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Autonomie locali/ Cnel lancia la rete delle "città medie"

Data: 15/07/1998 - Ora: 11:24
Categoria: Politica

Per migliorare non solo la qualità della vita sociale e urbana nel nostro paese, ma anche per rafforzare un vero federalismo solidale è giunto il tempo di promuovere in Italia una ''Rete delle città medie'' (RCM), ossia di quei centri che, pur non essendo capoluoghi di provincia, rappresentanto una realtà importante nel tessuto comunale del paese. La proposta viene formulata e avanzata a conclusione del 12.mo rapporto del Cnel sulle ''città medie'' definite ''una grande risorsa del paese, presentato a Roma.
Le città di media dimensione (raccolgono insieme circa 15 milioni di abitanti), rappresentano secondo il Cnel uno dei cardini economici, culturali e sociali del paese''.(MN)

Capaci di controllare il degrado urbano, non sono invece rappresentate a sufficienza a livello politico e istituzionale. Esse devono diventare ''soggetto primario di sviluppo'' e interlocutore delle scelte governative. Dal sondaggio condotto su un campione di sindaci di 110 città medie (non solo capoluoghi), parte integrante del terzo dossier su ''le altre città. L'Italia delle città medie: una grande risorsa'', emerge che il sistema della città medie non si esaurisce nella cosidetta rete delle 100 città con ruoli istituzionali ma comprende almeno un altro centinaio di città, punti di riferimento per il territorio circostante. Se le citta' fanno sistema, occorre - sostengono i sindaci - sostituire un principio di gerarchia con il principio di complementarieta'. Sono primariamente i consumi (negozi, banche, concessionarie automobili) a rendere interessanti queste città. Occorre attivare - secondo i sindaci - un coordinamento della rete delle città medie allo scopo di dare maggiore visibilità a questo segmento di autonomie locali. La Rcm deve portare alla formazione di una ''Carta delle Città medie'' che contenga un decalogo e proposte operative per un coordinamento nazionale. I punti programmatici per la costruzione della RCM devono partire dal piano istituzionale (superamento del centralismo e avvio del federalismo non di pura facciata), dal piano economico (ricalibrare le politiche nazionali non pensando solo alle grandi città ma alle città intermedie), dal piano della finanza locale (partecipazione al gettito irpef e iva), dal piano della sicurezza e della progettazione e governo del welfare anche mediante opportune modifiche alla 142/90.

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