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Avvocatura/ Scalfaro nelle mire degli avvocati e del Polo

Data: 19/11/1998 - Ora: 09:55
Categoria: Politica

"O Scalfaro chiede scusa, o si dimette". Agli avvocati il paragone con i terroristi non va proprio giù. E, il giorno dopo le accuse del Quirinale, alzano il tiro. "Siamo tutti d'accordo e siamo moltissimi - dice il presidente delle camere penali Giuseppe Frigo -. Una cosa sono le opinioni, un'altra le offese. Il Capo dello Stato ci ha rivolto un ingiurioso attacco. Non era mai accaduto che insultasse una intera categoria. Ci ha detto che siamo peggio dei terroristi. Non è accettabile". Le camere penali hanno invitato poi tutti gli avvocati a scrivere una lettera a Scalfaro per esprimere "il proprio dissenso e indignazione" e a sporgere nei suoi confronti una querela per diffamazione: "Gli insulti non rientrano nell'esercizio delle sue funzioni, dunque in questo caso non gode dell'immunità prevista dalla Costituzione". (MN)

Gli avvocati non sono i soli a chiedere la testa di Scalfaro. Ottanta deputati di Forza Italia e An hanno sottoscritto un documento in cui si ribadisce che se "non vorrà rispettare la sua funzione di garante dell'unità nazionale, dovrà lasciare immediatamente il suo incarico". Tra i firmatari Raffaele Costa, Michele Saponara, Antonio Marzano, Tiziana Maiolo, Marco Taradash, Adolfo Urso, Piero Melograni, Gianni Pilo, Maurizio Gasparri, Sandra Fei, Gennaro Malgieri. E "le parole di Scalfaro sono gravissime" per il leader di An Gianfranco Fini: "La sentenza della Corte segna un arretramento dei diritti della difesa, quindi la protesta degli avvocati è sacrosanta".
Mentre dunque si consolida l'asse avvocati-Polo, parallelamente il centrosinistra, insieme con gran parte della magistratura, difende Scalfaro. Primo fra tutti Giorgio Rebuffa, l'ex costituzionalista di Fi passato all'Udr. "L'iniziativa del Polo ripropone i soliti atteggiamenti isterici contro le istituzioni. L'intervento di Scalfaro si può discutere ma non con questi mezzi". Analogamente il popolare Leopoldo Elia non ritiene "ricevibili le intimazioni di dimissioni al Capo dello Stato". Parole forti anche quelle del diessino Fabio Mussi. "Non è la prima volta che il Polo reagisce così scompostamente. Ho sentito anche di qualche curiosa denuncia per il Presidente, evidentemente da parte di qualcuno che non conosce la Costituzione...". Mentre Giovanni Pellegrino è più pacato: "Scalfaro è insindacabile e politicamente irresponsabile. Non vale la pena, in sede politica, enfatizzare momenti di tensione e scontro". E se per il leader Ds, Walter Veltroni, le parole di Scalfaro sono un "richiamo al buon senso" e il Polo sbaglia ad alimentare polemiche, per Armando Cossutta "Scalfaro ha voluto affermare la validità di una sentenza, non contestabile con clamorose manifestazioni di dissenso". Più cauta la magistratura. L'Anm scrive una lettera a Frigo, in cui esprime sconcerto e preoccupazione perché i legali hanno disertato l'incontro programmato insieme. "No comment - ripete il vicepresidente Francesco Castellano -. La polemica investe l'avvocatura e la suprema magistratura dello Stato, rappresentata dal Presidente". Invece il Csm fa quadrato attorno a Scalfaro, con qualche isolata eccezione. Sul fronte dei "difensori" il vicepresidente Giovanni Verde: "Sono contrario per principio allo sciopero degli avvocati, il mio pensiero è perfettamente in linea con il Presidente". Ma anche molti "togati". "Scalfaro - sottolinea Nello Rossi, di Md - è da anni giustamente impegnato in un regolamento di confini tra istituzioni e soggetti sociali e politici per impedire invasioni di campo. E' un ruolo prezioso di sentinella. E una sentinella qualche volta deve intimare l'altolà". Mentre "le parole del Capo dello Stato sono ingiuste e anche eccessive" per l'ex presidente della Consulta Antonio Baldassarre, che sottolinea come "i magistrati hanno scioperato quasi nell'assenza di reazioni e hanno esercitato pressioni molto forti su altri organi costituzionali. Nel caso in specie inoltre i legali avevano pochi mezzi per far valere le proprie ragioni, peraltro basate su principi di libertà".

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