"Gli auguri a Beppe Vacca, confermato alla guida dei diessini pugliesi, sono doverosi".
Pietro Folena, deputato di Manfredonia, fa buon viso a cattivo gioco?
"Vacca è stato un punto di riferimento per le giovani generazioni che si sono avvicinate al mondo della politica...".
D'accordo, tuttavia a suo giudizio è stato giusto che sia tornato a fare il segretario della Quercia dopo essere uscito da due sconfitte elettorali: alle "regionali" del 2000 e alle "politiche" di quest'anno?
«C'era bisogno di cambiare passo, questo è indubbio».
Perché?
«Per l'esigenza di parlare in modo diverso all'opinione pubblica».
Come mai?
«Registriamo un malessere diffuso all'interno della società, non soltanto pugliese. Malumori, probabilmente, ancora più forti di quelli che si erano manifestati nel 1994, quando Berlusconi diventò per la prima volta presidente del Consiglio. Però, come stanno le cose, i Ds non sono in grado di rappresentarli nel modo migliore. Hanno forti difficoltà a giocare, diciamo così, all'attacco: come se l'offensivismo, in particolare su alcuni temi importanti, potesse essere scambiato per conservatorismo. Piuttosto, dovremmo batterci contro il tentativo d'imporre sempre e comunque l'assenza totale di regole».
Fassino, "numero uno" di Via Nazionale, proprio qui a Bari ha sostenuto che è ora di finirla con la caccia alle streghe e che è arrivato il momento per la Sinistra di rimboccarsi le maniche e guardare avanti. E' d'accordo?
«La stagione congressuale appena conclusa, è stata all'insegna della resa dei conti. Sono i "fassiniani", la maggioranza del partito, a doversi, adesso, rimboccare le maniche».
E "quelli di Berlinguer", la mozione cui fa capo anche Folena?
«Io e gli altri come me, vogliamo portare voti alla Quercia, collaborare, non ostacolare nessuno. Pur esprimendo, naturalmente, posizioni diverse».
Secondo Vacca, alle elezioni del 13 maggio «la Margherita ha superato i Ds, ma ciò è avvenuto a causa del nostro calo e non per la sua capacità di estendere i consensi dell'Ulivo nell'elettorato moderato». O no?
«La Margherita in Puglia ha preso molti voti soprattutto perché l'identità politica di Rutelli è stata più forte di quella espressa dai Ds, "portavoce" di un riformismo poco riconoscibile».
"O cambiare o morire": nel resto d'Italia come da queste parti?
«Soprattutto in Puglia, dove è indispensabile tornare a vincere. Questa non è una regione innamorata di Berlusconi, ma la Sinistra deve essere più coraggiosa».