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Ambiente/ Medicina democratica: "Una grave emergenza rifiuti in Puglia"

Data: 15/06/1998 - Ora: 09:40
Categoria: Politica

L'ambiente malato da tempo lo si sapeva già ma che alcune zone del nostro paese si trovano in un vero stato comatoso forse no. E' il caso della Puglia dove l'emergenza rifiuti è diventato il primo problema da fronteggiare.
A denunciarlo è Medicina democratica per il Sud che in un rapporto dettagliato rivela quanto le deficienze nel settore ambientale stiano provocando danni irreparabili. (MN)

EMERGENZA RIFIUTI IN PUGLIA

La proroga al 31 dicembre prossimo dello stato di emergenza rifiuti in Puglia deve essere una buona occasione per diffondere tra i cittadini la conoscenza del piano di emergenza predisposto dal Commissario Delegato in una materia con importanti ricadute sull'ambiente, sulla salute, sulle finanze pubbliche e sulle possibilità occupazionali. In questo notevole è il ruolo che possono svolgere gli organi di informazione.
A questo scopo la sezione pugliese di MEDICINA DEMOCRATICA ha richiesto al CENTRO PER LA SALUTE "G.A.MACCACARO" di Castellanza (VA) ed alla sezione lombarda di MEDICINA DEMOCRATICA, da anni impegnate nella lotta agli inceneritori, una valutazione del piano di emergenza pugliese.
Da tale valutazione emerge : il mancato avvio da parte degli enti locali delle raccolte differenziate e degli impianti di compostaggio previsti nel piano del 1993 a fronte di una produzione stimata di rifiuti urbani pari a 4.927 t/giorno prevede una raccolta differenziata (frazioni secche e frazioni organiche) pari al 36% (788 t/giorno), il trattamento meccanizzato dei rifiuti rimanenti (pari a 3143 t/giorno) da cui si originano da un lato 2515 t/giorno di frazione organica sporca (51%), da inviare in discarica in quanto non utilizzabile come compost per usi agronomici e, previo passaggio in ulteriori impianti di trattamento, di 628 t/giorno (12%) di RDF (Refuse Derived Fuel= Combustibile Derivato dai Rifiuti) da inviare all'incenerimento.(Tab. 1) A fronte di questa stima la previsione impiantistica presenta una potenzialità non congrua. Il dato evidente è lo scarto tra le potenzialità degli impianti di incenerimento (Foggia, Taranto, Bisceglie, Bari e Lecce) e la potenzialità impiantistica di RDF (3 volte superiore a quest'ultima), tanto più che il piano prevede l'invio di RDF nelle centrali termoelettriche ENEL di Bari e Brindisi, a "società operanti nel trasporto pubblico su rotaia elettrificata" (sic!), ai cementifici. Si evidenzia il proposito di inviare ulteriore frazione secca dei rifiuti, raccolte in maniera differenziata, all'incenerimento camuffato da recupero energetico presso impianti industriali. Per mantenere la potenzialità di incenerimento prevista bisognerebbe ridurre dal 36% al 12 % la quota di raccolta differenziata da inviare a riciclaggio, portando lo smaltimento per incenerimento al 30% e le forme di smaltimento complessivo (discariche ed incenerimento) all'80%. Ciò renderebbe necessario la sottrazione di 871 t/giorno dalle 995 di frazioni secche previste, cosa tecnicamente impossibile, in quanto, sulla base delle rese di intercettazione delle componenti combustibili degli RSU (plastiche 50%, carta 40%), sarebbe possibile raccogliere solo 640 t/giorno.
Ciò è in contrasto con l'ordinanza ministeriale che subordina la previsione degli impianti di incenerimento ai risultati conseguibili con gli altri interventi, in particolare con la raccolta differenziata.
Riguardo al "recupero energetico" dall'incenerimento, l'Istituto di Economia delle Fonti di Energia dell'Università Bocconi, fonte non sospettabile di estremismo ecologico, ipotizza un 4.62 % del fabbisogno nazionale di energia elettrica dai sistemi di raccolta differenziata, contro il 3.04% derivante dall'incenerimento del 92% dei RSU prodotti in Italia.
Il piano non cita neppure la necessità di discariche di tipo 2B per le scorie e di tipo 2C per le ceneri e le polveri dai sistemi di abbattimento dei fumi.
Il rendimento energetico per unità di peso del rifiuto iniziale diminuisce con i diversi processi di raffinazione , pertanto il recupero energetico dall'RDF è inferiore del 30% rispetto all'RSU tal quale, inoltre l'RDF ha dei costi di produzione che sono quelli del trattamento. Pertanto la produzione di RDF è una scelta anti-economica L'impiego del compost nero per sanare situazioni di degrado (cave, vecchie discariche) per mezzo di rifiuti ad alta compattazione, non mette al riparo dalla produzione di percolato che va ad inquinare il sottosuolo.
La previsione di raccolta differenziata rispetto alle altre Regioni presenta una elevata frazione organica. Della frazione organica domestica si prevede una intercettazione troppo bassa (20%). In Lombardia alcuni enti locali, con sistemi di raccolta "porta a porta" hanno raggiunto rese di intercettazione del 50% nell'arco di 2-3 anni e in alcuni comuni anche del 70%.(Tab. 3) Le previsioni contenute nel programma esplicitano un orientamento verso il cosiddetto "recupero energetico", mediante impianti di incenerimento di iniziativa pubblica, centrali termoelettriche, cementifici ed altri impianti industriali, vanificando i disposti del D.Lvo 22/97 e della Dir. CEE 62/94, e prevedendo che la gestione degli imballaggi rimanga accollata agli enti locali.
(FONTE: Medicina Democratica)

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