Capua Vetere in provincia di Caserta, questa estate potrebbe lasciare a casa 800 lavoratori in seguito alla chiusura totale dello stabilimento in terra di lavoro, territorio tristemente noto alla cronache per essere stato per decenni il regno incontrastato del clan dei Casalesi che impunemente hanno gestito i traffici illeciti dell'ecomafia.
Non va meglio per altre aziende coinvolte nel calo di commesse del settore delle tlc. I casi più emblematici riguardano la Sirti, che soffre lo stop al piano per la cablatura delle grandi citta' da parte di Telecom, e per la Cosir, azienda del gruppo Ericsson. In totale, solo tra Sirti e Cosir, a fine estate i cassintegrati potrebbero superare le 540 unità. Rischiano grosso anche i circa 270 lavoratori posti in cassa integrazione da anni in seguito alla crisi di alcune grandi aziende poste nell'area tra Torre Annunziata e Castellammare, territorio interessato da un contratto d'area che, malgrado sia stato tra i primi ad essere firmato, stenta a decollare.

A Battipaglia, in provincia di Salerno, dove anche il turismo e le attività economiche legate alla valorizzazione del patrimonio archeologico stentano a decollare, la crisi dell'Alcatel (gruppo chimico meccanico) potrebbe significare gia' alla fine dell'estate altri 210 licenziamenti definitivi e sempre a Salerno sembra senza ritorno la crisi dell'Ideal Standard. Anche qui l'azienda si prepara a chiudere per potenziare lo stabilimento di Brescia, lasciando a casa 200 lavoratori. E' crisi persino alla Pennitalia, la fabbrica produce materiale in fibra di vetro ed è entrata in crisi da quando un'azienda analoga si è insediata nell'area del contratto d'area di Manfredonia e Crotone, riuscendo così a realizzare una concorrenza insostenibile.

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