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Data: 15/10/1998 - Ora: 10:31
Categoria:
Politica
I ricercatori, diretti da Pietro Vernazza, dell'ospedale cantonale di St Gall, e da Joseph J. Eron,
dell'università del North Carolina, hanno studiato un campione di soggetti maschi appena
contagiati dall'Hiv a cui era stata somministrata immediatamente la terapia antiretrovirale. In
alcuni di essi, in cui erano state rilevate allarmanti resistenze alla cura, gli studiosi hanno
trovato ceppi virali differenti nello sperma e nel sangue. In due casi, inoltre, la resistenza agli
inibitori della proteasi, elemento centrale della terapia, era presente solo nel ceppo trovato nel
sangue, e non nell'altro. In un altro caso, invece, la resistenza riguardava l'Azt, ma si
sviluppava prima nei virus dello sperma e solo successivamente in quelli del sangue.
Secondo gli scienziati, questo dimostra che gli organi maschili della riproduzione e il flusso
sanguigno agiscono come "reparti" indipendenti, che vanno dunque affrontati separatamente,
dato che i farmaci li attaccano in modo diverso. In secondo luogo, è assai probabile che i virus
rilevati nello sperma non siano importati dal sangue, come si pensava fino ad ora, ma vengano
prodotti direttamente in loco. Gli esperti non sanno come faccia l'Hiv a riprodursi nei genitali, ma
sospettano che questo avvenga attaccando cellule diverse dai linfociti Cd4, che sono la preda
favorita del virus nel sangue.
Ricordando che i rapporti sessuali non protetti sono il veicolo principale di trasmissione
dell'Aids, Vernazza e Eron sottolineano che la concentrazione del virus nello sperma ha
un'influenza diretta sul rischio di contagio e che è indispensabile pensare a nuove tecniche
terapeutiche, in grado di distruggere sia i virus del sangue che quelli contenuti nello sperma. "Le
nostre osservazioni," scrivono, "possono avere conseguenze cruciali per i nuovi individui
contagiati e per la salute pubblica. Le terapie che sopprimono completamente l'Hiv-1 dal tratto
genitale devono diventare una priorità sanitaria".
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