Per l'aeroporto "Papola" di Brindisi le condizioni peggiorano a vista. Dopo la "fuga" di alcune compagnie e le costanti penalizzazioni dell'Alitalia in termini tariffari e di orari dei voli, adesso ci si mette anche il Ministero dei Trasporti. Con un decreto emanato il 14 novembre dello scorso anno, infatti, sono state unificate le tariffe dei diritti di imbarco per i passeggeri e di approdo, di sosta e di partenza a carico dei vettori operanti sui voli nazionali e su quelli comunitari.
Secondo questa determinazione, giudicata "provvisoria" dallo stesso Ministero per potersi conformare al parere espresso dalla Commissione Europea addirittura nel dicembre del 1998, le nuove tariffe avrebbero dovuto provocare un effetto "tendenzialmente neutro", con una variazione nei ricavi aeroportuali non superiore al 15% di aumento. In realtà, l'aver preso in esame (così come stabilito con un decreto del 4 agosto del 2000) la "composizione percentuale del traffico domestico ed infracomunitario riscontrabile su ciascuno scalo" per formulare le nuove tariffe, ha comportato una assurda ed inaccettabile penalizzazione per l'aeroporto "Papola" di Brindisi, con aumenti attestati mediamente intorno al 63%. In questi ultimi anni, infatti, si è registrato un sensibile aumento del numero di voli charter che venivano considerati "voli internazionali" e quindi sottoposti a tariffe più elevate.
A conti fatti, quindi, per un aereo passeggeri che arriva a Brindisi di sera e che sosta sette ore prima di ripartire, la tariffa passa dalle 417.346 lire (era identica per tutti gli scali pugliesi) alle attuali 858.957 lire. A Bari, invece, si pagano 482.662 lire, mentre a Grottaglie solo 476.964 lire. E' evidente che molte compagnie interessate a fare scalo nel Salento verificheranno prioritariamente la disponibilità di atterrare a Grottaglie, visto che il risparmio è notevole, soprattutto se rapportato su base annua. E ci saranno notevoli contraccolpi anche sul traffico charteristico che, rispetto allo scorso anno, sta già accusando un calo notevole. Si pensi che per Pasqua non sono previsti scali a Brindisi, mentre le prenotazioni per l'estate sono di gran lunga inferiori rispetto all'anno duemila.
Un vero disastro, quindi, che rischia di far precipitare le speranze di decollo di una struttura strategica per lo sviluppo della regione. La Seap, comunque, ha già annunciato, attraverso il vice presidente Gualtiero Gualtieri, di aver chiesto al ministro dei Trasporti ed all'Enac che vengano apportate delle modifiche alle tariffe introdotte, per eliminare penalizzazioni nei confronti dello scalo brindisino. "Un elemento su cui abbiamo invitato gli organismi competenti a riflettere – ha affermato l'avvocato Gualtieri – è rappresentato dal fatto che per molti aeroporti, tra cui quello di Brindisi, fino ad aprile del 2000 non erano disponibili i dati del traffico comunitario, visto che i voli venivano divisi tra nazionali ed internazionali. Non si capisce, quindi, come possano aver determinato le nuove tariffe che penalizzano in maniera inaccettabile il ‘Papola', agevolando gli scali con tariffe più favorevoli per vettori e passeggeri".
Come anticipato da Repubblica nei mesi scorsi, ci sono almeno tre compagnie (una italiana, la Gandalf, e due straniere) interessate a fare scalo a Brindisi. E' evidente, però, che la introduzione di tariffe così proibitive (si calcola che, su base annua, una compagnia potrebbe rimetterci sino a trecento milioni di lire) costituirà un elemento deterrente. Intanto, in attesa che il Ministero e l'Enac prendano in esame la possibilità di uniformare le tariffe di Brindisi a quelle di Bari e di Grottaglie (così come era fino allo scorso mese di febbraio), torna a farsi spazio l'ipotesi secondo cui anche all'interno dei vertici dell'Enac sia ormai chiara la volontà di agevolare un definitivo decollo dello scalo di Grottaglie, sia per i voli di linea che per una parte del traffico charteristico.