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Anniversario Tienanmen/ Amnesty International chiede liberazione prigionieri

Data: 05/06/1998 - Ora: 12:00
Categoria: Politica

Sono ormai passati nove anni dalla dura repressione delle manifestazioni per la democrazia di Piazza Tiananmen, ed Amnesty International chiede al Presidente Jiang Zemin di segnare il cinquantesimo anniversario della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani concedendo l'amnistia a tutti coloro che sono ancora imprigionati per aver preso parte alle proteste. L'organizzazione per la difesa dei diritti umani si è inoltre rivolta agli altri governi affinchè continuino a premere sulle autorità cinesi per il rilascio di tutti i prigionieri per motivi di opinione e non solo dei dissidenti noti come Wei Jingsheng e Wang Dan.(MN)
"A nove anni di distanza l'atteggiamento delle autorità cinesi rispetto al massacro di Tiananmen è in palese contrasto con il nuovo corso sociale e economico del paese," dichiara Amnesty International. "Adesso, dopo una transizione priva di ostacoli dall'era di Deng e un pacifico passaggio delle consegne per quanto riguarda Hong Kong, è giunto il momento per il Governo cinese di segnare il cinquantesimo anniversario della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani con una nuova valutazione degli eventi del giugno 1989." "Invece di usare dissidenti di alta levatura come merce di scambio in sede di vertici e riunioni internazionali, il Governo cinese dovrebbe far seguire all'abolizione dei reati "contro-rivoluzionari" l'amnistia per tutti coloro che sono imprigionati per aver partecipato alle proteste del 1989," aggiunge Amnesty International.
"Il rilascio di Wei Jingsheng e Wang Dan non dovrebbe spingere la comunità internazionale a riposare sugli allori. Molti altri prigionieri per motivi di opinione sono rinchiusi nelle carceri cinesi e alcuni di essi subiscono maltrattamenti.
I governi e i dirigenti stranieri in visita a Pechino dovrebbero premere sulle autorità per una amnistia," segnala l'organizzazione.
Amnesty International ha documentato almeno 250 casi di persone tuttora detenute per aver preso parte alle proteste di Tiananmen ma teme che la cifra reale sia molto più elevata.
Centinaia di altri prigionieri, arrestati prima del 1989, stanno scontando condanne per reati "contro-rivoluzionari". Nonostante siano stati aboliti per effetto delle riforme legislative introdotte nel 1997, il Governo non ha manifestato l'intenzione di sottoporre a revisione i casi di prigionieri condannati per tali reati.
Oltre all'attuazione delle riforme, vi sono altre convincenti ragioni per concedere l'amnistia e riparare gli errori giudiziari del 1989. La maggior parte delle persone imprigionate allora hanno subito processi palesemente iniqui; inoltre molte sono state torturate per estorcere loro una "confessione" e sono state condannate a pene spropositate per i reati contestati.
Amnesty International mette in luce i casi di diversi prigionieri condannati a lunghe pene detentive per il loro coinvolgimento nelle proteste. Tra essi figurano: Chen Lantao, biologo marino, sconta una condanna a 13 anni di prigione nella provincia di Shandong per aver criticato la repressione messa in atto contro i manifestanti; è stato accusato di "propaganda e incitamento contro-rivoluzionari" e di aver ascoltato le trasmissioni radiofoniche di The Voice of America. = Wang Jiaxiang, la cui età si aggirerebbe intorno ai 75 anni, sconta l'ergastolo per "sabotaggio contro-rivoluzionario". E' stato arrestato a Pechino nel giugno 1989 e accusato di "propaganda contro-rivoluzionaria" e "danneggiamento di proprietà". Tuttavia, dopo due anni e mezzo - al momento della sua condanna - i capi di imputazione erano stati cambiati. Le autorità non hanno diffuso alcuna spiegazione o informazione sul suo processo.
Yao Guisheng sconta una condanna a 15 anni di prigione nella provincia di Hunan. E' stato accusato di "sciacallaggio" ma - secondo fonti non ufficiali - è stato arrestato nel 1989 poichè, insieme ad altre persone, ha aiutato i leaders della Federazione Autonoma dei Lavoratori (un sindacato indipendente creato nel 1989) a fuggire dal paese dopo gli eventi del 4 giugno. Sembra che in prigione sia stato sistematicamente picchiato e costretto a rimanere incatenato; la sua salute mentale avrebbe risentito del trattamento subito.

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