
Sono ormai passati nove anni dalla dura
repressione delle manifestazioni per la
democrazia di Piazza Tiananmen, ed
Amnesty
International chiede al Presidente Jiang Zemin
di segnare il cinquantesimo anniversario della
Dichiarazione Universale dei Diritti Umani
concedendo l'amnistia a tutti coloro che sono
ancora imprigionati per aver preso parte alle
proteste. L'organizzazione per la difesa dei diritti umani
si è inoltre rivolta agli altri governi affinchè
continuino a premere sulle autorità cinesi per
il rilascio di tutti i prigionieri per motivi di
opinione e non solo dei dissidenti noti come
Wei Jingsheng e Wang Dan.(MN)
"A nove anni di distanza l'atteggiamento delle
autorità cinesi rispetto al massacro di
Tiananmen è in palese contrasto con il nuovo
corso sociale e economico del paese," dichiara
Amnesty International. "Adesso, dopo una
transizione priva di ostacoli dall'era di Deng e
un pacifico passaggio delle consegne per
quanto riguarda Hong Kong, è giunto il
momento per il Governo cinese di segnare il
cinquantesimo anniversario della Dichiarazione
Universale dei Diritti Umani con una nuova
valutazione degli eventi del giugno 1989."
"Invece di usare dissidenti di alta levatura
come merce di scambio in sede di vertici e
riunioni internazionali, il Governo cinese
dovrebbe far seguire all'abolizione dei reati
"contro-rivoluzionari" l'amnistia per tutti
coloro che sono imprigionati per aver
partecipato alle proteste del 1989," aggiunge
Amnesty International.
"Il rilascio di Wei Jingsheng e Wang Dan non
dovrebbe spingere la comunità internazionale a
riposare sugli allori. Molti altri prigionieri per
motivi di opinione sono rinchiusi nelle carceri
cinesi e alcuni di essi subiscono maltrattamenti.
I governi e i dirigenti stranieri in visita a
Pechino dovrebbero premere sulle autorità per
una amnistia," segnala l'organizzazione.
Amnesty International ha documentato almeno
250 casi di persone tuttora detenute per aver
preso parte alle proteste di Tiananmen ma
teme che la cifra reale sia molto più elevata.
Centinaia di altri prigionieri, arrestati prima
del 1989, stanno scontando condanne per reati
"contro-rivoluzionari". Nonostante siano stati
aboliti per effetto delle riforme legislative
introdotte nel 1997, il Governo non ha
manifestato l'intenzione di sottoporre a
revisione i casi di prigionieri condannati per
tali reati.
Oltre all'attuazione delle riforme, vi sono altre
convincenti ragioni per concedere l'amnistia e
riparare gli errori giudiziari del 1989. La
maggior parte delle persone imprigionate
allora hanno subito processi palesemente
iniqui; inoltre molte sono state torturate per
estorcere loro una "confessione" e sono state
condannate a pene spropositate per i reati
contestati.
Amnesty International mette in luce i casi di
diversi prigionieri condannati a lunghe pene
detentive per il loro coinvolgimento nelle
proteste. Tra essi figurano: Chen Lantao,
biologo marino, sconta una condanna a 13 anni
di prigione nella provincia di Shandong per
aver criticato la repressione messa in atto
contro i manifestanti; è stato accusato di
"propaganda e incitamento
contro-rivoluzionari" e di aver ascoltato le
trasmissioni radiofoniche di The Voice of
America. = Wang Jiaxiang, la cui età si
aggirerebbe intorno ai 75 anni, sconta
l'ergastolo per "sabotaggio
contro-rivoluzionario". E' stato arrestato a
Pechino nel giugno 1989 e accusato di
"propaganda contro-rivoluzionaria" e
"danneggiamento di proprietà". Tuttavia, dopo
due anni e mezzo - al momento della sua
condanna - i capi di imputazione erano stati
cambiati. Le autorità non hanno diffuso alcuna
spiegazione o informazione sul suo processo.
Yao Guisheng sconta una condanna a 15 anni
di prigione nella provincia di Hunan. E' stato
accusato di "sciacallaggio" ma - secondo fonti
non ufficiali - è stato arrestato nel 1989
poichè, insieme ad altre persone, ha aiutato i
leaders della Federazione Autonoma dei
Lavoratori (un sindacato indipendente creato
nel 1989) a fuggire dal paese dopo gli eventi
del 4 giugno. Sembra che in prigione sia stato
sistematicamente picchiato e costretto a
rimanere incatenato; la sua salute mentale
avrebbe risentito del trattamento subito.