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Data: 08/09/1998 - Ora: 09:45
Categoria:
Politica
In base al Protocollo di
Montreal, tutti i nuovi Cfc sono stati messi al bando nei paesi
industrializzati. Tuttavia, milioni di frigoriferi ed altri
impianti che usavano i Cfc sono ancora in servizio in questi
paesi.
Più fattori sembrano favorire il commercio illegale di Cfc. I
prodotti di sostituzione esistono ma spesso sono più cari, spiega
l'Unep. I Cfc riciclati, che possono essere usati ad alcune
condizioni, sono difficili da distinguere dai nuovi. Inoltre,
mentre il consumo di Cfc è in generale vietato nei paesi
industrializzati, questi possono ancora produrne per alcuni usi
essenziali e per i paesi in via di sviluppo (Pvs).
Infine, negli Stati Uniti, c'è una forte tassa su Cfc il
cui prezzo è alto. Di conseguenza - afferma l'Unep - alcuni
commercianti vendono illegalmente ogni anno qualcosa come trentamila
tonnellate di nuovi Cfc nei paesi industrializzati, spacciandoli
per sostanze riciclate o per esportazioni ai pvs.
Un sistema di licenza per il commercio di Cfc è stato reso
obbligatorio, ma il traffico illegale di clorofuorocarburi è solo
una delle numerose sfide da affrontare per una piena applicazione
del Protocollo di Montreal del 1987.
Molti passi sono già stati compiuti: ''nel 1986 - ha ricordato
Toepfer - il consumo di Cfc nei paesi industrializzati era di
circa 1 milione di tonnellate. Oggi, grazie al Protocollo, il
consumo in questi paesi è completamente cessato, fatta eccezione
per le circa quindicimila tonnellate il cui uso è permesso''.
Le prossime sfide riguardano tra l'altro i paesi in economia di
transizione, che registrano serie difficoltà nel rispetto dei
loro obblighi e i paesi in via di sviluppo (pvs), cui era stato
concesso un periodo di grazia e che dovranno adesso adeguarsi alle
norme ambientali internazionali per proteggere l'ozono. (FM)
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