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Data: 26/03/1999 - Ora: 18:29
Categoria:
Politica
Quanto al fronte più strettamente militare, nella prima giornata di bombardamenti ieri erano stati presi di mira quaranta obiettivi in tutto il paese, molti dei quali nella capitale: ad esempio, per tre ore e mezzo, era stato bombardato l'aeroporto militare di Batajnica, a una quindicina di chilometri dal centro abitato; il quartiere extraurbano di Rakovica; l'Accademia militare di Zarkovo, a sud della città; 14 chilometri a Nord, a Pancevo, la fabbrica di aerei "Utva", centrata da tre missili. In tutto il territorio, sempre secondo fonti serbe, la lista completa dei luoghi presi di mira comprende cinque aeroporti, cinque caserme, molti centri di comunicazione, depositi, unità terrestri e due stabilimenti industriali.
Al di là degli obiettivi, c'è naturalmente da fare il tragico bilancio delle vittime. Fin dalla tarda serata di ieri, il governo serbo ha detto che ci sarebbero numerosi morti tra i civili; ad esempio, le famiglie di alcuni ex militari ospitati in una caserma. A rincarare la dose, questa mattina, è stato Borislav Milosevic, fratello del presidente serbo e ambasciatore a Mosca: "Ci sono decine e di decine di civili colpiti, tra morti e feriti", ha detto. Poco dopo, la rettifica: le persone uccise sarebbero "sei o sette". Più dettagliate le notizie fornite alla Cnn dal ministro dell'Informazione Goran Matic, che ha parlato di "oltre 10 morti e 38 feriti tra i civili".
E anche da Belgrado le reazioni del mondo politico agli attacchi Nato sono numerose: ad esempio il vicepremier Yuk Draskovic, interpellato dalla rete televisiva britannica Channel 4, ha dichiarato che "non c'è nessuna differenza tra le bombe sganciate da Hitler nel '41 e le bombe dell'Alleanza atlantica". Droskovic ha anche proclamato la "totale innocenza" del suo paese, rispetto allo scoppio del conflitto. Il presidente Milosevic invece ha tenuto a sottolineare l'abilità militare del suo esercito: "Mi congratulo - ha detto questa mattina all'agenzia di stampa jugoslava Tanjug - per la resistenza opposta alle forze Nato".
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