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Brindisi, caccia alle scorie

Data: 23/01/2001 - Ora: 13:30
Categoria: Politica

Una gran quantità di ceneri è stata rinvenuta all’interno di tre discariche abusive realizzate all’interno di altrettante cave abbandonate. Dieci giorni fa, invece, tonnellate di fanghi rivenienti dal processo di combustione della centrale termoelettrica di Cerano erano state sequestrate all’interno di un’azienda tarantina, la "Cal.Me.".
Una vera e propria bomba ecologica che ha creato uno stato di allarme generale nell’intero territorio salentino. Più di qualcuno, infatti, ha deciso di spiare dietro l’angolo per verificare se nella discarica più vicina a casa sua vengono smaltiti rifiuti speciali. Del resto, basta prendere in esame i dati delle centrali elettriche brindisine per rendersi conto effettivamente di cosa stiamo parlando. Ogni anno dai cancelli degli impianti di produzione energetica escono 320mila tonnellate di ceneri «prodotte» dalla combustione di carbone, 300mila tonnellate di ceneri «create» dalla combustione di «orimulsion», 30mila tonnellate di fanghi «generati» dal funzionamento degli impianti e 300mila tonnellate di gessi.

Tutti questi «scarti» vengono trasportati con dei camion messi a disposizione dalle aziende che periodicamente si aggiudicano le gare d’appalto per il trasporto e lo smaltimento degli stessi reflui. Si tratta di 3035 grossi automezzi che giornalmente entrano ed escono dalle centrali. Gran parte del gesso viene trasportato sino alle banchine del porto commerciale di Costa Morena dove si imbarca per il Nord Europa.
Proprio grazie al gesso, vengono costruiti pannelli utilizzati nel comparto edilizio.
Una «ricchezza» che poteva restare sul territorio grazie ad un investimento annunciato dall’azienda norvegese «Norgyps» e che per ragioni assolutamente non chiare si è vanificato nel nulla. Per il resto, ceneri e fanghi dovrebbero raggiungere varie località, in quanto chi si aggiudica la gara deve indicare anche la destinazione finale dei reflui e successivamente provare che tutto ciò sia avvenuto regolarmente.
Per l’Enel il compito deve necessariamente limitarsi ad una verifica della corretta attuazione di quanto previsto nel capitolato, compresi i controlli sulla sicurezza, sulle assicurazioni e sulle contribuzioni previdenziali. Alle aziende, poi, viene chiesta la certificazione antimafia. Gli enti locali, invece, si sono fatti carico dell’onere di tutelare l’imprenditoria locale. Non a caso, la società elettrica ha chiarito che le imprese brindisine interpellate «sono quelle inserite nell’elenco completo sull’imprenditoria locale, suddiviso per specializzazioni e fornito periodicamente da Comune e Provincia», con il beneplacito di industriali e sindacalisti impegnati a difendere aziende e posti di lavoro brindisini.

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